di Melissa Frulloni – La presenza del lupo in Casentino fa paura, soprattutto dopo una presunta aggressione ad un cane vicino a Strada. Ecco tutti i numeri del predatore nella vallata.

Nell’ultimo mese una notizia ha fatto il giro del Casentino e non solo. Si tratta della presenza del lupo nella nostra vallata e soprattutto di una presunta aggressione che l’animale avrebbe compiuto ai danni di un povero cane, un bellissimo incrocio di Border Collie che è stato aggredito di notte proprio davanti casa, a Castel San Niccolò, in località La Torre, un piccolo centro abitato ad appena 400 metri di altitudine e non situato nelle alte vette del Monte Falterona come si potrebbe immaginare.

La propretaria è venuta in redazione con una sua vicina di casa. Entrambe erano visibilmente scosse per quello che è successo a Briciola e ci hanno tenuto subito a precisare che con il loro intervento non vogliono mettere in discussione la presenza del lupo in Casentino, ma accertarsi sul fatto che “la cosa” che ha aggredito il cane venga presto trovata e si riesca a capire perché si è spinta tanto lontano dal bosco e vicino alle case per procacciarsi del cibo.

Le notizie sulla vicenda si sono rincorse per la vallata e hanno creato non poco scompiglio e paura tra la gente, ma per i propretari, che ci hanno raccontato l’accaduto, è davvero fondamentale capire chi ha ridotto così Briciola e quali pericoli corrono le persone e gli animali domestici che vivono in case più isolate o al confine con il bosco.

Come ci racconta la vicina di casa dei proprietari, questa non è la prima aggressione da parte di lupi che si verifica nella zona. Nel 2009, infatti, si erano avuti alcuni attacchi a un gregge di pecore. Dalla paura che il proprietario aveva di perdere qualche esemplare, sorvegliava sempre le pecore. Una sera c’era stato un forte temporale e lui era rimasto al campo con loro.

Finito l’acquazzone aveva visto tra la nebbia qualcosa avvicinarsi al branco, pietrificato aveva lasciato che quella cosa venisse verso di lui. Non ha dubbi di aver visto davanti a se un lupo. Ha urlato non appena lo ha riconosciuto ed è riuscito a metterlo in fuga.

Marco Mencucci, a capo del CTA-CFS del Parco, che detiene i dati più attuali sul lupo in Casentino e lavora direttamente da circa vent’anni al monitoraggio faunistico del nostro comprensorio, sostiene che “gli esemplari in difficoltà possono avvicinarsi alle case, più per disperazione che per scelta, forse sono in dispersione, forse sono stati scacciati dal branco perché vecchi o feriti ed hanno perso la loro posizione sociale nel gruppo e se in questo vagare trovano una risorsa facile da sfruttare, ne possono approfittare e ripetere lo stesso comportamento fino a che la risorsa continua ad essere facilmente disponibile e non sono disturbati. In questo ragionamento si può collocare anche una parte dei casi segnalati di attacco a cani domestici.”

Chi possiede un cane sa che Briciola era parte della famiglia e non è difficile immaginare il dolore che si può provare a vederlo in quelle condizioni.

È stato il proprietario a trovare, la mattina seguente all’aggressione, accanto ai vasi rotti e alla confusione in giardino, il cane riverso a terra, quasi completamente mangiato…

La notte prima c’erano stati dei rumori nella zona, guaiti e abbai, ma nessuno si poteva immaginare quello che stava succedendo a Briciola. Era la regola che il cane abbaiasse a cervi, cinghiali, istrici, ma evidentemente quella sera, c’era qualcosa altro che si aggirava nel giardino.

La mattina del 24 maggio i proprietari sono andati subito in Comune ad avvertire dell’accaduto, da lì sono stati informati anche la ASL, il Parco e il Corpo Forestale dello Stato. Il giorno successivo i veterinari si sono recati sul posto ed è stato redatto un verbale sull’accaduto. “Briciola era una protezione per la mia famiglia. Faceva il suo lavoro. Era un incrocio con un maremmano probabilmente e per questo faceva davvero la guardia alla nostra casa, proteggendola sia dagli animali che da possibili furti.” Ci ha raccontato la padrona.

