di Marco Roselli – L’orto, una scelta filosofica di vita che rifugge dal consumismo, basato unicamente sull’acquisto di oggetti pronti e confezionati, ma sconosciuti. Con l’orto l’uomo torna a essere “homo faber” e usa le sue mani, la sua intelligenza e il suo cuore, per ricostruire la macchina della propria vita.

Molto spesso consumiamo verdure già confezionate, magari già cotte e divise in porzioni, senza conoscerne la provenienza né i processi di lavorazione e conservazione.
Mentre in Italia vigono leggi severe sulle tecniche di produzione agricola, non abbiamo idea di quali norme e quali controlli vengano attuati in paesi lontani dal nostro.
Ciò nonostante le importazioni sono consentite e ci capita di sentire di prodotti provenienti da luoghi esotici offerti sul mercato – nonostante le spese di trasporto – a prezzi notevolmente inferiori a quelli dei produttori locali.
In questa logica basata sul prezzo, dimentichiamo che gli alimenti si distinguono per il loro contenuto di vitamine e minerali, cioè per il loro valore nutritivo. Per tale motivo non è infrequente riempire il carrello della spesa di masse vegetali più paragonabili al fieno, che a specie ortofrutticole di elevata qualità organolettica. A questo proposito giova ricordare, come esperienza comune, l’esempio della frutta estiva (pesche, albicocche, susine, ciliegie) acquistata e marcita in casa dopo un solo giorno; molti si chiedono e mi chiedono perché ciò avvenga.
In realtà si tratta di ortofrutticoli che vengono raccolti alla cosiddetta “maturazione commerciale” (ben diversa dalla maturazione di raccolta), così definita perché i prodotti devono sopportare molte manipolazioni, lunghi trasporti e, soprattutto, celle frigorifere. Le specie sopra citate, proprio per la loro natura costituzionale, non sopportano la frigo conservazione come le mele o le pere. Ecco allora che nel caso di quella frutta, anche un prezzo basso diviene esorbitante, perché siamo costretti a buttarla via.

Il rinascimento degli orti
I tempi che stiamo vivendo hanno messo in evidenza molti valori che prima del Coronavirus tenevamo ai margini dei nostri pensieri, oppure davamo per scontati, come se ogni bene o servizio dovesse essere garantito sempre e comunque. In questo periodo ci siamo resi conto che il cibo non lo fanno le macchine e le materie prime provengono dalla terra, che qualcuno deve coltivare, e che affidarsi alle importazioni mette a rischio la nostra sicurezza alimentare. Oltre a questi aspetti, la forzata permanenza a casa, ha reso necessario compiere attività pratiche che abbiamo scoperto essere assai salutari per la mente e di sicura soddisfazione. Chi ha la fortuna di abitare in mezzo ai campi ha dedicato del tempo all’orto in senso classico, ma c’è anche stato chi, abitando in ambiente urbano, si è ingegnato con gli ortaggi in vaso o in contenitori di fortuna, anche per insegnare ai più piccoli il concetto del riciclo delle risorse.

I bambini e l’orto
In questa epoca moderna invasa dai cellulari e dai tablet, che calamitano l’attenzione dei ragazzi per gran parte del loro tempo, l’orto ha rappresentato per tanti la più interessante delle scoperte. Aprire le bustine colorate con i semi, sporcarsi le mani con il terriccio, seminare e veder germinare una minuscola piantina, annaffiare, zappare – in questo periodo di quarantene – sono state operazioni ricche di fascino, che tanti bambini non avevano mai compiuto. La natura che ci ha creato non lo ha fatto per relegarci di fronte a uno schermo, ma per muoverci e procurarci il cibo; ecco perché, probabilmente, i più piccoli reagiscono con interesse a queste attività.

