di Mauro Meschini – Se andate a consultare il sito internet della “Casa del Pietro” leggete che si tratta di una società agricola e di un agriturismo sociale, poi, subito sotto due parole che valgono più di un intero programma: “coltiviamo solidarietà”.
I promotori del progetto sono una coppia di laureati in discipline scientifiche, amanti della natura, Serena Pancioni e Fabio Bindi, ma prima di tutto, come si legge ancora scorrendo le pagine del sito internet della loro fattoria, genitori di due figli speciali.
«Questa è la molla che ha fatto scattare in noi genitori il desiderio di avviare un progetto di questo tipo con la finalità di creare un luogo dove loro in futuro possano realizzarsi ed esprimere le loro capacità e trovare un’occupazione insieme a tutti coloro che vogliano avvicinarsi alla nostra realtà».
Già da queste prime informazioni si percepisce quanto l’esperienza e le motivazioni personali abbiano guidato e “coltivato” l’ideazione e la costruzione di questo progetto, favorendo la realizzazione di un luogo originale, accogliente, davvero aperto e a misura di tutti. Poi, la natura e gli animali, protagonisti anch’essi di questa realtà, contribuiscono a rendere tutto ancora più bello, rappresentando il valore aggiunto fondamentale e unico di questa preziosa iniziativa.
Abbiamo contattato Serena Pancioni per avere direttamente da lei altre notizie sulle attività della fattoria.
Perché è stato scelto questo nome per la fattoria e dove si trova la Casa del Pietro?
«La fattoria si trova in località Pieve San Giovanni Apia nel comune di Capolona. Il nome deriva dall’ultimo contadino che vi ha abitato, lo abbiamo utilizzato perché nei dintorni la proprietà è conosciuta da tutti come casa del Pietro e quindi abbiamo voluto mantenere questo legame con il passato e le tradizioni del luogo».
Approfondendo ancora di più le finalità del vostro progetto, chi sono le persone che vorreste coinvolgere nelle vostre attività, considerato che parlando di disagio si può fare riferimento a tante situazioni diverse…
«I destinatari del progetto sono giovani disabili (fisici e psichici) nella fascia di età compresa tra i 16 e 35 anni, che si trovano ad avere meno opportunità nel territorio, in quanto ormai fuori dal circuito scolastico e che possano trovare nella nostra fattoria una occupazione che possa portare in determinati casi ad un inserimento lavorativo nella nostra azienda o in aziende del territorio con cui vogliamo creare una rete. Il progetto è rivolto anche a giovani che vivono in condizioni di svantaggio sociale, con la medesima finalità di inserimento lavorativo».
Si realizza questo progetto in una fattoria, a contatto con gli animali e la natura, già questo è un elemento che caratterizza e accresce la qualità di quanto viene proposto?
«È ormai provato da numerosi studi che la natura e gli animali sono due elementi rigenerativi e rilassanti per tutti quei soggetti che in un modo o l’altro vivono condizioni di difficoltà e disagio. Prendersi cura degli animali e delle piante aumenta l’autostima personale, cosa importante per chi si trova, per varie motivazioni, ai margini della società».
Quali sono le attività che proponete e come vengono realizzate?
«Le attività sono quelle legate alla cura degli animali (galline, asini, poni), alla cura dell’orto, sia l’orto a terra che l’orto sollevato in cassoni, che permettono di svolgere più agilmente le attività stando in piedi o a sedere. Le attività comprendono anche la preparazione delle cassette di verdura per la vendita, la raccolta delle uova dal pollaio e il successivo confezionamento nelle bustine per la vendita. Vengono svolti poi laboratori con materiali naturali quali legno, erbe, foglie, sassi, restauro di vecchi attrezzi agricoli del tempo che fu ecc… Le attività si possono svolgere tutto l’anno grazie alla presenza di strutture coperte e riscaldate».
Come è possibile partecipare ai progetti della Casa del Pietro?
«È possibile prendere contatto direttamente con noi (tel. 3498165160 – e-mail: casadelpietrosoc.agricola@gmail.com – sito web: lacasadelpietro.it) o attraverso l’associazione culturale di volontariato Crescere di Subbiano che è partner del progetto».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 321 | Agosto 2020)