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domenica, 26 Giugno 2022

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La cava a Capolona non si farà

da Regione Toscana – Le modifiche alla legge regionale 25 marzo 2015, n. 35 (Disposizioni in materia di cave. Modifiche alla l.r. 104/1995, l.r. 65/1997, l.r. 78/1998, l.r.10/2010 e l.r. 65/2014) si sono rese necessarie in seguito all’intervento della Corte Costituzione che (con la sentenza  n. 228 del 20 settembre 2016) ne ha dichiarato l’illegittimità, per la parte in cui qualifica la natura giuridica di beni estimati.

Ad aprire la commissione congiunta il presidente Baccelli che in sintesi ha spiegato alcune novità. Sulla durata delle autorizzazioni per le concessioni si provvede ad individuare nell’ente competente al rilascio dell’autorizzazione, ovvero il  comune, il soggetto deputato all’eventuale proroga che “passa da due a tre anni”. Sulle varianti all’autorizzazione si specificano i casi nei quali si procede con nuove nel caso in cui venga modificato l’assetto definitivo del sito, “si introduce – afferma Baccelli – l’estensione superiore all’1,5 per cento della superficie del sito estrattivo e abbiamo tolto il riferimento alle aree vincolate”. L’articolo 38 è stato modificato, in particolare si parla dell’impegno alla lavorazione di “almeno il 50 per cento del materiale da taglio (e non più estratto) nel sistema produttivo locale”. “E’un’innovazione –afferma Baccelli – volta al mantenimento della filiera”e“su proposta del presidente Anselmi è stato aggiunto un motivo di premialità per l’impegno allo sviluppo di un progetto di interesse generale per il territorio che attraverso nuovi investimenti sia in grado di generare un impatto positivo sull’occupazione, sull’ambiente e sulle infrastrutture”.
Sul contributo di estrazione si provvede in coerenza alle indicazioni della legge di bilancio a confermare l’importo dei crediti di natura non tributaria per i quali viene disposto il non accertamento o la cancellazione dal conto dei residui. Si prevedono, inoltre, disposizioni per la coltivazione di siti estrattivi in cui sono contigui beni appartenenti al patrimonio indisponibile del comune e beni appartenenti al privato. Il comune, al fine di garantire il razionale e sostenibile sfruttamento della risorsa, nel rispetto delle condizioni di sicurezza  sul lavoro, individua i siti estrattivi contigui o funzionalmente collegati che devono essere coltivati in maniera unitaria ed il procedimento che ne garantisce la coltivazione.

Centrale per la Lega, la questione relativa alle cave miste. Secondo quanto emerso in commissione, “sulle quelle a maggioranza privata si procede con affidamento diretto, per quelle a maggioranza pubblica si ricorre alla gara con previsione – ha dichiarato l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli – di una forma di indennizzo qualora vi fosse disaccordo (vincesse un altro soggetto, il privato proprietario di beni indisponibili non intenda procedere a coltivazione)”. Sul tema, l’emendamento proposto dalla capogruppo Elisa Montemagni e respinto, puntava a scongiurare la reintroduzione di una norma che è già stata oggetto di ricorso da parte della corte costituzionale, e cioè il tema dei beni estimati.

Per Giacomo Giannarelli (M5S) “la proposta di legge fa indubbiamente passi avanti perché porta norme in una giungla ma occorre una riflessione maggiore sulla definizione del lavorato, in particolare perché i cittadini sono molto positivi sul riuso di qualità. Sul cosiddetto informe, “servono maggiori chiarimenti”.

In chiusura di discussione a votazione sulla proposta di legge, il presidente Anselmi ha ribadito la ratio dell’intervento normativo: “Lo scopo del legislatore – ha detto – è quello di accertarsi che il 50 per cento della filiera si produca sul territorio. Il testo così com’era  precedentemente poteva indurre ad una filiera del 50 per cento anche con solo lo 0 per cento sui blocchi. Il rischio era che tutti i blocchi potessero essere lavorati altrove”. Il presidente ha ribadito i concetti cardine della norma: occupazione, ambiente e infrastrutture. “L’intensità occupazionale – ha precisato –che da sola non può bastare, ma deve essere accompagnata dalla qualità; l’ambiente che deve essere paradigma ineludibile dello sviluppo e infrastrutture per la messa in sicurezza e da considerare tra i criteri premiali per arrivare ai 25 anni”.

Le commissioni hanno espresso parere favorevole a maggioranza (contrari Movimento 5 stelle, Lega e Sì –Toscana sinistra) anche alla proposta di adozione del Piano Cave. Secondo quanto dichiarato dal presidente Baccelli, la disciplina “resta intatta”e tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni (Lega, M5s, Sì –Toscana a sinistra e Forza Italia) sono stati respinti. È passato invece con voto unanime l’emendamento proposto dalla vicepresidente del Consiglio Lucia De Robertis sull’atlante delle tavole di dettaglio per la definizione dei giacimenti (Allegato PR08). La modifica, sottoscritta peraltro da Fattori che l’ha definita “opportuna”, Giannarelli e Montemagni, elimina dalle carte il giacimento di Vignoli a Capolona. Lo stralcio è stato proposto per una serie di criticità riscontrate e portate all’attenzione dei commissari con specifiche osservazioni. In particolare quelle del comitato La Valle delle Piagge. La previsione localizzativa, si legge nella relazione di accompagnamento, non rispetterebbe aspetti geologici, morfologici, dell’uso del suolo e degli insediamenti abitativi,  della viabilità e delle realtà economico produttive.

In sede di discussione e di votazione degli emendamenti,Tommaso Fattori, capogruppo Sì –Toscana a sinistra ha sintetizzato il senso delle sue proposte: “l’intento era quello di introdurre standard etici e ambientali più stringenti”. La proposta di adozione, è stato chiarito, tiene conto delle osservazioni pervenute da Arpat. Quelle dei Comuni che non hanno trovato una corrispondenza in questo confronto, invece, saranno approfondite nella fase che intercorre tra l’adozione e l’approvazione.

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Il Piano in sintesi
È lo strumento di pianificazione territoriale con il quale la Regione persegue finalità di tutela, valorizzazione, utilizzazione dei materiali di cava in una prospettiva di sviluppo sostenibile e privilegiando il riuso dei materiali assimilabili. Il Piano definisce il quadro conoscitivo delle attività estrattive e delle risorse presenti sul territorio (vincoli, siti estrattivi, tipologia di materiali estratti, materiali riutilizzabili, andamento economico del settore, proiezioni di mercato). Produce la stima dei fabbisogni a scala regionale tenendo conto anche del riutilizzo sulla base delle previsioni del Piano Rifiuti, i comprensori estrattivi e gli obiettivi di produzione sostenibile, i giacimenti in cui possono essere localizzate le aree a destinazione estrattiva, i criteri ai fini della localizzazione da parte dei Comuni, i criteri per l’attività estrattiva in relazione alla tipologia di materiale e i criteri per il ripristino ambientale e funzione dei siti estrattivi.
Individua gli indirizzi per la valorizzazione dei materiali e per lo sviluppo del sostegno alle filiere produttive, per le attività estrattive con termini, per il recupero ambientale dei siti estrattivi dismessi, scenari e criteri per la coltivazione in galleria.

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