di Melissa Frulloni – Si dice che per crescere un bambino serva un villaggio. E forse non c’è immagine più adatta per raccontare la storia della piccola Iris, prima bambina nata a Valagnesi dopo quasi mezzo secolo. Un borgo piccolissimo, con poche famiglie residenti e nessun servizio, che oggi torna simbolicamente a respirare nuova vita.
Sì sa, la nascita di una bambina (o di un bambino) per una famiglia è sempre un evento felice, ma in questo caso, quella nascita è diventa qualcosa di più! È una storia che parla di comunità e di quei borghi che, nonostante tutto, continuano a resistere.
La protagonista si chiama Iris, è nata lo scorso 31 marzo ed è figlia di Sarah Torelli e del suo compagno, che da meno di un anno vivono proprio a Valagnesi, minuscola frazione del comune di Pratovecchio Stia. Un piccolo nucleo medievale immerso nella quiete, dove i residenti stabili, durante l’inverno, si contano sulle dita di una mano, sono appena tre famiglie! Nessun servizio, nessun negozio, nessuna comodità nel senso moderno del termine, eppure proprio lì questa giovane coppia ha scelto di costruire casa e famiglia.
“Volevamo pace, spazio, natura. All’inizio la ricerca era partita soprattutto per trovare una casa più adatta a noi e ai nostri tre cani, che hanno bisogno di spazio e di un bel giardino. Poi è arrivata lei…” Ci racconta Sarah.
La piccola Iris porta con sé una storia speciale già nel nome. Per Sarah, infatti, non si tratta soltanto di un nome evocativo (Iris, nella mitologia greca, è la dea dell’arcobaleno), ma anche di un omaggio familiare profondo. La bambina prende infatti il nome dalla bisnonna di Sarah, Iris Versari, giovane partigiana morta a soli 22 anni durante la Resistenza.
Un richiamo che si intreccia perfettamente anche con il significato più intimo che questa nascita ha per la famiglia: Sarah definisce infatti Iris una “bambina arcobaleno”, arrivata dopo la dolorosa esperienza di un aborto spontaneo. Un nome che racchiude quindi memoria, rinascita e speranza e forse, in fondo, non poteva esserci simbolo più adatto per una bambina che, dopo 48 anni, ha riportato nuova vita in un piccolo borgo come Valagnesi.
Ma la vera notizia che vorremmo emergesse con questo articolo non è solo che a Valagnesi sia nata una bambina dopo quasi mezzo secolo, ma che ci siano ancora giovani che scelgono di vivere in luoghi come questo. In un tempo in cui lo spopolamento dei piccoli centri è un tema molto discusso in Casentino, vedere nuove famiglie che si trasferiscono in un borgo come questo assume un significato importante. Sarah e la sua famiglia non sono nemmeno gli unici; accanto a loro vive un’altra giovane coppia con un figlio piccolo… Segnali veramente preziosi per la nostra vallata.
Perché spesso si raccontano i borghi solo attraverso la nostalgia: i paesi che si svuotano, i servizi che chiudono, le case lasciate vuote, le scuole senza bambini. Purtroppo è tutto reale, ma esiste anche un’altra storia, fatta di persone che scelgono consapevolmente questi luoghi per ciò che possono offrire: silenzio, natura, relazioni umane più strette, una dimensione comunitaria che altrove si è persa, come ci dice Sarah: “Assolutamente non ci pesa questa sorta di “isolamento”, anzi cercavamo proprio questo!”
Una scelta che può sembrare controcorrente, soprattutto con una neonata e una figlia adolescente, ma che racconta forse anche un cambiamento culturale: il desiderio di rallentare, di trovare spazi diversi, di costruire famiglie in luoghi che non siano necessariamente i centri più comodi e serviti.
Valagnesi, in questo senso, diventa quasi una metafora del Casentino stesso: un territorio bellissimo, spesso fragile, che lotta con il problema dello spopolamento, ma che continua ad avere un enorme potenziale umano e ambientale.
La nascita di Iris, naturalmente, non cambierà da sola le sorti dei piccoli borghi, ma certe storie ricordano che, dietro i numeri e le statistiche, ci sono persone vere, scelte e a volte anche piccoli segnali di speranza.
Perché se dopo 48 anni in un borgo come Valagnesi torna a nascere una bambina, forse significa che certi luoghi non hanno ancora smesso di immaginare un futuro.



