di Mauro Meschini – Il Casentino, natura, storia, angoli da sogno e… case in vendita. Ma con tutti gli edifici vuoti e in stato di abbandono sembra che gli unici in cui si pensa di realizzare degli alloggi siano quelli che in qualche modo sono legati a ordini o vicende religiose. Nel 2012, in occasione dell’inaugurazione a Castel San Niccolò dei rinnovati locali ricavati nell’ex Collegio, prima dei gesuiti e poi dei salesiani, l’evento fu salutato come una grande conquista per il territorio anche perché indicava la strada più giusta da seguire in futuro per conservare e recuperare strutture storiche e di pregio. Presente all’inaugurazione, anche il Presidente della Regione Rossi ebbe parole di elogio e di orgoglio per quanto realizzato: «Questo intervento è un chiaro esempio di quello che in Toscana intendiamo per edilizia pubblico-privata. È questo tipo d’interventi che vogliamo continuare a fare in Toscana, dando risposte ai problemi abitativi e sociali dei cittadini e in particolare dei giovani e, nello tesso tempo, recuperando l’enorme patrimonio storico-artistico e risparmiando il territorio. È questa la nostra politica urbanistica».
Detta così non sembra ci siano motivi per avere qualcosa in contrario, l’approccio appare convincente e interessante.
D’altra parte, parlando nel caso specifico proprio del Collegio, la situazione richiedeva oggettivamente un intervento per salvaguardare quello che ancora era possibile recuperare di un edificio realizzato alla metà del settecento e che rappresentava un simbolo per la comunità, insieme al Castello, a cui si contrapponeva dominando anch’esso il paese sottostante. Più di 50 anni erano trascorsi dall’abbandono di questo enorme ambiente che per tanto tempo era stato ricco di voci, di vita, di storie collettive e personali di chi ha trascorso un tempo più o meno lungo negli spazi raccolti tra queste mura.
Ma… c’è un “ma”, che nasce dopo aver potuto constatare cosa è successo in questi circa sette anni che hanno seguito l’inaugurazione sopra ricordata. In questo tempo, non breve, si è riusciti a portare residenti al massimo in una metà dei 22 alloggi realizzati, nonostante si fossero previste condizioni di affitto particolarmente vantaggiose e l’utilizzo di un canone concordato diminuito del 25%. Oltre a questo molti di coloro che avevano preso possesso dei nuovi alloggi poi hanno scelto di lasciarli e spostarsi in altre zone del paese o del Casentino. Quindi, in definitiva, dopo alcuni anni dalla conclusione dei lavori di recupero il Collegio di Strada in Casentino si trova ancora in una condizione di precarietà con gran parte degli alloggi vuoti.
Abbiamo cercato di capire e sapere qualcosa di più sui motivi di questa situazione, ma non è stato facile contattare direttamente alcuni di coloro che hanno abitato questa struttura, anche per poco tempo. Raccogliendo qualche informazione sembrerebbe che fossero presenti alcuni problemi negli appartamenti e comunque anche il prezzo di affitto non gli rendeva poi così convenienti sul mercato immobiliare, che adesso non è certo avaro di case sfitte.
Queste notizie ci sono sembrate comunque troppo vaghe abbiamo così provato a chiedere qualcosa a Paolo Agostini che, come sindaco, si è trovato a pochi anni dall’inaugurazione a gestire i malumori e le difficoltà portate dai residenti del Collegio.
«Quando sono diventato sindaco il Collegio era ormai realizzato e l’inaugurazione era stata fatta da un paio di anni. Ma subito dopo il mio insediamento molte persone chiesero di parlare con me per presentarmi i problemi che stavano incontrando. Per cercare di capire qualcosa di più chiamai anche il presidente di Arezzo Casa s.p.a. Dindalini e l’Architetto Fabbrini per verificare direttamente la situazione e anche a spiegare perché c’erano così tante lamentele per gli importi degli affitti che più di un inquilino riteneva essere più alti di quanto era stato inizialmente concordato. In questa situazione fui portato anche a pensare che forse all’inizio l’intera operazione fosse stata presentata con troppa enfasi e che adesso ,facendo i conti con la realtà, le aspettative dovevano essere ridimensionate. Questo naturalmente non poteva essere accettato in silenzio e infatti ci furono proteste e richieste di chiarimenti, ma, alla fine, la maggior parte ha poi preferito trovare altrove soluzioni alternative lasciando il Collegio sempre più vuoto. Forse davvero i lavori non sono stati all’altezza per certi aspetti, anche se l’investimento era stato certamente ingente (costo complessivo di oltre 3 milioni di euro. Di questi un milione e 300.000 sono di contributo regionale, n.d.r.) e il risultato complessivo del recupero, vista la situazione disastrosa in cui versava la struttura, certamente importante. In ogni caso cercai di fare qualcosa per rendere comunque più appetibile un numero così rilevante di alloggi che ormai erano stati realizzati. Feci un’ordinanza per permettere ai residenti di raggiungere in auto il piazzale del Collegio, perché inizialmente il parcheggio era stato previsto circa 300 m più in basso e per raggiungere le abitazioni le persone dovevano salire per una scalinata che cadeva a pezzi. Invece io avevo consentito di raggiungere il piazzale, scaricare l’auto vicino all’ingresso e poi andare a parcheggiare in uno spazio che era comunque vicino. In quell’ordinanza avevo comunque previsto che nel caso di sosta nel piazzale ogni danno, provocato da perdite di olio o altro, doveva essere recuperato per riportare il tutto alla situazione iniziale. Mi sembravano decisioni utili per venire incontro alle persone che avevano già altri problemi da risolvere. L’ordinanza poi durante la mia assenza è stata purtroppo annullata dal vicesindaco, evidentemente a qualcuno non piaceva ma il problema, a mio modesto parere, rimane».
