Non se ne farà più nulla. Sicuramente almeno per ora. Stiamo parlando dei referendum sulla fusione tra Bibbiena, Chiusi, Ortignano et altri. La lettera del Governatore Rossi a Giani, che abbiamo pubblicato ieri in anteprima, mette la pietra tombale sui sogni di fusione e unione di una parte dei casentinesi. Appare alquanto singolare che Rossi abbia aspettato alla fine della corsa per esternare i suoi dubbi e fermare tutto. La sua lettera è infatti datata 31 maggio, il termine di indizione dei referendum era il 3 giugno…

Finora abbiamo scherzato quindi e non riusciamo a capire cosa abbia inteso la Commissione apposita, formata da esperti, se, come dice il Governatore: “… la l.r. 62/2007 richiede un quesito strutturato in forma binaria [SI / NO], dato che il Titolo V che ha ad oggetto i referendum consultivi per l’istituzione di nuovi comuni richiama (precisamente all’art. 63) l’applicazione del Titolo III dove, all’art. 25, è imposta la formulazione in tale senso del quesito referendario. Suggerisce, del resto, la medesima conclusione il richiamo operato dalla medesima l.r. 62/2007 (art. 38) alla legge statale sui referendum n. 352/1970 “per tutte le operazioni elettorali non previste dalla presente legge” ed il cui art. 16 prevede la formulazione del quesito nella forma SI / NO.” Perché allora siamo andati verso un referendum a tre risposte (la famosa “tripla” che già avevamo segnalato)? Perché i dubbi di Rossi non sono venuti fuori prima e, soprattutto, non sono venuti a qualche altro politico regionale?

Il Governatore sottolinea anche un altro aspetto (anche questo più volte trattato da noi) sul fatto che il quesito a tre risposte avrebbe potuto produrre una: “maggioranza relativa, per cui si acuiscono i problemi di interpretazione del voto e vengono meno le basi di legittimazione su cui fondare le successive deliberazioni del Consiglio regionale”. Con i tre quesiti la scelta di fondersi o no, potrebbe essere decisa da un pugno di voti, ma e soprattutto, cosa che non può avvenire se un referendum chiede o un SI o un NO, cioè con solo due risposte, non sarebbe la maggioranza assoluta dei votanti. In decisioni così importati che stabiliscono l’assetto futuro di un territorio, il minimo che ci si può aspettare è che almeno, anche se per pochi voti, ci sia una maggioranza assoluta e non una scelta fatta per tutti da una minoranza! E’ un po’ quello che accade nei comuni più piccoli dove, non essendoci il ballottaggio, può succedere che a governare sia il rappresentante di una minoranza. In Casentino ne abbiamo un illuminante esempio con il Sindaco Spendi-e-Spandi Caleri a Pratovecchio Stia, che non ha raggiunto nemmeno il 40% (sic!).

Comunque, tutto è quindi finito, per ora almeno. In attesa di sviluppi, ormai dopo il solleone, il Governatore Rossi forse farebbe bene a considerare di proporre lui, la Regione Toscana, un assetto amministrativo futuro per il Casentino, assumendone finalmente la responsabilità politica. Per ora possiamo solo registrare le tanti voci che si sentono in giro per Bibbiena, dove sono già in cantiere due liste per le prossime elezioni e addirittura c’è chi parla di quattro raggruppamenti. Anche qui, essendo il comune sotto i 15.000 abitanti, purtroppo, a governare dal 2019 potrebbe essere solo il 26% dei cittadini…