di Marcello Bartolini – Estate piena, alternanza tra grande caldo, temporali e rovesci anche questa stagione che volge al suo culmine finale. Noi appassionati della bici non abbiamo altra alternativa che arrampicarci sulle nostre montagne per poter pedalare al fresco evitando i pericoli di un traffico più sostenuto del solito, “grazie” anche ai numerosi cantieri presenti nel fondovalle. Per ovviare al problema stavolta un giro bello tosto che darà però grande soddisfazione.
Giro tosto dicevamo, a meno che non siate particolarmente bene allenati ed abbiate una buona resistenza in salita, consiglio di prendersela con calma, partire di prima mattina, programmare una bella pausa per mangiare e riposarsi in cima al Pratomagno godendo il fresco e il panorama, nel primo pomeriggio poi scendere con tutta calma a valle e rientrare. Il giro è piuttosto lungo, si parla di oltre 70 km e pure impegnativo con più di duemila metri di dislivello complessivo, ma vi assicuro che ne vale la pena; una volta in cima la fatica scomparirà in un attimo.
Partiamo da ponte d’Arno ed iniziamo subito percorrendo il tratto di ciclovia che va verso Stia, falsopiano a salire, giusto per scaldarsi un po’, arrivati a Stia si va verso Scarpaccia e da lì si sale sin quasi alla Consuma, salita regolare non pesantissima, temperature certo più miti che a valle.
Poco prima di arrivare al valico sulla sinistra si svolta per Montemignaio, una volta in paese, bivio sulla destra direzione Secchieta e si inizia il tratto di salita impegnativa. Arrivati a Secchieta le cose si fanno un po’ più semplici, la strada diventa un alternarsi di saliscendi dolci che ci portano prima a costeggiare le pale eoliche e, poco dopo, in prossimità del Pratomagno, superiamo il bivio che sulla destra porta in Valdarno. Dopo poche centinaia di metri su uno slargo troviamo un’area di sosta sulla sinistra ed una strada ciottolosa sulla destra, quest’ultima porta ad un’altra area di sosta ai piedi del Pratomagno, da qui si può raggiungere la vetta con la sua croce in ferro che sta lì a 1592 metri sin dal 1928, consiglio di lasciare la bici e farsi a piedi il breve tratto che vi separa dalla cima, infatti sul percorso potrebbero esserci animali al pascolo e magari si potrebbero spaventare vedendovi in bici, da considerare poi che il sentiero è abbastanza stretto e ci saranno sicuramente diverse persone che lo percorrono a piedi.

Ancora una volta lo sforzo verrà alleviato dal panorama che spazia tra Casentino e Valdarno oltre che dalla frescura, potete decidere di mangiare qualcosa al sacco in cima, oppure se proprio siete affamati, scendere sulla strada principale ed approfittare del ristorante che si trova lì vicino. Una volta ben riposati e rifocillati è il momento di tornare a valle, una strada asfaltata vi porterà rapidamente a Quota e da qui sempre in discesa si andrà in direzione di Poppi dove si svolterà a sinistra prendendo la SR70 in direzione Firenze, dopo pochi km eccoci al punto di partenza. Purtroppo, questo ultimo tratto abbastanza trafficato ancora non può essere evitato in quanto la Ciclovia dell’Arno è in fase di ultimazione e non può essere percorsa.
Giro faticoso che richiede molto tempo, da farsi con tutta la calma del mondo per apprezzare a fondo la bellezza del nostro territorio. Nonostante lunghi tratti in asfalto è necessario disporre di una Gravel o di una MTB, buona parte del percorso è costituita da sterrati.
Credo proprio che, dopo un giro così, una volta arrivati a casa avrete solo voglia di una bella doccia e tanto riposo, magari addormentandosi cullati dalle immagini di una splendida giornata immersi nella natura.


