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domenica, 3 Luglio 2022

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Il Teleriscaldamento? Una Telenovela…

di Francesco Meola – A distanza di anni dai primi articoli scritti al riguardo, ci troviamo costretti a tornare nuovamente su un tema che, mai come in questo caso, definire scottante appare alquanto appropriato. Stiamo parlando del teleriscaldamento di Cetica o almeno di quello che avrebbe dovuto essere e invece non è mai stato.
Ma andiamo con ordine e torniamo a quando tutto ha avuto inizio. Per farlo dobbiamo andare indietro nel tempo addirittura al 2005 quando, a seguito di un convegno sulle energie rinnovabili tenutosi nella sede della locale Pro-Loco, fu proposto un progetto sperimentale per realizzare nella frazione di Castel San Niccolò questo tipo di impianto. Dopo una serie di incontri a cui parteciparono diversi enti, tra cui la Comunità montana e il Comune, gli abitanti del luogo furono talmente persuasi della bontà del progetto che, non disponendo di metano, accolsero di buon grado questo tipo di soluzione.

Anzi, pur di non perdere quest’occasione, la gran parte della popolazione decise anche di farsi carico di parte dei costi di realizzazione delle parti interne alle proprie abitazioni, per un totale pro-capite, in alcuni casi, di circa 8.000 euro. Ma perché quest’esborso se si trattava di un’opera pubblica?

Perché un’installazione del genere comportava dei costi notevoli e nonostante i finanziamenti della Comunità Europea e di quella Montana, il Comune non sarebbe riuscito a coprire l’intero importo. Ma poco importava dal momento che, a conti fatti, il risparmio per le famiglie era tale che il sacrificio economico avrebbe portato a un risparmio sul lungo termine, o almeno così pensavano coloro che scelsero di aderire al progetto.

L’entusiasmo iniziale, infatti, si scontrò ben presto con la realtà e le innumerevoli problematiche di natura tecnica. In principio fu la caldaia principale a creare disagi, con l’impianto vittima di blocchi continui a causa della mancanza di sufficiente cippato. Un compito, quello del rifornimento della materia prima da bruciare, di competenza della Comunità Montana che, nel 2008, decise addirittura di tenere spento l’impianto durante la stagione estiva, lasciando così la popolazione priva dell’acqua calda. Da allora, probabilmente per questioni di natura economica, l’impianto venne attivato soltanto da ottobre ad aprile senza tuttavia aver mai garantito un completo funzionamento.

Per ovviare a queste problematiche, nel 2011 il Comune decise di gestire l’impianto almeno per un anno ma all’inizio del 2012 il sindaco tenne un incontro nel quale comunicava alla popolazione che i costi erano ancora troppo alti e che pertanto i fruitori avrebbero dovuto tassarsi ulteriormente, facendo venire meno
a quel punto qualsiasi beneficio di sorta.

Da allora per gli abitanti di Cetica è iniziato un susseguirsi di incontri istituzionali senza alcun riscontro concreto, salvo continue quanto infruttuose rassicurazioni. Anche i consiglieri di minoranza al comune di Castel San Niccolò e in Comunità Montana hanno provato nel tempo a ottenere delle risposte, puntando soprattutto a comprendere quali atti avessero regolato finora i rapporti fra i soggetti pubblici realizzatori e i privati utilizzatori, come avvenisse l’approvvigionamento di cippato, chi e quando lo pagava e quali fossero le spese di manutenzione.

Peccato però che nulla si sia smosso e, pur disponendo di un impianto di tutto rispetto, la popolazione è costretta ad arrangiarsi come meglio può, come ci racconta Sandro Boschi, uno degli ex utenti.

Come state ovviando alla mancanza del teleriscaldamento, sul quale avevate tanto puntato?
«L’ultima accensione risale ormai alla primavera del 2012, pertanto ci siamo in qualche modo rassegnati. Personalmente, dal momento che continuiamo a non essere una zona metanizzata, ho optato dapprima per un impianto a gasolio, poi per il pellet, visti i costi più accessibili. Ma naturalmente resta il rammarico per non avere potuto di usufruire di un servizio per il quale sia io, che tante altre persone, abbiamo sostenuto dei costi importanti».

