La nascita di una nuova associazione e la singolare crudezza della denominazione (Casentino Disabili) ci ha indotto a chiederne ragione a Giovanni Renda, il suo Presidente.

Signor Renda cos’è e cosa si propone questa nuova Associazione e perché una denominazione così “forte”? «L’associazione, costituita per iniziativa di alcuni genitori e parenti di persone disabili assistite dall’equipe che dirige il Centro occupazionale “L’isola che non c’è” di Bibbiena, si propone anzitutto di rappresentare unitariamente tutti i “ragazzi” (in realtà persone da 18 a 65 anni secondo le normative vigenti) che frequentano il Centro e le rispettive famiglie.»

Sappiamo che in Casentino operano altre Associazioni che rappresentano persone disabili e perciò le chiediamo perchè istituire un’altra associazione. «E’ vero che esistono in Casentino associazioni, senz’altro benemerite, che hanno a cuore il problema della disabilità e che rappresentano molti disabili e le loro famiglie, ma che proprio per la lunga militanza che le ha condotte a rapportarsi costantemente con istituzioni da tempo esistenti sul territorio, non sembravano al momento potersi integrare con la realtà innovativa dell’Isola che non c’è. Naturalmente saremo lieti di collaborare con le stesse non appena se ne manifestasse l’opportunità.»

Non ci ha risposto sul perché della denominazione. «La risposta è molto semplice. Ci confrontiamo con una realtà dolorosa, ma da sempre esistente e i fondatori hanno voluto riferirsi alla disabilità per quello che è, senza pietismi inutili e senza ricorrere a figure retoriche accattivanti. La disabilità è una brutta bestia con la quale bisogna convivere, consapevoli che il primo impegno che un’associazione come la nostra si deve proporre è quello di saper comunicare a tutti coloro che non vivono questo problema che la disabilità esiste come la diversità più diversa di tutte le diversità, ma che non deve spaventare o comunque indurre a tenerla a distanza.»

In Casentino ci siano state e ci siano iniziative di coinvolgimento di disabili, promosse a volte da Associazioni benefiche a volte dalla Scuola, a volte dal mondo dello spettacolo. «Assolutamente sì, penso all’iniziativa di Agnese con noi per dedicare alla disabilità una giornata di sport, alla Scuola di Teatro di Poppi che ha voluto inserire disabili nei propri spettacoli teatrali tenuti in vari teatri, dal Dovizi ad Arezzo e in altre città toscane.»

Allora la disabilità non è tenuta a distanza? «No, ma non sono queste le iniziative che misurano il rapporto di una comunità, come quella casentinese e ben s’intende non solo questa, con la disabilità. Tutte le iniziative sopra ricordate e molto altre ancora sono importanti e molto utili per l’integrazione di queste persone con il contesto sociale. Ma per quanto frequenti sono episodi sporadici, non rappresentano quello, forse anche più semplice da realizzare, e cioè un clima di accettazione della disabilità.»

Come pensa che si possa realizzare? «Anzitutto con una semplice presa di coscienza da parte di tutti, Istituzioni e singoli, sulla disabilità come una componente normale, anche se problematica, della realtà sociale di una qualunque Comunità, Casentino compreso. Perché ciò avvenga, nel nostro piccolo ci spenderemo in ogni possibile modo, contando su una risposta positiva che può essere rappresentata, per esempio, da un non voltare la testa dall’altra parte, da un sorriso o da una mano tesa per aiutarti a salire una scala.»

Si può dire allora che l’azione dell’Associazione si sostanzierà in una sorta di comunicazione diffusa, una specie di “promozione” della disabilità. «Sì, per l’Associazione è importante, ma non è certamente la nostra sola finalità. Naturalmente molto dipenderà dalle risorse umane ed economiche che riusciremo a mobilitare intorno al problema, ma come evidenziato nel nostro statuto, abbiamo l’ambizione di promuovere studi ed occasioni di confronto e di sostenere iniziative di inclusione e di realizzazione di strutture specifiche, riabilitative, terapeutiche, residenziali o semiresidenziali volte a migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità.»

In relazione a tali finalità come intendete rapportarvi con le Autorità preposte, Enti locali, Usl, Regione? «In una problematica come la disabilità il ruolo delle Istituzioni pubbliche è essenziale e insostituibile. La Costituzione e le leggi conseguenti affidano allo Stato e all’Ordinamento la tutela della salute ed un’associazione privata non può che proporsi di svolgere un ruolo sussidiario e di fiancheggiamento. Per quanto riguarda gli Enti locali, Comuni e USL ci proponiamo anzitutto di istituire un rapporto conoscitivo e poi, se ne avremo l’opportunità, di mettere disposizione la nostra esperienza diretta vissuta giorno per giorno che potrebbe risultare molto utile nella definizione e nella scelta di interventi che interessino la disabilità. Al riguardo un’importante occasione la offre il decreto interministeriale del 23 novembre u.s., cha dà attuazione alla Legge 112/2016 “Disposizioni in materia di assistenza in favore di persone con disabilità grave prive di sostegno familiare” (nota come legge “dopo di noi”), con innovative indicazioni sull’assistenza alla disabilità accentuandone il carattere di “familiarità” (basti pensare che le soluzioni residenziali dovranno offrire ospitalità a non più di 5 persone). Siamo consapevoli che il Casentino, abbia da tempo intrapreso una strada per un complessivo riordino dell’offerta sociosanitaria in armonia con le nuove linee guida regionali e che il nuovo assetto organizzativo, con l’istituzione dell’USL di area vasta Toscana Sud-Est e soprattutto con l’istituzione della Zona Distretto Arezzo-Casentino-Valtiberina offrirà motivo di riflessione su tutto quanto ci sarà da intraprendere in materia di messa in rete degli esistenti centri occupazionali e la realizzazione di centri residenziali.»

Queste innovazioni, a suo giudizio, con un accentramento dei livelli decisionali fuori dal Casentino non renderanno più problematica l’attuazione di questi interventi? «Non è certamente facile al momento dare una risposta, ma se consideriamo quanto non si è riusciti a fare in Casentino dopo anni di discussione e diatribe fra Comuni, sostanziale fallimento della Società della salute e immobilismo della Conferenza dei Sindaci (soltanto nello scorso novembre si è riusciti a definire la convenzione sanitaria), c’è da pensare che un nuovo interlocutore forte che sappia coordinare risorse e iniziative, possa contribuire significativamente a dare finalmente risposta ai bisogni della disabilità del Casentino.»

(tratto da CASENTINO2000 | n. 279 | Febbraio 2017)