Possiamo immaginare che a spingere per rivedere la decisione di Paolo Agostini possa esser stato anche chi ha avanzato riserve dal punto di vista della tutela di un bene per il quale comunque è giusto usare un riguardo particolare, ma è anche vero che una volta che si è deciso di realizzare qualcosa che è strettamente legato alla vita quotidiana delle persone, come una casa, dobbiamo anche mettere nel conto che in quello spazio dovranno essere permesse, pur con i dovuti limiti, tutte le attività e consentiti, con gli stessi dovuti limiti, anche tutti gli spostamenti. In quest’ottica Agostini, continuando la nostra chiacchierata, ha voluto illustrare una serie di proposte che potrebbero aiutare a cambiare la situazione del Collegio.
«La necessità dell’ordinanza secondo me è sempre presente inoltre, nello spazio sul restro, che sembra una foresta, dovrebbe essere realizzato un parcheggio, così si superebbe anche il problema del parcheggio nel piazzale perché sarebbe solo permesso il transito e non la sosta. Poi sarebbe necessario intervenire e rivedere le condizioni di affitto, che in un mercato come quello di oggi non sono convenienti, e magari spendere qualcosa per dare un’ulteriore sistemata esterna ad iniziare dalla scalinata. In questo modo, facendo un bando a livello di Casentino forse riusciremo a trovare una ventina di famiglie che finalmente vadano ad abitare in quella struttura che, tra l’altro, è in un luogo molto bello. Così facendo si potrebbe anche dare una nuova spinta alla residenza nel Comune perché sarebbero comunque famiglie che inizierebbe a vivere e acquistare negli esercizi commerciali vicini».
A questo punto abbiamo anche chiesto ad Agostini di provare a pensare per un attimo a riportare la situazione al punto di partenza, senza preoccuparsi inizialmente del problema dei finanziamenti. Cosa secondo lui sarebbe stato opportuno realizzare al Collegio?
«Secondo me la cosa migliore era un’ottima Casa di Riposo, o altrimenti mettersi nel circuito degli studenti e dell’Università e realizzarci un Ostello. Difficile pensare ad altro… certo se hai i contatti giusti potresti pensare di portarci un Casinò, ma in questo caso siamo alla fantascienza. Per ultimo ci potrebbe essere un privato che pensa di realizzarci un albergo… Ma sono ipotesi, anche perché le condizioni in cui era il Collegio erano veramente critiche, una massa di macerie e infatti è stato recuperato, ma con un volume ridotto».
Per concludere una considerazione sull’avvio del progetto di recupero, un dato oggettivo su cui ognuno può fare le valutazioni personali che ritiene più opportune.
«L’iter di questo recupero è stata una delle tematiche che forse è costato la riconferma al sindaco Trevisan. Perché lui, che ha amministrato il Comune di Castel San Niccolò dal 1999 al 2004, non aveva firmato il progetto, non so per quali ragioni. Poi tutto è stato riproposto con la nuova amministrazione, ma fino a quel momento l’idea non aveva convinto».

Lasciamo le considerazioni su Castel San Niccolò e riprendiamo il discorso iniziato sul recupero dei siti di pregio. Non possiamo non fare anche solo un piccolo focus sulla chiesa di Sala, anch’essa oggetto di un recupero assolutamente necessario che le ha permesso di tornare a nuova vita, che adesso vede negli edifici adiacenti alcuni alloggi realizzati. La presenza delle recinzioni di cantiere e il fatto che la struttura non pare abitata potrebbe portare a interrogarci anche su questo progetto, che ha avuto un costo di circa 1,5 milioni di Euro.
