San Torello nacque nel 1202 a Poppi dove i suoi genitori si erano trasferiti. Apparteneva alla nobile ed antichissima famiglia romana dei Torelli stabilitasi in Romagna e un ramo della quale, nel XVII secolo, si è estinto addirittura in Polonia con il Re Stanislao Ciolek Poniatowki. Divenuto orfano di padre in tenera età, ebbe una giovinezza senza guida, dissipata e dedita ai piaceri mondani. Convertitosi in seguito ad un segno straordinario (udì cantare per tre volte un gallo che gli si era appoggiato sulla spalla), all’età di circa 20 anni vestì l’abito da eremita vallombrosano e, con il consenso dell’Abate Otto del Monastero di San Fedele a Poppi, si disfece del suo ingente patrimonio donando tutto ai poveri. In ciò imitò il comportamento del suo coevo San Francesco d’Assisi al quale gli storici lo hanno spesso associato, alimentando futili diatribe tra coloro che lo definivano Vallombrosano ed altri Francescano.
Lasciati il paese e le cattive compagnie, si ritirò in un luogo solitario chiamato Avellaneto (bosco di noccioli), che dista circa 1 km da Poppi, dove per sessanta anni visse una vita in penitenza ed in continua preghiera. Consumato dai patimenti, dalle sofferenze corporali per le privazioni a cui si sottoponeva e da quelle spirituali per la continua lotta contro le tentazioni diaboliche, morì il 16 marzo 1282 tra le braccia del discepolo Pietro, che ne scrisse la vita divenendo così il suo biografo ufficiale.
Il suo corpo, prelevato dall’Abate di S. Fedele, Don Andrea, che pare sia stato l’unico che, secondo tradizione, riuscì a sollevarlo da terra, fu sepolto nella Chiesa abbaziale di Poppi, dopo varie traslazioni interne, i suoi resti sono ora conservati in un’urna di vetro all’interno della cripta sottostante l’altare maggiore di detta Chiesa. All’eremita Torello sono legati molti fatti miracolosi avvenuti sia in vita che post-mortem, come testimoniato dal suo biografo, ma anche variamente documentato come risulta dai testi manoscritti conservati presso la Biblioteca Rilliana nel Castello dei Conti Guidi di Poppi oltre che, naturalmente, dalla narrazione orale perpetuata nei secoli. I miracoli riconosciuti riguardano essenzialmente la maternità e l’infanzia di cui ancora oggi è considerato protettore, poiché ……..ricorrevano a lui le donne in attesa del parto e le madri in pena per la salvezza dei loro figli. …. Infatti, ciò che rende Torello unico nel suo genere è la specifica peculiarità che, nell’iconografia, lo vede sempre raffigurato “benedicente accanto a donne in avanzato stato di gravidanza e/o con fanciulli attaccati da lupi famelici”.
I suddetti dipinti sono stati rinvenuti in tutta l’Italia centro-settentrionale oltre che nelle chiese e nei monasteri del Casentino a dimostrazione che Torello non merita di essere considerato un anonimo Santo locale, visto che il suo culto è stato diffuso ben oltre i confini territoriali del Casentino; infatti i dipinti, oltre che a Poppi, Arezzo e Vallombrosa, si trovano a: Firenze, Bagno a Ripoli, Roma (Santa Prassede), Forlì, Gualtieri (Reggio Emilia), Passignano, Coltibuono, Siena, Pordenone e numerose raffigurazioni a stampa sono presenti in varie biblioteche.
Dai documenti storici risulta inoltre che a Napoli dovrebbe trovarsi un dipinto commissionato da un nobile che riteneva di aver ricevuto una grazia dall’Eremita Torello cui si era rivolto, tramite un suo concittadino che all’epoca espletava la professione di medico a Poppi; purtroppo, nonostante le accurate ricerche svolte, del dipinto nessuna traccia; tuttavia si è portati a supporre che, almeno in passato, sia esistita in quella città una qualche forma di venerazione per il nostro Santo dal momento che nell’area napoletana risultano molto diffusi sia il nome Torello, che il cognome Torelli. Forse dovremmo chiedere “lumi” all’anima del casentinese (era di Stia) Marchese Bernardo Tanucci più volte Ministro della Real Casa Borbonica!!!
Inoltre, visto l’imparentamento dei Torelli con la Famiglia Reale, non sorprende che anche in Polonia esista il culto verso San Torello; il paese di Poppi ne è consapevole perché negli ultimi 15 anni in Badia S. Fedele hanno fatto visita per pregare nella cripta diverse personalità del mondo cattolico polacco: il Vescovo di Drohiczyn Mons. Antonio Pacifico Dydycz più volte ha reso onore con la sua presenza instaurando con i Confratelli della Compagnia di San Torello un rapporto di sincera amicizia ed inoltre, l’Ambasciatore di Polonia accreditato presso la Santa Sede, nel mese di maggio 2009 ha visitato la Badia di S. Fedele e la cripta accompagnato da una folta delegazione di prelati visibilmente commossi. Nonostante questi siano dati certi, la presenza di dipinti, però, non è stata ancora individuata.
