di Cristina Li – Ricordate quella volta in cui abbiamo viaggiato insieme nel mondo degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari), parlando di terapia e teatro, sottolineando il “potere” di quest’ultimo nel creare forti legami all’interno di gruppi che vivono situazioni difficili? Voglio mostrarvi che il teatro è capace di diffondere questo potere ovunque, presentandovi un gruppo di adolescenti che lo amano.
Si tratta del Gruppo di Teatro del Liceo Scientifico di Poppi, un laboratorio annuale di apprendimento delle tecniche teatrali, attivo dal 2001, a cura della compagnia Nata. Il gruppo ha ottenuto numerose vittorie e ha collaborato con enti e associazioni culturali nei dintorni del Casentino e non, e tutto ciò è stato reso possibile grazie all’impegno e il lavoro dei ragazzi e soprattutto alla grande guida della loro insegnante, Alessandra Aricò, regista di teatro e teatro-danza, interprete e collaboratrice in molti spettacoli.
Per dimostrarvi quanto il teatro possa diventare fonte di vera gioia e passione, ho creduto necessario la partecipazione dei diretti interessati, perché per parlare di un sentimento non vi è modo migliore se non quello di riportare le parole di chi lo prova. La domanda è stata semplice:
Cosa vi ha spinto a partecipare a quest’attività e cosa vi piace del teatro?
Dalle molteplici risposte dei ragazzi è emerso un elemento comune: il teatro UNISCE, aiuta a instaurare un forte legame e aiuta soprattutto le persone più timide a socializzare. Non è tempo perso, bensì è canalizzato per uno scopo ben preciso: vincere le proprie indecisioni, le proprie incertezze, per poi montare uno spettacolo che, una volta messo in atto, dà grande soddisfazione.
«Ho visto subito crearsi, all’interno del gruppo, un rapporto “professionale” non solo in merito allo spettacolo, ma anche all’amicizia. Ho trovato degli amici veri, persone che non pensavo fossero così, che non conoscevo pur avendoli magari incrociati nel corridoio di scuola. Penso che questo sia importante anche per il rapporto che vi è tra le varie classi del Liceo: spesso tendiamo a classificare una determinata persona in base alla classe che frequenta (“quelli di prima”, “quelli di quinta”); nel gruppo di teatro c’è una varietà e vastità di persone, si crea un legame, un rapporto, e si vede subito che i ragazzi di quinta non sono mostri irraggiungibili e che quelli di prima non sono alla fine di questa presunta piramide (parlando in termini scherzosi, ovviamente). È una cosa importante, soprattutto in fase adolescenziale nella quale si creano spesso dei gruppi in base all’età. Noi, invece, siamo veramente uniti: ci diamo sempre una mano, non ci sono invidie, non ci sono gelosie, anche grazie ad Alessandra che non le crea, non mostra preferenze, aiutando tutti noi a dare il meglio di noi stessi» (Diletta Simonetti).
Non so ben dire se è maggiore la percentuale di giovani che non s’interessano del teatro oppure la percentuale di quelli in cui è viva la passione per esso, ma so per certo che quando una passione ti prende, riesce a farlo al massimo, coinvolgendo l’individuo stesso e chi gli sta intorno. Quella per il teatro è una passione particolare e lo so perché i nostri attori, a chi non conosce il teatro, a chi non lo apprezza e non dimostra interesse, rispondono così:
«Dipende tutto dall’approccio che viene dato a un corso come questo, ma con la presenza di una persona di grande cultura, pedagogicamente ben preparata, così come lo è Alessandra per noi, è impossibile arrivare a disprezzare un lavoro del genere, perché lei non si limita a insegnarci cos’è il teatro e come si fa teatro, ma ce lo fa anche piacere e apprezzare. Lo spiega fino in fondo e sviscera quelli che sono i motivi emozionali che possono entrare in gioco in momenti particolari, come quando c’è da preparare uno spettacolo o quando dobbiamo entrare in scena, facendoceli capire con un linguaggio semplice e diretto» (Filippo Falsini).
Per coloro che non sono dentro il sistema, è sicuramente difficile capire come il teatro possa aiutare a far così tanto, io in primis, sebbene creda alle loro parole, sento che la timidezza e la paura sono sensazioni difficili da combattere. Ma come si può non esser tentati dal desiderio di provare a combattere i propri scheletri nell’armadio?
