di Melissa Frulloni – Il lockdown è stato difficile per tutti. Chi più, chi meno, ognuno di noi ha cercato di reagire, vivendo i giorni di chiusura tra ozio, creatività, yoga, attività sportive sui balconi, file per entrare ai supermercati… Ci siamo districati tra mille attività, smart working, serie su Netflix, cercando di sbarcare i mesi che ci avrebbero ricondotto alla tanto attesa e sperata fase2.
Ma c’è una categoria di persone che ha vissuto questo periodo dovendo far fronte a diversi problemi. Stiamo parlando dei genitori che, con le scuole chiuse e i nonni lontani e da tenere a distanza per il contenimento del virus, si sono ritrovati a lavorare tra le mura domestiche insieme ai loro bambini, a volte impazienti di uscire, altri insofferenti e apatici alla quarantena, altri ancora impauriti e ansiosi per il contagio che si diffondeva. La situazione è stata ancora più difficile per i genitori di bambini con disturbi psichici o handicap fisici che hanno visto chiudere non solo le scuole, ma anche le strutture e i centri di sostegno che da sempre li aiutano nella gestione dei piccoli con queste patologie.

Per capire quali sono stati i principali problemi che questi genitori si sono trovati ad affrontare durante l’emergenza Covid, abbiamo intervistato Caterina Cuccaro, mamma casentinese, impiegata in un istituto bancario della vallata, che ha due figli; uno di tre e l’altro di sei anni. Il primo frequenta il nido, il secondo l’ultimo anno di materna. Il bambino più piccolo di Caterina ha dei problemi nello sviluppo del linguaggio. Dai 18 mesi sta seguendo un percorso di sostegno per riuscire a superare queste sue difficoltà, un percorso che vedeva coinvolti assieme alle operatrici della scuola materna, personale tecnico specializzato in logopedia.
“Da febbraio si è tutto interrotto facendo ricadere tutte queste attività sulla sola famiglia con evidenti difficoltà non superabili con l’amorevole impegno di tutti coloro che in questi mesi mi hanno dato una mano. A quella età ogni settimana persa nel percorso evolutivo non è detto che possa essere recuperata e comportamenti regressivi si possono sempre manifestare.” Ci ha spiegato Caterina.
Caterina ha saputo della chiusura delle scuole dai telegiornali, ma già tra i genitori e soprattutto nelle chat di Whatsapp, giravano delle voci a riguardo. “E ora come facciamo?” È la prima cosa che ha pensato, mentre la preoccupazione prendeva il sopravvento… “Ho cercato, come credo la maggior parte delle mamme, di gestire la mia paura nel miglior modo possibile. Non è stato facile, lavorando sia mio marito che io, riuscire ad organizzarmi con i bambini. Ho cercato di districarmi in questa nuova situazione usufruendo dei permessi concessi dall’azienda e facendomi aiutare dai nonni che sono stati molto disponibili. Il mio obbiettivo era quello di ridefinire la routine dei miei bambini, limitando il più possibile gli effetti negativi che il lockdown avrebbe potuto avere su di loro.”

Come hai deciso di organizzare la giornata dei tuoi bambini?
«Ho imposto loro una nuova routine ancorata agli orari in cui dovevo assentarmi per il lavoro e solamente grazie ai nonni ho potuto gestire il tutto. Non sono però mancati, specialmente all’inizio del lockdown, momenti di difficoltà legati principalmente al bambino più grande che ha manifestato delle paure e insicurezze che prima non aveva. Ha percepito perfettamente il senso di preoccupazione e pericolo espresso in continuazione dai mezzi di comunicazione anche se in sua presenza abbiamo cercato di limitarne al massimo l’uso. Da quanto ho potuto capire dalle altre mamme un po’ tutti i bambini ancora oggi stanno manifestando insicurezze e paura. L’interruzione di ogni attività di relazione con i loro coetanei è stata un vero e proprio trauma. L’adattamento alle sole mura domestiche è stato difficile, ma una volta capito ciò che si poteva e ciò che non si poteva fare, diciamo che il tutto è stato più gestibile.»

Come si sono comportati in casa? Hanno avuto difficoltà a non uscire nella fase di lockdown?
«Certamente i bimbi hanno avuto delle difficolta rispetto all’improvvisa eliminazione di ogni rapporto con l’esterno. La mancanza della relazione con gli altri bambini si è certamente fatta sentire. La chiusura dell’asilo in termini di socializzazione, regole e comportamenti ha sicuramente rappresentato un grosso problema le cui conseguenze future non sono ora in grado di valutare. Per quanto ti possa organizzare, per quanto impegno tu ci metta, le giornate chiusi in casa sono lunghe! Per fortuna i nonni hanno un giardino per cui io sono una privilegiata. Ma nonostante questo i bambini stanno risentendo dell’interruzione delle relazioni sociali. Il bimbo più grande trova difficoltà a relazionarsi con i suoi amici di asilo anche attraverso lo smartphone.»