Dopo l’accaduto la Forestale ha installato delle fototrappole intorno all’abitazione, ossia particolari tipi di telecamere utilizzate per catturare immagini e video di animali che difficilmente si fanno riprendere. Sono state posizionate nella speranza che “la cosa” che ha ucciso e mangiato Briciola tornasse dove già una volta aveva trovato del cibo. Le fototrappole vengono controllate una volta alla settimana, ma ad oggi non hanno registrato niente di anomalo, solo tantissime foto a tassi, cinghiali e istrici. Recentemente, però sono state trovate altre tracce intorno all’abitazione. L’impronta (nella foto accanto) che l’animale ha lasciato sul terreno è inconfondibile e non appartiene di certo ad un cane.

“La presenza del lupo in Casentino è monitorata da tempo, in particolare nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e nell’Alpe di Catenaia. Nel caso del Parco, il lupo è monitorato dal Corpo Forestale dello Stato che svolgendo la sorveglianza sull’area protetta, fornisce al Parco dati organizzati circa la presenza dell’animale dal 2001. Sull’Alpe di Catenaia e nel restante territorio del Casentino, ha operato nel tempo la Provincia di Arezzo con Il Dipartimento di Zoologia dell’Università di Sassari del Prof. Marco Apollonio.

In entrambi i casi si procede raccogliendo e conservando informazioni sulla presenza del lupo e si utilizzano genetica, wolf howling, ossia l’emissione di ululati di stimolo per ottenere una risposta da parte di lupi eventualmente presenti nell’area di studio, e fototrappolaggio.” Ci ha spiegato Mencucci che ci ha detto che attualmente si può parlare, per il Casentino, della presenza di circa 8 branchi stabili che occupano la fascia montana come zona principale di attività; un branco può variare da 2 a 8 esemplari in media.

In Casentino il numero dei branchi varia lentamente, in quanto un territorio deve consentire alimentazione, rifugio e scarso disturbo sufficienti nel tempo, affinché questo possa permanere, ha continuato Mencucci: “Si è osservato una tendenza all’incremento, del resto logica, in quanto il lupo è una specie in ripresa in tutta la penisola grazie all’abbondanza diffusa su tutto il territorio delle sue prede principali, cinghiali, caprioli, cervi, daini. È stato infatti l’incremento delle prede selvatiche il fattore che ha determinato in modo prevalente il ritorno del lupo in tutta l’Italia peninsulare ed in particolare è stata l’abbondanza dei cinghiali che ha consentito al lupo non solo di sopravvivere, ma di permanere e colonizzare nuovamente territori da cui era praticamente scomparso nel corso del 900’.”

Anche in Casentino, il lupo si muove sul territorio con il primo scopo di trovare le sue prede principali; se loro si spostano anche lui li segue. Inoltre, gli individui giovani (intorno ai 2 anni di età) tendono a lasciare il branco alla ricerca di nuovi territori ed in questa ricerca possono percorrere anche centinaia di chilometri.

La selezione per i lupi è durissima, solo pochi riescono a sopravvivere sfruttando le magre risorse presenti, anche mangiando i rifiuti, gli altri invece, deperiscono e muoiono di stenti e malattie, di incidenti e bocconi avvelenati.

Anche se le recenti aggressioni fanno pensare ad un avvicinamento del lupo alle zone abitate, il timore dell’uomo è uno degli elementi che ha consentito la sopravvivenza della specie. L’uomo è visto come un disturbo ed un pericolo.

“Ogni volta che il lupo è stato avvistato intorno alle case e l’uomo è uscito per scacciarlo, il lupo se n’è sempre andato via. Quindi il lupo non teme un piccolo cane che fa la guardia, ma teme l’uomo. È davvero importante limitare le possibilità di fargli ripetere un’esperienza positiva di predazione vicino ai centri abitati, quindi chi possiede dei cani in zone in cui si verificano possibili predazioni, è bene che eviti di lasciarli liberi all’aperto nelle ore notturne. L’assenza della risorsa è il primo deterrente.” Ha continuato Mencucci.

Il lupo vive nel nostro territorio da almeno 25/30 anni in modo stabile e fino ad oggi non è mai avvenuto alcun incidente con l’uomo. Pensiamo che nel Parco Nazionale, lupo e uomo condividono spesso gli stessi sentieri, che noi percorriamo inconsapevolmente, ma che invece il lupo si guarda bene di evitare.

