di Francesco Benucci – Il termine “ritorno” è una di quelle “parole-forziere” che hanno la peculiarità di racchiudere uno scrigno di significati, intrecciando dinamiche, stimoli ed emozioni: riscoperta, viaggio, confronto, crescita, incontri, bilanci, considerazioni. Immergersi in questa fucina di aspetti e sensazioni acquista valore sia quando siamo noi, in prima persona, ad affrontare quanto sopra sia quando ci poniamo sulle spalle di chi, prendendoci metaforicamente per mano, ci fa camminare a ritroso sui binari della mente e del cuore, magari tramite un’opera letteraria. Se poi il libro in questione porta la parola suddetta anche nel titolo e la meta è rappresentata dalla nostra vallata, allora il percorso si fa ancora più interessante e segnante: è il caso di Ritorno in Casentino, pubblicazione recente, frutto della penna di don Fabrizio Vantini.
Originario di Chitignano, ordinato sacerdote il 3 luglio 2004, l’autore sopra menzionato ha dipanato il proprio iter attraverso tre direttrici principali, ovviamente collegate tra loro: quella ecclesiastica, che lo ha portato, tra le varie tappe, a essere, in passato, parroco di Soci e a essere nominato, nel dicembre 2023, Direttore della Caritas Diocesana di Arezzo; quella didattica, che lo vede insegnare IRC negli istituti superiori aretini; infine quella letteraria, che annovera, oltre all’uscita odierna, altre pubblicazioni, tra le quali La chiesa che cambia (2013) e (2014), senza tralasciare un lavorio costante, testimoniato sia dai progetti futuri (un ulteriore romanzo e una documentazione storica, risalente al dopoguerra e a prima del conflitto, consistente in interviste a vari preti, alcuni casentinesi, sulle tematiche connesse alla modernità) sia dal fatto che la genesi di Ritorno in Casentino affonda le sue radici tempo addietro: è infatti il 2017 quando le molteplici esperienze di conoscenza del territorio e della provincia si intersecano con quel legame, di vita e spirituale, persistente nonché resiliente, con la comunità valligiana, convergendo in un flusso creativo che giunge a conclusione a inizio 2021 e che, a causa di incarichi richiedenti la priorità, culmina adesso, qualche anno dopo, nella pubblicazione.
Residente ad Arezzo, don Fabrizio, per mezzo della scrittura, si riappropria di luoghi, del cuore e dello spirito, che in verità non ha mai perso ma, unendo i ricordi e le suggestioni di un ambiente profondamente vissuto, è come se conferisse alla realtà nostrana un volto memore del passato, agganciato al presente e proiettato verso il futuro; e questo volto viene proposto al lettore, senza lo spunto autobiografico ma animando i personaggi che popolano le pagine con una riflessione che diventa narrazione. Il romanzo si sviluppa perciò come una saga familiare che, attraverso le vicende del nucleo protagonista e le sue vicissitudini esistenziali, ci porta tra le pieghe della comunità casentinese, inserendo questo minuto angolo di globo, così caratteristico, in una prospettiva più ampia, incastonando la piccola storia nella grande storia, con eventi ed evoluzioni epocali comprese (in primis il periodo della pandemia che tanto ha inciso nella nostra percezione della realtà).

Se il libro precedente, Dal Casentino alle Ande, pur recando anch’esso nel titolo il nome della vallata, era una storia d’amore che rigenerava due persone dopo alcune dinamiche drammatiche e “odorava” più di mondo, invece quest’ultima fatica ha un sapore maggiormente nostrano, sebbene ci sia comunque tanto mondo dentro. Insomma, casentinesi sì, perché il territorio che si snoda lungo l’Arno non è solo una realtà geografica, è altresì un modo di vivere, di essere, che il romanzo, collegando alcune generazioni, tende a evidenziare, mettendo in luce un legame, un’affinità culturale che vive le sue difficoltà, le sue evoluzioni e involuzioni, ma che sopravvive sempre.
Tuttavia, al contempo, pagina dopo pagina, affiora giustappunto la dimensione cosmopolita, in funzione della quale si può vedere e ripensare il rapporto con la terra in oggetto: terra di emigrazione in passato e ancor oggi, pur in forma diversa, con tanto di spostamenti alla ricerca di opportunità soprattutto lavorative, terra che ha sviluppato un senso proprio di solidarietà e identità, oltre il campanilismo, oltre le differenze, destinate fatalmente a sfumare proprio di fronte alla dimensione globale che ci avviluppa.
Queste tematiche, ben presenti, nascono e vengono riportate nella narrazione esattamente in virtù di quel concetto di “ritorno” che implica un precedente allontanamento e che quindi, tramite uno sguardo distante, permette di mettere a fuoco peculiarità più difficili da distinguere se analizzate da dentro. Ecco pertanto la riscoperta, ecco i confronti, ecco le considerazioni, ecco altri aspetti che affiorano nel viaggio della lettura: si va da una resa ambientale che ci immerge nel Casentino rurale, agreste, quello, a “rischio estinzione”, delle frazioni, della natura da tutelare e degli animali che la popolano, al pullulare di personaggi sfaccettati, reali, genuinamente casentinesi, fallibili ma al contempo portatori, indipendentemente dall’età, del genio nostrano, ci si dibatte tra drammi esistenziali in senso lato, senza idealizzazione, mettendo in scena, piuttosto, la realtà con i suoi alti e bassi, i suoi anfratti e le sue aperture, e una dimensione spirituale, incorniciata in un quadro storico-descrittivo, locale e parimenti universale, poliedrica e mai univoca, rinnovabile e custode di aspetti da valorizzare, frammentata e criticabile.
Alla luce di quanto esposto non stupisce che il libro sia dedicato ai lettori, che suoni come un omaggio, in primis, al Casentino e che sia indirizzato a tutti ma, in particolare, alle persone “in ricerca”: e allora quel “ritorno” ci apre il forziere in cui il viaggio consente di vedere in un’ottica nuova gli approdi del passato, del presente e del futuro, i cantucci esteriori e interiori; e se per i casentinesi, con un chiaro messaggio in controtendenza, la lettura sarà portatrice di una riscoperta di radici e identità, modificate dal mondo circostante, ma ugualmente importanti e resistenti, per i non casentinesi, alla stessa maniera, si tratterà di tornare a confrontarsi con una realtà comunque intima e familiare, quella di un luogo primigenio, umano e spirituale, che ognuno porta dentro e di cui vale la pena innamorarsi: in entrambi i casi sarà un ritorno, stimolante, confortante e sempre vicino a certi pertugi del cuore e dell’anima.
Il libro sarà presentato ufficialmente sabato 20 dicembre alle ore 16 presso l’Oratorio Padre Cesare Mencattini di Soci. Dialogherà con l’Autore il giornalista di CASENTINO2000 Anselmo Fantoni


