I tempi sono prematuri per parlare di fusione, il Comune di Chiusi della Verna per adesso prosegue da solo nella sua azione politico/amministrativa, e valuterà nel corso della legislatura – iniziata da appena un anno – se eventuali proposte di fusione con altri Enti possono essere vantaggiose per Chiusi e la sua gente, ma solo in base a progetti seri e condivisi. Questo è il senso di una comunicazione in consiglio comunale fatta dal Sindaco di Chiusi Giampaolo Tellini nel corso dell’ultima assemblea consiliare del 22 giugno. “Una imminente ipotesi di fusione non era nel nostro programma elettorale – ha precisato Tellini – in base al quale gli elettori ci hanno premiato, e io intendo rispettare quel programma e il mandato ricevuto dalla gente”.
Sulle ipotesi di fusione di cui si parla, Tellini dice che “Al momento non ho ricevuto da comuni contermini nessuna proposta, se ne verranno nel corso della legislatura bisognerà esaminarle attentamente e capire bene molte cose”.
Per esempio?
“Per esempio come garantire i servizi nelle zone rurali e montane del nostro comune, cose fondamentali per la gente come la viabilità, in un Ente che ha l’ultima frazione a pochi km da Pieve S. Stefano e 102 kmq di superficie; e ancora che ne sarà delle nostre scuole, dei servizi in genere. Insomma bisogna valutare bene i pro e i contro, cosa per la quale serve il tempo necessario, senza inseguire chimere”.
Troppo vaghe insomma le prospettive attuali, sia quelle di legge sulla obbligatorietà delle fusioni stesse per i piccoli comuni, sia a maggior ragione quelle che riguardano le conseguenze della fusione. “Agire in modo responsabile significhi non affrettare certe scelte ma fare ogni verifica, dare informazioni corrette ai cittadini, e poi procedere consultando la gente, non minimizzando la cosa a un semplice affare economico di contributi regionali e statali, come mi sembra che si cerchi di fare”.

FUSIONI: “PROVE TECNICHE” PER ALTRI TRE COMUNI?
Prove tecniche di fusione anche per altri tre comuni della vallata? Potrebbe essere questo punto a venire trattato a breve negli ordini del giorno dei consigli comunali di Castel San Niccolò, Montemignaio e Poppi, sulla spinta di questa fase che potremmo definire di accelerazione istituzionale, nella quale ci si interroga su quale sia il miglior assetto di governance per il futuro del Casentino. L’argomento è stato riproposto anche durante una delle ultime sedute della giunta dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino, dove il presidente Paolo Agostini – Sindaco di Castel San Niccolò – nel sottolineare la propria uscita dal PD per confluire in una formazione civica “Insieme per il Casentino” con anche il Sindaco di Bibbiena Daniele Bernardini, ha preannunciato anche l’avvio di una raccolta di firme, come previsto dalla legge regionale, “Per portare entro poche settimane nei consigli comunali una proposta di referendum popolare per la fusione dei comuni di Castel San Niccolò, Poppi e Montemignaio”. Un primo colloquio avrebbe portato alla volontà di iniziare un’analisi dei vari aspetti gestionali propedeutici al percorso di fusione, per il quale comunque è necessario l’assenso dell’elettorato tramite appunto il referendum consultivo. “Entro la metà di luglio – prosegue Paolo Agostini – ho intenzione di portare questo argomento al consiglio comunale di Castel San Niccolò, e spero che anche gli altri sindaci facciano lo stesso nei loro comuni. Intanto inizieremo a raccogliere consensi e firme”. Nelle prossime settimane è lecito attendersi ulteriori iniziative, fino alla possibilità di informare i cittadini anche attraverso un eventuale consiglio comunale congiunto, una possibilità che per adesso è sullo sfondo ma che dati i tempi potrebbe anche presentarsi concretamente. La scadenza del 30 giugno 2016 per le fusioni spontanee non è poi così remota.