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giovedì, 16 Aprile 2026

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«La Nostra Storia Camminando» I cartelli che spiegano il Casentino #14: Campi

di Giorgio Innocenti Ghiaccini – Il primo ricordo che si ha di Campi (m.l.m. 383) è del 1050, quando venne citato tale Raineri de Campi, come testimone in una permuta di terreni tra i signori di Banzena e l’Abate di Prataglia (Regesto di Camaldoli,). Il borgo di Campi è stato punto di riferimento dell’antica viabilità transappenninica. Infatti si trovava sull’incrocio della via Romea, che toccava Arezzo, con la via Tebro-Casentinese, che congiungeva Bibbiena con la Verna e le Marche. A 250 metri a nord dell’attraversamento attuale del torrente Corsalone esiste ancora un pilone del vecchio ponte della via per la Verna.

Risulta come tappa successiva di Balneum Sanctae Mariae (Bagno di Romagna) sulla Romea ricordata negli Annales Stadenses (circa 1240) dall’abate Alberto. Lo spedale di santa Caterina, oggi abitazione privata, è ricordato la prima volta in un documento del 1349 per un lascito di un Bertino di Finuccio da Montecchio in Casentino, ma doveva esistere prima del 1192 quando quello molto più antico di Montione fu definito “[…] olim fuit […] ([…] una volta fu […]) (Regesto di Camaldoli). Questo luogo di sosta veniva anche utilizzato da pellegrini tedeschi diretti a Roma, infatti nel 1521 il Vicario vescovile annotò che era ospedaliere: “[…] cuius est hospitaliarus Bastianus Iohannis de Alamania […]” (del quale era spedaliere Bastiano di Giovanni di Germania).

Pagava decime piuttosto modeste, quindi doveva avere delle rendite altrettanto limitate. Da una visita apostolica si rileva che nel 1583 non aveva più casa perché una piena del Corsalone l’aveva “[…] diruta et prorsus eversa […]” (distrutta e completamente rovesciata); un letto “[…] satis decens […]” (abbastanza decente) è stato approntato in una casa privata; ordina di fare una “mansio” (abitazione per sosta) decorosa”(Notizie sugli “Hospitalia”).

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