«Il problema della timidezza è qualcosa che viene subito meno: aver paura di andare davanti agli altri a recitare e improvvisare è qualcosa che scompare rapidamente. Io ero forse una delle persone più timide del mondo, però, nonostante la paura iniziale di trovarmi in un ambiente “sconosciuto”, non abituale, sono riuscito ad ambientarmi e a liberarmi della mia timidezza. Il teatro aiuta, in tutto: ad esempio, durante un’interrogazione nella quale proviamo paura, riusciamo a risolvere in qualche modo la situazione, perché il teatro ci ha fornito utili esperienze» (Lorenzo Fiorini).
L’attività teatrale, se guidata da un buon insegnante, è in grado di dare ai partecipanti anche un enorme bagaglio culturale, fattore senza dubbio importante nella vita di ciascuno di noi. Tutti andiamo a scuola per acquisire una più vasta cultura possibile e, poiché spesso la scuola è disprezzata da chi la frequenta perché ritenuta un eccessivo stress o una tale noia, acquisire un bagaglio culturale in maniera anche più divertente come si fa con il teatro, è senz’altro un’ottima maniera per imparare.
«Durante il progetto di teatro non solo ci divertiamo, ma impariamo ad apprezzare ogni giorno anche un sacco di valori, grazie soprattutto ad Alessandra, che è un’ottima insegnante. Credo che lei abbia imparato tanto dalla vita e per questo ci può insegnare molto. Tutti quelli che frequentano questo corso sono persone che io vedo migliorare di anno in anno. Non ho ambizioni per il futuro, ma sicuramente mi piacerebbe diventare una persona come Alessandra, ricca di valori, che ha imparato tanto e che può dare tanto» (Martina Mencucci).
Sono tanti quelli che, con costanza, portano avanti la passione nata frequentando corsi di teatro, ma sono tanti anche coloro che hanno mollato, abbandonando la possibilità di migliorare e scoprire ciò che il teatro dona all’anima.
«Le persone che hanno rinunciato forse si sono sentite sopraffatte da tanto, perché la gente spesso dice “ho smesso perché era troppo impegnativo”, “ho smesso perché non mi divertivo”. Secondo me, sono rimaste semplicemente sopraffatte da un’atmosfera, da un divertimento, da una situazione talmente strana, soprattutto alla nostra età, che fa sentire ognuno di noi responsabile di se stesso, ma anche del gruppo e spesso è difficile e spaventoso avere responsabilità anche su altre persone. Per coloro che hanno la costanza di continuare, il coraggio di mantenere vivo il proprio impegno, credo che ne valga veramente la pena» (Diletta Simonetti).
Si tratta di un progetto interessante, ma forse non abbastanza pubblicizzato. Al Liceo gli studenti non sono molti, circa 400, ma nonostante questo, sebbene il gruppo di teatro sia composto da molte persone, ancora non è abbastanza ampio se andiamo a considerare tutto ciò che tale attività dà. Basta sapere che molte persone alle quali all’inizio non piaceva il teatro, hanno finito per amarlo.
I ragazzi non hanno ambizioni per il futuro; l’unica cosa che desiderano è di vivere al massimo il presente, di imparare tutto ciò che la vita insegna e di portare sempre con sé tale bagaglio.
Tutti loro ringraziano se stessi per aver avuto la volontà di provare quest’esperienza; sono grati ad Alessandra, colei che è alla base di tutto, che ha permesso di realizzare tutto ciò e che li ha aiutati a cambiare il modo di vedere le cose. Ringraziano, inoltre, anche i loro compagni di viaggio per la forte amicizia.
«La nostra unità è davvero importante. Penso che se io cambiassi gruppo di teatro non sarebbe la stessa cosa. Faccio questo percorso con tutti loro e magari cambiando compagni di viaggio potrebbe cambiare nuovamente il mio modo di pensare e potrebbe non piacermi più ciò che faccio».
Vi ho dimostrato che la paura serve soltanto a ostacolare ognuno di noi nel partecipare a nuove attività, nell’apprendere divertendosi, nel creare nuove e forti amicizie e, soprattutto, nella crescita interiore. Vi ho mostrato come il potere del teatro sia così forte da unire persone totalmente diverse tra loro, infondendogli una passione così profonda da poter essere paragonata a quella di un uomo in cerca della sua metà mancante. Il teatro è un piacevole impegno, una reinterpretazione di una realtà ormai troppo frenetica.
(tratto da CASENTINO2000 – nr. 232, marzo 2013)