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mercoledì, 30 Novembre 2022

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Il collezionista di motoseghe

di Federica Andretta – Italo Calvino affermava che “la collezione nasce dal bisogno di trasformare lo scorrere della propria esistenza in una serie di oggetti salvati dalla dispersione, o in una serie di righe scritte, cristallizzate, fuori dal flusso continuo dei pensieri”. Ma cosa significa collezionare? Secondo il filatelista Alberto Bolaffi, “collezionare è accumulare esperienze, guardare e raccogliere, conservare e comunicare”. Quando osserviamo la collezione di motoseghe d’epoca di Lorenzo Bondi, originario di Chiusi della Verna, ci accorgiamo di quanta magia avvolga tali oggetti e colui che le possiede; è come se il collezionista, usando le parole dello scrittore e critico letterario Marco Belpoliti, si muovesse “in una zona sospesa tra il visibile e l’invisibile, dal momento che la collezione è qualcosa che vive di vita propria, entità mossa da forze oscure e inconoscibili”.

Abbiamo così la percezione che il tempo si sia per un attimo fermato e che il passato non sia rimasto semplicemente una foto in bianco e nero, sbiadita dallo scorrere del tempo, ma si sia trasformata in una nuova immagine carica dei colori della modernità. Sebbene la tecnologia abbia soppiantato il vecchio per il nuovo, è rimasto ancora quel filo di nostalgia che lega i sentimentali al caos dei ricordi.

Lorenzo, com’è incominciata la passione per le motoseghe d’epoca? «Nacque nel lontano 1967 dopo che un mio amico mi portò a vedere un film d’avventura sulle foreste canadesi al cinema. La pellicola ritraeva dei tagliaboschi con in mano diverse motoseghe e guarda caso quell’anno mio padre ne aveva comprata proprio una usata, per cinquantamila lire, uguale a quelle utilizzate nel film. Si trattava di una McCulloch che successivamente mio padre vendette per acquistare un modello nuovo della Dolmar; visto il forte valore affettivo che quell’oggetto aveva per me decisi di ricomprarla tra gli anni ‘70 e ‘80. Il caso volle che riuscissi a ritrovare quella medesima McCulloch grazie anche ad un segno particolare inciso sulla marmitta che la contraddistingueva da tutte le altre. Lo stesso feci con la Dolmar.»

Che differenze ci sono nelle caratteristiche tecniche tra le motoseghe di ieri e di oggi? «Le motoseghe di una volta erano in alluminio e ferro e raggiungevano un peso di 20-30 kili (la McCulloch e la Dolmar di mio padre pesavano rispettivamente 14 e 10 kili). Al contrario, quelle odierne (come le Husqvarna) hanno un peso ben inferiore che si aggira attorno ai 6-7 kili. Rispetto al passato, infatti, le motoseghe moderne sono più leggere e maneggevoli, sono antivibranti e antiinfortunistiche e in più sono dotate di freno e provviste di un motore a doppio giro.»

Quante ne hai collezionate in tutto? «Ne ho in totale circa una cinquantina, di cui solo una decina funzionanti.»

Quali sono per te le motoseghe più significative? «Quelle italiane, come ad esempio la Landoni (di cui possiedo la versione datata 1955), l’Alpina, la Carpi e la SAS (Sega Anulare Santilli) che produceva motoseghe a disco a differenza di quelle tradizionali a lama. Tuttavia, la motosega a disco non ha riscosso un grande successo a causa appunto del disco orizzontale. Ad oggi esistono delle motoseghe munite di disco verticale denominate ‘troncatrici’ ma che sono impiegate più che altro nel settore edilizio.»

Quali sono per te le motoseghe più caratteristiche? «Le tedesche Stihl, poiché sono tra quelle più ricche di storia; infatti, il primo prototipo venne realizzato nel 1913. Per quanto riguarda invece il nostro Paese, le motoseghe sono giunte da noi solo nel dopoguerra grazie agli Americani con la McCulloh appunto. Possiedo anche una Remington e la Solo.»

Esponi le tue motoseghe? «La mia è una collezione privata non esposta al pubblico ma conservata, diciamo, alla ‘rinfusa’ e di cui solo una ventina riposta in vista sugli scaffali, mentre le altre sono conversate imballate o coperte con un telo. Però, siccome non ho uno spazio unico abbastanza grande per tenerle tutte insieme, ho deciso di far realizzare un album fotografico da poter sfogliare e tenere per ricordo.»

Come si presenta la raccolta? «Si va da immagini che mostrano in primo piano la singola motosega ad altre che mi ritraggono circondato da alcune di esse. Da notare che delle motoseghe più strane sono state realizzate foto da più angolazioni per visualizzare meglio ciascun dettaglio. Ho iniziato a prepararmi per questo servizio fotografico a giugno dello scorso anno, quando ho incominciato a pulirle e a catalogarle e ho terminato il tutto ad ottobre.»

Amplierai la tua collezione? «Sì. Mi piacerebbe avere una Dolmar a due operatori, una Garelli e una motosega ‘scoiattolo’, ma ad oggi non ho trovato nessun collezionista che vorrebbe fare degli scambi con me. Del resto anche io non ho intenzione di cedere o vendere nessuna delle mie motoseghe.»

Se qualche Ente o museo ti chiedesse di esporne qualcuna, tu accetteresti? «Me l’hanno chiesto ma ho risposto di no, perché ci vuole un posto adeguato dove esibirle data la loro delicatezza.»

Qualora qualcuno fosse interessato a donare o vendere al signor Lorenzo una sua vecchia motosega antecedente agli anni 70’ può contattare la redazione del giornale. Vogliamo concludere così il nostro servizio, con queste illuminanti parole dello scrittore Belpoliti: “Il vero collezionista è un bambino che ha appreso la difficile arte di abitare nelle cose che ha raccolto, senza fine”. Il collezionista. Esistono infiniti sostantivi per definirlo: cultore, appassionato o semplicemente un “raccoglitore della vita”!

(tratto da CASENTINO2000 | n. 279 | Febbraio 2017) Foto di Marco Agnoletti

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