Microsoft Word - Il rinascimento degli orti.docx

Il pianeta ortive
Le piante da orto sono numerose e moltissime le varietà che nel corso del tempo sono state realizzate per un migliore adattamento all’ambiente, oppure per una maggiore resistenza alle malattie. In questa sede ci limiteremo a dare una classificazione delle piante orticole in funzione della parte di pianta utilizzata:
– ortaggi da RADICE: Carota, Ravanello, Cavolo rapa, Sedano rapa
– ortaggi da TUBERO: Patata
– ortaggi da BULBO: Cipolla, Scalogno, Aglio
– ortaggi da FUSTO/GERMOGLIO: Sedano, Porro, Asparago (turione)
– ortaggi da GEMMA: Cavolino di Bruxelles
– ortaggi da FOGLIA: Insalate, Spinacio, Bieta
– ortaggi da FIORE: Cavolfiore, Cavolo broccolo, Carciofo, Cima di rapa
– ortaggi da SEME: Fagiolo, Pisello, Fava, Lenticchia
– ortaggi a da FRUTTO: Pomodoro, Melanzana, Peperone, Cetriolo, Zucchino, Zucca, Melone, Cocomero

Questa classificazione può sembrare una banalità nota a tutti, ma lo diviene meno se andiamo a definire quelle che sono alcune pratiche agricole considerate fondamentali nell’orticoltura familiare: parliamo della rotazione e della consociazione.

Rotazione o avvicendamento delle colture
Il principio di non ripetere la stessa coltura sul medesimo appezzamento è uno dei cardini dell’orticoltura biologica, poiché è tra gli strumenti più efficaci per equilibrare l’agro-ecosistema.
Questa pratica era nota fin dall’antichità e permette di migliorare sia la quantità che la qualità delle coltivazioni; in sostanza si ottengono i seguenti risultati:
– conservazione e miglioramento della fertilità del terreno;
– prevenzione da malattie e parassiti;
– limitazione della crescita delle infestanti.
In orticoltura le tecniche sussidiarie ad una corretta rotazione sono molte se si vogliono ottenere risultati duraturi e in questa breve trattazione non possono essere spiegate tutte, pertanto rimandiamo ad articoli successivi.

Microsoft Word - Il rinascimento degli orti.docx

Consociazione
Consociare le piante in orticoltura significa mettere vicine specie diverse in modo che le une siano di aiuto alle altre; in questo senso parliamo di consociazioni favorevoli e consociazioni sfavorevoli.
Anche la tecnica della consociazione scaturisce dalle innumerevoli osservazioni che l’uomo ha fatto nel corso di secoli al fine di migliorare la produttività.
Come accennato esistono consociazioni tra piante che si migliorano a vicenda e viceversa.
I benefici della consociazione possono derivare da:
– emissione di essudati radicali stimolanti: es. tra sedano e pomodoro;
– fissazione dell’azoto da parte di leguminose;
– produzione di sostanze repellenti per certi parassiti (es. la carota allontana la mosca della cipolla, Hylemia antiqua, mentre la cipolla tiene lontana la mosca della carota, Psilla rosea);
– protezione da avversità climatiche esercitata da una coltura su un’altra (es. il cetriolo in verticale può ombreggiare il pomodoro, proteggendolo dalle scottature dei frutti).

Senza addentrarci negli innumerevoli aspetti di questa pratica offriamo, in questa sede, alcuni esempi di consociazioni favorevoli:
– Cipolla e carota: reciproco vantaggio nella difesa dagli insetti nocivi. Le due specie si seminano a file alterne, distanti 20 cm, oppure la cipolla si semina ai bordi e la carota al centro.
– Porro e carota: come sopra.
– Patata e spinacio: gli essudati radicali dello spinacio stimolano la crescita della patata. Lo spinacio va seminato al centro del campo e sui bordi esterni.
– Fagiolo rampicante/pisello e lattuga: consociazione vantaggiosa per l’azoto dato dalla leguminosa, che va piantata al centro del campo.
– Cipolla e lattuga invernale: escreti radicali stimolanti; piantare a file alterne.
– Ravanello e carota: si ha il vantaggio di utilizzare il terreno a diverse profondità; si pianta a file alterne distanti 30-35 cm.