Ma abbiamo già seguito i lavori alla Chiesa di Sala e crediamo più opportuno tornare su questo in futuro con un articolo dedicato.
Ci spostiamo così adesso a Bibbiena per parlare del Convento di San Lorenzo (nelle foto), da un po’ di tempo al centro di nuovi progetti, discussioni e prese di posizione.
Diciamo subito che il Convento si trova in una posizione ideale, all’ingresso del centro storico di Bibbiena, una posizione che lo rende scenario ideale per qualsiasi progetto volesse puntare ad una riqualificazione della parte storica del paese. Non a caso, poco più di undici anni fa, anche il nostro giornale presentò il progetto, elaborato già nel 2005, per la nascita del “Polo universitario del Casentino”, un progetto che dava precise indicazioni sulla destinazione degli spazi e il loro utilizzo e restauro, prevedendo anche la nascita di un Corso di laurea in “Bioarchitettura e edilizia sostenibile” e di un Master in “Edilizia sostenibile e Architettura bioecologica”. Lasciando un attimo da parte i contenuti più specifici ci sembra utile riproporre gli indirizzi generali e programmatici che il nostro articolo, scritto da Francesca Cangini, proponeva.
“[…] L’idea imprenditoriale consiste nel recupero edilizio del convento di San Lorenzo, per farne un centro formativo di livello universitario altamente specializzato. Data la finalità didattica e di pubblica utilità della struttura, il recupero implica la partecipazione delle istituzioni e dei privati direttamente o indirettamente interessati; in particolar modo, di un’Università degli Studi (di Firenze? Siena?), il comune di Bibbiena, la Comunità Montana del Casentino, l’Ente “Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi” e la Confraternita dei frati francescani del Santuario della Verna. I promotori di questa idea imprenditoriale saranno, quindi, i soggetti sopra indicati, fatta salva la partecipazione di tutti quei soggetti che si troveranno interessati all’iniziativa.
Il progetto si propone una finalità fortemente integrata, necessaria per rispondere ai bisogni di soggetti pubblici e privati. Solo in quest’ottica risulta credibile un consistente sforzo economico e organizzativo dei soggetti attratti, riuniti sotto uno statuto che abbiamo già articolato.
L’Ordine francescano è fortemente interessato in quanto sia proprietario dell’intero immobile sia poiché la realizzazione di spazi per attività didattiche, laboratori e mensa porterebbero finanziamenti e fondi strutturali, utili a restaurare i locali conventuali da anni inutilizzati e prossimi a rovinare in modo irreversibile; l’Università degli Studi di Firenze (per esempio) troverebbe una valida risposta alle proprie esigenze di delocalizzazione dei servizi senza svilire le proprie strutture cittadine, data la totale originalità e peculiarità della nuova offerta formativa. Inoltre, il trend in costante crescita dell’offerta universitaria, ha generato nei singoli atenei l’esigenza di offrire percorsi sempre più innovativi, alternativi e in contesti accattivanti. Il Comune di Bibbiena promuoverebbe il territorio in maniera assolutamente alternativa rispetto alle formule sinora sperimentate: in primo luogo vedrebbe la destagionalizzazione e diversificazione dell’utenza esterna, attirata sia dall’indubbio carattere storico-artistico dell’edificio recuperato sia, e preminentemente, dall’offerta formativa che la nuova destinazione d’uso comporta.
Inoltre, il polo universitario rappresenterebbe un’enorme risorsa per l’economia locale, non soltanto in quanto promotore di nuovi scambi commerciali, ma anche in quanto risorsa formativa fruibile dai giovani in loco.
L’Ente “Parco” e la Comunità Montana del Casentino risultano attratti dal progetto in quanto la realizzazione di corsi universitari che si incentrino su discipline scientifiche riguardanti la compatibilità tra sviluppo economico e ambiente, risulterebbero in linea con le finalità perseguite da queste istituzioni. Accanto a motivazioni di carattere imprenditoriale e culturale vi è la consapevolezza che l’ex convento di San Lorenzo si trova in una privilegiata posizione logistica: in pieno centro urbano, a pochi minuti di cammino da alcuni edifici che possono, eventualmente, potenziare le disponibilità della struttura conventuale come la sede comunale, i locali della biblioteca, il teatro e l’ISIS di Bibbiena (centro certificato per la realizzazione di corsi di formazione ed eventuale partner formativo). Insomma, un’ottima integrazione tra valorizzazione del centro storico e accesso ai servizi.
