di Giancarlo Zavagli – Area S.A.C.C.I del Corsalone: tra le carte abbiamo scoperto che ci sono i presupposti perché la storia abbia un lieto fine… Nella mitologia greca esistevano due dei, uno si chiamava Kronos e l’altro Kairos, il primo veniva rappresentato come un gigante mostruoso colto nell’atto di mangiare i suoi figli, essendogli stato predetto che uno di loro lo avrebbe detronizzato. Un dio che divora ciò che genera ed è incapace di familiarizzare suscita su tutti paura e angoscia.

L’altro, cioè Kairos era un dio buono e per gli antichi greci significava: momento opportuno, tempo propizio, momento giusto per fare qualcosa di buono. Un dio totalmente opposto all’esperienza brutale di Kronos ma anche molto meno famoso, quasi sconosciuto. Questi due personaggi mitologici possono essere assimilati alle due facce della politica. Noi, i cittadini siamo i figli adottivi. É lei che ci governa, fa le nostre leggi, che esegue le opere per noi, che ci nutre oppure ci affama, che ci fa vivere bene oppure male.

Il solito ritornello, vecchio come il cucco, ma vero, talmente vero che di continuo giudichiamo coloro che la esercitano in buoni o cattivi, in onesti o ladri, competenti o incompetenti facendo così rivivere attraverso lei le due divinità: Kronos e Kairos. I greci avevano scoperto molti segreti della nostra mente e di seguito i comportamenti nella vita sociale e politica degli umani. Eccoci qua anche questo mese a parlare di cose importanti da fare, del tempo propizio e del potere.

L’argomento è l’ex Area S.A.C.C.I del Corsalone, una vicenda che ormai trascende il tempo e della quale ancora non vediamo una soluzione. Possiamo affermare però, che indagando tra le carte abbiamo scoperto che potrebbero esistere dei buoni presupposti perché la storia abbia un lieto fine, è scritto nero su bianco nel Piano Strutturale del Comune di Bibbiena. Se apriamo la tavola C. 1.3 (Bibbiena Sud) riguardante quest’area, possiamo vedere che sono stati fatti passi risolutivi sulla destinazione definitiva del luogo e degli immobili che ancora ci sono, con soluzioni che potremo definire molto interessanti. La struttura della vecchia cementeria dovrebbe essere completamente demolita, successivamente nella parte di terreno che costeggia la ferrovia verrebbe costruita la nuova variante del Corsalone che toglierebbe completamente il traffico dal paese, dando anche ai proprietari dell’immobile la possibilità di lavorare a monte della strada per consegnare un volto adeguato a quell’area sinistrata. Da alcune indiscrezioni abbiamo saputo che con i soli materiali di risulta dalla demolizione della ex cementeria potrebbero essere costruiti tutti i rilevati del nuovo percorso.

Questa dovrebbe essere, a parte le indiscrezioni, la soluzione così come è disegnata ufficialmente nella tavola del Piano Strutturale di Bibbiena. Poi il caso ha voluto che nelle ricerche su questa variante abbiamo trovato anche una progettazione architettonica che la riguarda, a mio parere splendida, redatta dagli Architetti Mauro Alpini, Enrico Bertelli e dall’Ing. Massimo Morandi.

Il progetto descrive un’ipotesi di futuro assetto del territorio tra la cittadina e la strada che darebbe finalmente prestigio e giusta considerazione al Corsalone e al paesaggio casentinese circostante.

Per capire l’opera riporto uno stralcio di quanto abbiamo trovato scritto su questa ipotesi progettuale: “In questo progetto, Alpini si dimostra consapevole della ricchezza del paesaggio italiano, non solo come patrimonio da tutelare ma soprattutto come risorsa da riscoprire e progettare. Il grande complesso polifunzionale rappresenta un dialogo intenso con il paesaggio circostante, un cannocchiale sul territorio a cavallo fra Bibbiena e Chiusi della Verna. Il braccio di territorio in cui il progetto si sviluppa per circa un chilometro, è eterogeneamente complesso; da un lato la presenza del centro storico e delle colline che dolci si adagiano sul fondo valle, il fiume Arno che corre parallelo all’insediamento. L’idea è di accogliere la vibrazione che il territorio trasmette; l’insediamento che simula una ricostruzione logica della collina, si pone come continuità morfogenetica dell’intorno ambientale: una passeggiata verde corre tutto lungo il cannocchiale del paesaggio. L’insediamento, nel suo sviluppo ha una consistenza variabile; in prossimità della collina assume la sua massima potenza per disgregarsi in prossimità del centro storico, dove la forma diviene più geometrica e più sensibile alle mutazioni del paesaggio e soprattutto alla morfologia insediativa presente. Un grande dosso permeabile corre lungo la sponda del fiume e si contrappone per rigidezza formale alla sponda collegata alla rete stradale, dove la collina si espone e si mostra con tutta la sua sezione geologica. Di litologia si parla infine per i materiali che saranno impiegati, una pietra locale rivestirà tutta la parte prospiciente la collina, la metafora dello scavo è, infatti, leggibile per tutta la sua interezza; completamente vetrata risulterà la parte della città come pure gli edifici residenziali saranno in pietra e legno anch’essi con il tetto giardino.”

Tutto il progetto è consultabile sul web all’indirizzo internet: http://divisare.com/projects/196507-mauro-alpini-piano-di-recupero-ex-sacci-bibbiena-chiusi-della-verna-arezzo

Cose fantastiche che però attendono un passaggio politico fondamentale, cioè che la Regione Toscana inizi la sua parte dell’opera, finanziando ed appaltando in tempi brevi il progetto della variante. Ed è qui che purtroppo ritorna in maniera prepotente Kronos, perché è vero, in Casentino la politica regionale divora da tempo i suoi figli. Tutti i nostri servizi sono in perdita, l’ospedale di vallata ridotto ad un reparto di gerontoiatria, la variante di Santa Mama eternamente ferma, la strada di collegamento verso Firenze è la stessa del 1928 quando fu costruita, quella dei Mandrioli fu progettata dall’architetto Alcide Boschi e realizzata nel 1882 e da allora è la stessa. La strada de La Verna con un’operazione di maquillage cartellonistico, venne classificata “Strada Statale” con Decreto Ministeriale l’8 agosto 1958, ma esisteva così com’è da decenni.

Quante speranze abbiamo che la politica faccia delle azioni coraggiose e vantaggiose nei nostri riguardi?

“Si racconta che un anziano capo Cherokee narrasse ai ragazzi del suo villaggio la storia del lupo bianco e del lupo nero, (i due animali corrispondono ai dei greci Kairos e Kronos) e diceva, quello bianco è buono, protegge i suoi, fa le cose giuste al tempo e nel tempo giusto Ma c’è anche il lupo nero che è appariscente, arrabbiato, inconcludente, non si fida ed è sempre in cerca di nemici. Ambedue combattono, affermava il vecchio indiano.” Un ragazzo gli chiese: “Chi vincerà? “ L’anziano rispose: “Quello che nutri di più!”

In conclusione possiamo ragionevolmente affermare che se ci fossero stati i casentinesi al posto dei ragazzi del suo villaggio ad ascoltare il racconto del Capo Cherokee, lui probabilmente lo avrebbe concluso diversamente dicendo che da troppo tempo stiamo nutrendo di più il lupo nero.

(© rendering Mauro Alpini. Tratto da CASENTINO2000 | n. 271 | Giugno 2016)