Favorire la biodiversità e gli insetti utili
La presenza di spazi naturali (alberature, siepi, fasce di terreno e fossi inerbiti, aree boscate) ha un ruolo fondamentale per la conservazione della biodiversità e l’incremento delle potenzialità della lotta naturale a patogeni e parassiti. Gli sfalci delle specie erbacee spontanee o appositamente seminate, devono essere fatti tenendo conto del ciclo biologico degli insetti utili.
In generale, vanno evitati i tagli in primavera-inizio estate e in autunno, periodi in cui si registra la massima presenza di entomofagi; in ogni caso, sarebbe opportuno adottare la tecnica dello “sfalcio alternato” che consiste nel mantenere delle fasce non tagliate.

Coltivare in contenitore
Negli ultimi anni la coltivazione in contenitore è diventata una pratica diffusissima soprattutto in città, dove gli spazi aperti disponibili per i privati sono limitatissimi.
Vasi con pomodori, lattughe, basilico e piante aromatiche si vedono spuntare un po’ ovunque in primavera e spesso soppiantano il classico geranio.
Anche in tempo di Covid, infatti, balconi e terrazzi stanno ospitando molte piante orticole riempiendoli di verde.
Vediamo cosa è possibile coltivare in vaso e come.
Ovviamente il vaso è una porzione limitata di spazio alla quale la pianta si deve adattare, sia per lo sviluppo radicale, confinato, che per quello aereo, che sarà proporzionato alla dimensione del vaso.
In linea di massima possiamo affermare che piante da orto con sviluppo verticale importante, come ad esempio il pomodoro e il cetriolo, hanno necessità di vasi profondi oltre che larghi, mentre per una lattuga può andare bene anche un vaso non troppo profondo dato il suo apparato radicale superficiale. Fabbisogni di spazio intermedi rispetto ai due casi sopra citati sono necessari per peperoncini e melanzane.
E’ ovvio che le piante con bulbi come le cipolle e l’aglio sono più difficoltose da realizzare in vaso.
Una annotazione può essere quella legata al materiale con cui è fatto il contenitore; volendo semplificare la trattazione possiamo descrive alcuni elementi circa i vasi in plastica e quelli in cotto.
All’interno del vaso in plastica nera si può avere una temperatura anche di 4°C superiore rispetto a quello in cotto; quest’ultimo aspetto può creare qualche problema metabolico alle piante, soprattutto in piena estate.
La plastica non ha capacità drenante (drena solo dal foro alla base) mentre il cotto si, pertanto la prima tipologia dovrà avere una maggiore percentuale di sabbia o perlite, proprio per evitare ristagni di acqua.
Nel caso del cotto, invece, si potrà usare più torba rispetto alla sabbia.

Microsoft Word - Il rinascimento degli orti.docx

Di seguito le composizioni, assolutamente indicative, del substrato per il vaso, a seconda della tipologia:
– vaso in plastica: 2/3 di torba e 1/3 di sabbia
– vaso in cotto: 1/3 di terra fertile da giardino + 1/3 di torba + 1/3 di sabbia o agriperlite.
Chiaramente le composizioni possono variare anche in funzione del tipo di pianta e altri fattori, come, ad esempio, l’esposizione.
Una ultima questione per questo articolo riguarda l’acqua di irrigazione. Nel caso delle coltivazioni in vaso, acque ricche di carbonato di calcio (acque dure) possono accumulare sali nel substrato fino ad impedire l’assorbimento di altri elementi vitali quali, ad esempio, il ferro. In queste situazioni somministrare l’elemento mancante può non bastare, perché si dovrebbe ricorrere al cambio di una buona parte del terriccio e all’utilizzazione di acqua piovana (la più pura da questo punto di vista). •••

Nel prossimo articolo: Come riconoscere gli insetti utili per l’orto e per il giardino e favorirne la presenza.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 319 | Giugno 2020)