“Non c’è la certezza assoluta che non si manifestino comportamenti di conflitto con l’uomo, il lupo come noi è un predatore, ma nemmeno gli si può attribuire ad ogni evento una valenza generale o una costante comportamentale, come nel caso degli attacchi ai cani.” Ci ha detto Mencucci che ci ha spiegato che altra cosa fondamentale è monitorare anche le prede del lupo in quanto dai loro movimenti e variazioni dipende il comportamento del predatore, il numero degli esemplari e le sue strategie adattative.

Non possiamo dire con certezza che Briciola sia stato ucciso da un lupo, da un branco di lupi o da un ibrido, un incrocio tra un cane e un lupo. La dinamica dell’incidente però farebbe pensare ad un animale selvatico, comunque feroce. Anche il modo in cui il cane è stato mangiato ricorda proprio il tipico comportamento del lupo con le sue prede. Infatti se il predatore non può portarsi dietro la carcassa perché troppo grossa e pesante mangia prima le interiora per evitare che si decomponga troppo in fretta e poi, qualche giorno dopo torna a finirla. Paradossalmente, infatti, se i proprietari avessero lasciato il cane nel giardino per qualche altro giorno sarebbero probabilmente riusciti a vedere che cosa lo aveva ucciso. Se era un lupo sarebbe tornato a finire la sua preda.

Quello che chiedono i proprietari è soprattutto una spiegazione. Portando alla luce questa storia, infatti, vorrebbero che le istituzioni indagassero più a fondo. Vorrebbero che si potesse fare qualcosa per limitare al minimo aggressioni come questa.

Non vogliono di certo lo sterminio dei lupi, chiedono solo di poter essere liberi di lasciare fuori casa il proprio animale domestico senza aver paura di ritrovarlo la mattina morto e per di più mangiato.

Vorrebbero che i lupi vivessero nel loro ambiente, il bosco, e che si riuscisse a non farli arrivare nei giardini delle abitazioni e nei paesi. La questione è molto complessa e va ben oltre il caso di Briciola proprio perché allarga la discussione al nostro rapporto con gli animali selvatici, con la foresta, al rispetto della natura e degli animali, a quali sono i nostri confini e i loro…

Un appello però i proprietari si sentono di lanciarlo: “Diciamo a chiunque viva ai confini del bosco o in case più isolate di tenere, almeno di notte, al sicuro il proprio cane. Anche se non sappiamo cosa ha ridotto così Briciola è meglio prevenire che curare.” Anche Mencucci dà questo consiglio ai proprietari di cani, anche perché, come detto, “l’assenza della risorsa è il primo deterrente”, quindi se il lupo non trova una preda facile introno alle nostre case difficilmente scenderà fino a valle.

Resta sullo sfondo una domanda: come si potrebbero coniugare il rispetto e la preservazione di questi animali con la sicurezza delle persone che vivono ai confini delle nostre foreste?

Forse per risolvere questo problema ci vorrebbe una bacchetta magica… Infatti come possiamo stabilire quali sono i confini che il lupo o gli animali del bosco devono rispettare? Sono loro ad invadere il nostro territorio o siamo noi che costruiamo e tracciamo confini anche là dove regna la libertà di un mondo selvaggio e incontaminato?

I dubbi sono molti e con questo articolo non avevamo la pretesa di trovargli una risposta. Alcune cose però, almeno dal nostro punto di vista, sono chiare. I lupi si avvicinano all’uomo “più per disperazione che per scelta”, ci temono e se arrivano fino alle nostre case è perché si allontanano dal branco per qualche motivo. Difficilmente cercano il contatto con l’uomo e se lo fanno è per rispondere al loro istinto di sopravvivenza.

In questo senso, infatti, solo l’uomo sarebbe capace di spingersi oltre i suoi confini, (come ha sempre fatto nella storia!) solo per la bramosia di conquistare e distruggere. La cattiveria, infatti, non fa parte dell’istinto animale e (per quanto ne sappiamo) nemmeno del lupo.

© (tratto da CASENTINO2000 | n. 272 | Luglio 2016)

Nelle foto: Lupo. Foto scattata al crepuscolo da Francesco Lemma con una fototrappola collegata ad una Reflex a San Paolo in Alpe nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e Briciola prima e dopo l’aggressione (ATTENZIONE le foto possono possono urtare la sensibilità di chi le guarda)