Il progetto porterebbe anche ad ampliare l’offerta in due diversi settori di mercato: quello del turismo della nostra valle, che fatica ad ampliare e destagionalizzare il proprio target; quello dell’offerta formativa di alto livello, allo stato attuale inesistente […]”.
Al di là di necessari aggiornamenti in merito ad alcuni soggetti citati, ci sembra non solo una proposta che guarda al futuro, ma anche una proposta che chiama molti soggetti ad assumersi necessarie responsabilità rispetto al territorio.
Immaginiamo che se un’idea di questo tipo fosse andata avanti avrebbe comportato il coinvolgimento di un ampio numero di soggetti e persone, diventando un tema al centro della discussione e dell’attenzione di tutta la vallata.
L’esatto opposto di quello che sembra sia successo per pensare, anche per il Convento di San Lorenzo, di intervenire con un recupero che prevede la realizzazione di dieci mini alloggi popolari per un totale complessivo di 678 mq, alloggi situati al piano terra e al primo piano negli spazi che si affacciano sul chiostro.
Per l’intervento la Regione Toscana, tramite Arezzo Casa s.p.a., ha concesso un finanziamento di 1 milione e 650 mila Euro.
Per arrivare a questa sintesi immaginiamo che non sia stato necessario un gran lavoro di coordinamento, riflessione, confronto. Un paio di telefonate e il gioco è stato chiuso, lasciando fuori soggetti e realtà che avrebbero invece molto da dire e da proporre nel momento in cui si decidesse davvero di mettere sul tavolo un lavoro progettuale per il Convento di San Lorenzo veramente finalizzato alla valorizzazione del paese, al suo rilancio, ad un nuovo inizio che potrebbe e dovrebbe coinvolgere tutto il Casentino.
D’altra parte, come dicevamo all’inizio, pensare di continuare a realizzare alloggi in un territorio dove i cartelli “vendesi” e “affittasi” sono appesi ovunque pare miope e fuori mercato. Forse il problema è che qualche finanziamento si può trovare solo così?
A questo proposito ci torna in mente una notizia del 2017, secondo cui il Cipe aveva sbloccato i finanziamenti per il progetto “I cammini di Francesco”. Si trattava di circa 20 milioni di Euro destinati alla valorizzazione turistica dei luoghi e dei percorsi francescani e il Convento di San Lorenzo poteva essere uno di questi. Peccato che dal Comune di Bibbiena non fosse pervenuta nessuna proposta o richiesta di finanziamento.
Questo è solo un esempio, utile però per ribadire quanto sia prioritario il progetto rispetto al finanziamento, il secondo lo puoi chiedere e ottenere solo se hai già una proposta e un’idea chiara e il più possibile condivisa e articolata.
Per fortuna, in merito a questa realizzazione, c’è sia il tempo che le idee a Bibbiena e in Casentino per contrastare e cambiare completamente questo progetto.
L’Associazione il Podestà per l’arte e la cultura, attraverso un comunicato, ha sintetizzato bene queste sensibilita: «Non si tratta solo di opere murarie. Ci sono luoghi definiti “della memoria” e sicuramente il complesso architettonico di San Lorenzo è uno di questi, perché molte vicende umane sono a esso riferibili. Parliamo di persone del capoluogo casentinese ma non solo, giacché in quelle stanze si è lavorato, studiato, parlato, costruito, pianto, riso. San Lorenzo è stato luogo d’incontro, condivisione, dialogo, socializzazione, crescita, e rappresenta molto più di quanto non si possa circoscrivere nelle scarne parole di una breve trattazione. Non basta che i muri stiano in piedi; il cemento non è sufficiente. Luoghi come San Lorenzo DEVONO ESSERE adibiti a centri di “costruzione della memoria”, appunto. E in questo senso non ci si riferisce solo al passato, ma a quella memoria che serve a formare le generazioni che verranno. Chi verrà dopo di noi dovrà poter dire: ‘io ci ho studiato’; ‘io ho imparato un mestiere’; ‘ho ascoltato musica meravigliosa’; ‘sono diventato un’artista’; ‘sono diventato una persona migliore grazie a quel meraviglioso laboratorio di umanità che è San Lorenzo!’».
E anche alcune forze politiche si sono già mosse interrogando la Giunta e il Presidente della Regione sulla discussa scelta fatta.
San Lorenzo e il suo recupero potrebbe essere proprio il tema su cui aprire quel “Progetto Casentino” che i vecchi e nuovi amministratori hanno sempre negato e continuano a negare.

Layout 1

(tratto da CASENTINO2000 | n. 309 | Agosto 2019)