Negli anni 1595-96 fu dato inizio a molte riforme in merito al culto dei Santi per eliminare i tanti abusi perpetrati al riguardo; uno di questi decreti papali colpì anche il culto del Beato Torello benché fosse antichissimo e già conclamato, ma il sommo Pontefice Clemente VIII, con indizione del 28 dicembre 1595, in accordo con il serenissimo Ferdinando de’ Medici III Granduca di Toscana, ripristinò lo status quo ante e le celebrazioni liturgiche connesse, ivi compreso il rito della benedizione dell’acqua ad onore del Santo e l’orazione per invocare la sua protezione sulle donne partorienti.
Torello è, quindi, Beato ma non Santo anche se dal clero e dal popolo è stato sempre chiamato indifferentemente nell’uno e nell’altro modo. A proposito della definitiva canonizzazione si ritiene plausibile il ricorso a speciali procedure semplificate dal momento che anche dalla documentazione del “Fondo Goretti Miniati”, presso la Biblioteca Storica del Comune di Poppi, è ben dimostrato il culto diffuso da tempo immemorabile; infatti, a titolo di esempio, possiamo citare una BREVE dell’11 febbraio 1608 con la quale il Papa Paolo V lo ha chiamato Santo e non Beato nel concedere le indulgenze…… “a tutti i fedeli cristiani di ambo i sessi che visiteranno la chiesa di San Fedele a Poppi dei monaci vallombrosani il giorno della festa di S. Torello solita celebrarsi il 16 marzo”…. Inoltre il pontefice Urbano VIII nel 1624 concesse le indulgenze a coloro che visitassero la Chiesina del Romitorio di San Torello (sorto subito dopo la sua morte costruendo diverse celle intorno alla chiesina, oggi di proprietà privata) ad Avellaneto e ciò avvenne all’epoca in cui abitava nel romitorio Fra Sisto, converso vallombrosano. Per il nostro Eremita la chiesa di riferimento è sempre stata l’Abbazia di San Fedele a Poppi (ed il suo Abate pro tempore), la cui costruzione risulta ultimata intorno l’anno 1200, anche se il definitivo trasferimento dei monaci e dell’Abate da Strumi avvenne successivamente.

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Nella foto di apertura, l’interno della Chiesa con il Busto reliquiario di San Torello. Sopra, Poppi, scorcio panoramico della Badia di S. Fedele. (foto di Alessandro Ferrini) 

Recentemente il Vescovo di Arezzo – Cortona e Sansepolcro, con proprio decreto del 15 marzo 2019 ha restituito alla Badia di S. Fedele la dignità di Parrocchia che aveva fin dall’antichità. Nel farlo ha tenuto in debito conto che qui si venerano le spoglie mortali del Santo, che è ritenuta la Chiesa maggiore di tutto il territorio, designata dai predetti sommi Pontefici come luogo principale di culto in cui lucrare le speciali indulgenze. È quindi auspicabile che ciò rappresenti un ulteriore stimolo per attivare, finalmente, la procedura per la definitiva canonizzazione. Come noto ai più, San Torello è Patrono di Poppi e di tutto il Casentino come ribadito nelle premesse dell’Atto Costitutivo della Venerabile Compagnia di San Torello che risale all’anno 1801 (in precedenza erano esistite altre Compagnie)….. “S. Torello concittadino protettore della nobil terra di Poppi e di tutta la Provincia del Casentino”…. come all’epoca era chiamata l’alta Valle dell’Arno. Inoltre l’elezione di San Torello a Patrono meno principale (compatrono) della città di Forlì fu confermata durante il papato di Benedetto XIV, nel 1756, a seguito di varie concessioni tra cui si autorizzava anche la festa del 16 marzo; ciò risulta pure dall’elenco ufficiale dei santi protettori della città pubblicato, da Monsignor Mercuriale Prati nobile forlivese già monaco vallombrosano che resse la Diocesi dal 25 giugno 1784 al 1806.
Il 16 marzo si onora il Santo Patrono principale di Poppi in Badia San Fedele con una Messa a lui dedicata, ma la festa solenne viene celebrata, ormai da moltissimi anni, la seconda Domenica dopo Pasqua; tale consuetudine è probabilmente legata al fatto che l’anniversario del 16 marzo cade sempre in periodo quaresimale, che mal si presta a simili cerimonie.
Nella detta occasione, presenti le Autorità religiose, civili e militari, viene effettuata la processione per le vie del centro storico con i Confratelli della Compagnia di San Torello che trasportano il seicentesco busto reliquiario in argento dorato, coadiuvati dai Confratelli della Misericordia e della Compagnia della Madonna del Morbo. In passato e fino agli anni 60/70 del secolo scorso, ossia prima del massiccio esodo dei Casentinesi verso Firenze, la festa di San Torello era molto sentita (fiorivano vari aneddoti tipo: le ragazze vanno alla festa di San Torello per trovare il marito bello!) ed era anche numerosa la partecipazione alla fiera del lunedì che attirava soprattutto gli operatori agricoli, perché c’era anche il mercato del bestiame; oggi è rimasta solo la fiera che si tiene a Ponte a Poppi in una Domenica non in concomitanza con la festa liturgica. Purtroppo, l’evoluzione della società ed il conseguente mutamento degli usi e dei costumi rendono oggi impensabile il ripetersi di simili realtà.
Tuttavia si ritiene ancora possibile, oltre che auspicabile, un’opera di sensibilizzazione, soprattutto tra i giovani, al fine di rivitalizzare il culto di San Torello almeno a partire dai paesi dell’Alto Casentino.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 306 | Maggio 2019)