Hai avuto supporto da associazioni o enti del territorio per aiutarti a far superare al meglio questo periodo ai bambini?
«Al di là delle associazioni di genitori che hanno continuato a svolgere il loro meritorio lavoro di confronto, supporto e consiglio, per il resto tutti si sono unicamente concentrati sulla gestione delle dirompenti conseguenze sanitarie legate al diffondersi del virus ritualizzando l’annuncio serale sull’andamento del contagio con annessi annunci su modi e forme di distribuzione delle mascherine. Non dico che sia sbagliato, faccio solo presente che l’epidemia di coronavirus, seppure terribile, non ha sospeso o eliminato tutte le altre patologie e problematiche sociosanitarie preesistenti! L’aver chiuso, per esempio, tutte le attività di terapia individuale senza reali piani alternativi o compensativi penso che nel tempo avrà non poche ripercussioni su moltissime famiglie.»

Quali sono stati i problemi più grossi da superare?
«L’organizzazione della giornata dei bimbi da far conciliare con il lavoro e comunque la gestione dell’ansia che tutta questa situazione ti mette costantemente addosso. Inoltre sono molto preoccupata per questa estate; non tanto perché non ci potranno essere i campi estivi e simili, ma soprattutto perché ai bambini sarà ancora impedito di stare con altri bambini; difficilmente potranno giocare con i loro coetanei o essere liberi di fare una partita a calcio o giocare a nascondino.
Anche altre mamme mi raccontano che ci sono molti bambini che a casa hanno manifestato ansie, attacchi di panico, iperattività e paure. Tutte, me compresa, abbiamo paura del ritorno alla normalità perché nessuno di noi è in grado di immaginare quali potranno essere le reazioni dei bambini dopo tutto questo lungo periodo di isolamento. Quello che si sente dire sui modi e tempi anche della ripresa scolastica sicuramente non ci tranquillizza. Infatti sulla riapertura della scuola c’è ancora una grande confusione ed incertezza anche tra gli stessi operatori scolastici.
Tanti consulenti e task force ma nessuna certezza e settembre è dietro l’angolo. Il rischio di danni irreparabili ad intere generazioni di studenti sta divenendo sempre più concreto. Lo “smart working scolastico” mi sembra più un vuoto palliativo che una reale soluzione. Vorrei tanto sbagliare ma per ora sentiamo parecchie chiacchiere e vediamo pochi cantieri scolastici aperti!»

Le paure di Caterina, così come quelle delle altre mamme sono tutte comprensibili e non stupiscono neppure le ansie sviluppate da molti bambini in questa fase così difficile: “Il momento peggiore di tutta la quarantena è stato quando il bambino più grande, sconvolto da tutto quello che gli succedeva intorno, ha manifestato la paura di morire. Mi ricorderò per sempre il suo viso smarrito e terrorizzato: “Mamma non voglio morire. Perché i bambini vanno in cielo? Io non voglio andarci!” É stato difficile trovare i modi e le parole per rassicurarlo su di un tema così complesso che lui percepiva come una reale possibilità che lo riguardava. Ci sono voluti giorni per superare questo suo stato di ansia nonostante lo spegnimento di tutti quegli strumenti che in questi mesi hanno fatto sì informazione, ma anche tanto indistinto terrorismo a reti unificate.”

È davvero molto triste che un bambino di soli sei anni, manifesti una paura del genere; pensare alla morte, temere quel momento, sentirla come possibilità concreta e non lontana, lontanissima, quasi inesistente, come deve essere alla sua età, può darci un’idea di quanto i nostri bambini abbiamo sofferto nel periodo di lockdown. Lontani dai coetanei, circondati dall’incertezza, bombardati da immagini che richiamavano in continuazione morte e sofferenza (la sfilata di camion dell’esercito, carichi di bare, resterà sempre nell’immaginario di tutti noi…), hanno inevitabilmente proiettato tutte le cose negative sulla loro esistenza.

Speriamo che i contatti tra coetanei possano riprendere presto e che magari questa estate si trovi il modo di aprire i campi solari e ricreare momenti di condivisione, per far sì che quel periodo di isolamento rimanga solo un brutto ricordo. Ci auguriamo anche che riaprano al più presto i centri di sostegno per tutti i bambini che, come quello di Caterina, hanno bisogno di aiuto per poter risolvere importanti patologie.

Per fortuna, però, nonostante il periodo appena trascorso sia uno dei più tristi delle nostra storia recente, bambini e genitori hanno anche potuto vivere momenti felici e spensierati, avendo un po’ più di tempo a disposizione, come ci dice Caterina: “Momenti legati allo stare tutti insieme sul divano, magari a vedere per l’ennesima volta quei bei film di animazione di una volta della Disney…”

(tratto da CASENTINO2000 | n. 319 | Giugno 2020)