Cosa vi è stato riferito dalle istituzioni quando il servizio fu interrotto?
«Ci fu obiettato che non vi fosse la convenienza economica nel far rimanere in funzione l’impianto. Il territorio di Cetica è vasto ed, evidentemente, ci si è resi conto abbastanza presto di come raggiungere tutti non sarebbe stato facile, tant’è vero che le abitazioni servite erano per lo più quelle poste entro i 600 metri dal casotto in cui era stata installata la caldaia. Probabilmente, in sede di progetto, non ci si era posti questa questione che, alla lunga, si è rivelata determinante per il fallimento dell’opera. Per mantenere in vita l’impianto avrebbero dovuto caricarci di ulteriori costi ma a quel punto non c’era più la convenienza neanche per noi».

Perché lei e gli altri cittadini danneggiati da questo disservizio, non avete provveduto a tutelarvi in sede legale?
«In realtà c’è stato un momento in cui avevamo valutato la possibilità di adire le vie legali ma poi abbiamo ritenuto più conveniente non caricarci di altre spese. Tra l’altro conosciamo i tempi che comportano cause del genere e, probabilmente, questo ha finito per il dissuadere ulteriormente la popolazione. Pensi che nella maggioranza dei casi si trattava di persone talmente anziane che nel frattempo, purtroppo, alcune sono decedute».

Ma è mai possibile che in tanti anni, nei quali si sono succeduti anche amministratori diversi, nessuno si sia mai posto il problema di trovare una soluzione?
«Non saprei dirle. L’unica cosa che mi ricordo è che ai tempi dell’amministrazione retta dal sindaco Paolo Agostini sembrava ci fosse l’intenzione di tornare sul tema ma poi il primo cittadino si ammalò e il suo vice, nonostante l’interessamento, non poté far ripartire l’impianto».

E l’attuale amministrazione?
«Non so se qualcuno di loro si stia adoperando in tal senso. Da ex utente mi auguro ancora si possa trovare una soluzione anche perché l’impianto esiste tuttora e presuppongo che, nonostante tutto, comporti comunque dei costi di manutenzione».

Per la cronaca il vice dell’allora Giunta Agostini corrisponde al nome dell’attuale sindaco, Antonio Fani che, interpellato nel merito, ci ha tenuto a chiarire il suo punto di vista.
«Come Comune, in questi anni abbiamo fatto il possibile perché l’impianto esistente potesse tornare ad avere una sua utilità. Così com’era non avrebbe potuto più funzionare ma purtroppo, dopo esserci consultati con chi di dovere, ci siamo dovuti arrendere dinanzi all’impossibilità di convertirlo in modo tale da fornire ugualmente un’alternativa alla mancanza del metano. Per questo ritengo che se ci sono delle responsabilità, di certo non vadano ricercate nell’operato della nostra amministrazione che anzi, finché ha potuto, ha cercato anche di gravare il meno possibile sulle tasche di coloro che ne fruivano. Tuttavia comprendo il disappunto di chi vede in quest’opera un dispendio eccesivo di risorse pubbliche e infatti, fosse dipeso da me, all’epoca avrei fatto scelte completamente diverse.

Probabilmente i tecnici non hanno preso nella giusta considerazione il rapporto costi-benefici del costruire un’opera del genere in quell’area; resta il fatto che ci troviamo oramai dinanzi a un’infrastruttura totalmente abbandonata e sinceramente non le so dire se gli enti preposti si stiano occupando ancora della sua manutenzione. Se a qualcuno può sembrare che da parte nostra non ci sia stata la dovuta considerazione del problema, vorrei fosse chiaro che, entro i limiti delle nostre competenze, abbiamo messo in atto tutte le azioni possibili perché il teleriscaldamento continuasse a svolgere la propria funzione.

Tutto questo, tra l’altro, nonostante la comunità di Castel San Niccolò e quindi anche di Cetica, in questi anni necessitasse di ben altre priorità. Ad ogni modo, laddove in futuro dovesse presentarsi la possibilità di garantire alla cittadinanza l’accesso a delle fonti energetiche alternative a quelle attuali, non ci tireremo indietro dal fornire loro il nostro contributo».

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