Chi, appassionato di storia locale, non ha desiderato conoscere dove si trova sepolto Pier Saccone Tarlati che tanto incise nelle vicende toscane del ‘300? Lui, acerrimo nemico dei fiorentini, li combatté alleandosi con i Visconti di Milano che acquartierarono truppe di cavalleria a Bibbiena, sotto il suo comando. Piero sostenne i milanesi con azioni di disturbo, facendo distogliere i fiorentini dalle battaglie, cavalcando sui loro territori, portando “guasto” alle loro terre e guadagnando molte prede. La sua era una guerriglia ed evitò, quasi sempre, di ingaggiare una battaglia vera e propria che forse non avrebbe potuto sostenere. L’ultima battaglia per lui fu quella vicino al castello di Montecchio, poco distante dal Corsalone, che perse all’età di 77 anni circa. Dicono le cronache del Villani che si salvò chiudendosi nello stesso castello grazie alla velocità del suo cavallo.

Come ci spiega lo storico casentinese Giorgio Innocenti Ghiaccini: “Prendendo in prestito la nota n° 10 di pag. 351 della Guida del Beni, aggiornata e rivista da Fiamma Domestici, si nota che il corpo di Pier Saccone Tarlati fu ritrovato e risepolto nuovamente nel 1712:” “Pier Saccone morì in Bibbiena nel febbraio del 1355. Da certi Ricordi di Angiolo Nuti di Bibbiena si rileva che nel 1712, essendosi nella Propositura di questo paese atterrata la cappella della Madonna delle Grazie, nel luogo ove ora è l’altare di San Ippolito, fu trovato fra la volta e la soffitta di detta cappella un cadavere vestito e armato militarmente, che fu creduto quello di Pier Saccone e che fu nuovamente sotterrato in una sepoltura in quella Chiesa (Statistica, ecc.)”

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Secondo Ghiaccini si può dedurre che il ritrovamento del cadavere fosse avvenuto tra il 1424 e il 1521 o 1525, allorquando la chiesa fu ruotata, portato l’altare maggiore sul lato nord (ex navata nord) dove si trova attualmente. In quel tempo fu anche allungato il braccio della pianta a croce dalla parte sud. L’ingrandimento della chiesa si rese necessario perché a Bibbiena la popolazione aumentava. “L’unico dato che ho sul numero degli abitanti è quello della visita pastorale del 15 giugno 1525 (la data potrebbe essere sbagliata e riferirsi al 1521) nella quale: “dictos cappellanos qui dixerunt dictum plebanum habere ad communionem animas 600 – I detti cappellani dissero che il detto plebano aveva a comunione 600 anime” (riferimento Pieri – Volpi, Visite Pastorali, Tomo II, pag. 32, Fiesole, 2008). Tutti, uomini e donne, allora facevano la comunione.” Ci spiega Ghiaccini.

Come abbiamo letto nella nota, “nel luogo dove ora è l’altare di S. Ippolito”, doveva esserci il distrutto altare o cappella dedicato alla Madonna delle Grazie (gli altari e le cappelle erano la stessa cosa). “Di questa cappella non abbiamo, per ora, altri ricordi se non quello scritto sopra e anche le visite pastorali non la menzionano. In queste, i visitatori Vescovi o Vicari, annotavano le dedicazioni di cappelle, lo stato in cui si trovavano, i loro redditi, nonché il nome del rettore e della famiglia che ne riscuoteva i proventi.” Continua Ghiaccini

Nel verbale della visita pastorale del 2 agosto 1424 del Vescovo Francesco da Montepulciano, non risultano ispezionate le cappelle o almeno non se ne fa menzione, quindi poteva benissimo esserci quella distrutta in occasione dei lavori di restauro e di ampliamento fatti successivamente. Il Vescovo invece nota che la pieve nell’edificio è: “Ruinosam et in duabus partibus discopertam – Rovinata e scoperta in due parti.” Invece in quella successiva, fatta dal Vicario per conto del Vescovo Cardinal Francesco Armellini il giorno 15 giugno 1525 (o 1521), le cappelle furono ispezionate, ma quella della Madonna delle Grazie non esisteva più. Questo conferma quanto scritto sopra e cioè: “Nella propositura di questo paese atterrata la cappella della…” e attesta la veridicità del contenuto della nota di Fiamma Domestici. Se è vero quanto scritto nella nota sulla cappella, perché non dovrebbe essere esatto anche quello che è scritto riguardo al cadavere armato e vestito militarmente e forse con qualche caratteristica fisica o simbolica che richiamava Pier Saccone?

Il cadavere sicuramente fu posto da qualche parte fintantoché nel 1712 fu risepolto definitivamente in un loculo, magari già esistente. Il Proposto lo volle porre nel pavimento, con una lapide sopra, come era l’uso antico. Comunque quel morto fu riseppellito da qualche parte nella chiesa e così sembra si completi la tranquillità del sonno eterno del corpo del Tarlati.

Qui sorge un fatto nuovo che nessuno conosceva e pare che sia la prosecuzione logica e conseguente della sua lunga ed agitata vita, come ci spiega Giorgio: “Ho potuto visitare, per motivi estranei alla storia di Bibbiena, gli archivi dei due Conventi di S. Maria del Sasso e, frugando tra le carte, mi è capitata tra le mani una lettera datata 12 maggio 1745. Fu spedita al “P˜ne ed Am˜. Car˜mo e stimati˜mo – Padrone ed Amico Carissimo e stimatisssimo” che probabilmente era il primo Proposto di Bibbiena Don Domenico Poltri. In questa lettera, venne riportato il testo trascritto della lapide per la nuova tomba di Pier Saccone Tarlati. La lapide, infatti, fu rifatta perché quella antica (1355) era andata distrutta e il Proposto voleva rinnovare la memoria di quel Signore molto importante per la storia di Bibbiena.”

Evidentemente Don Domenico Poltri conosceva il punto esatto della sepoltura perché nella lapide è scritto: Hic humato, ossia qui sepolto. Durante i lavori di restauro della Pieve di Bibbiena nel 2016 e del rifacimento del pavimento, non è venuta alla luce la sepoltura con la lapide scritta sopra, forse è coperta da un altro pavimento, precedente a quello restaurato, rifatto nei decenni successivi alla inumazione del 1712.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 273 | Agosto 2016)

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