di Francesco Benucci – In tempi di Coronavirus, anche dare un calcio al pallone, può diventare utopia, un’utopia che certamente non si può paragonare ad altre situazioni in termini di gravità ed urgenze, ma che tuttavia, al contempo, simboleggia forse più di alcuni aspetti la cappa soffocante che da diversi mesi tarpa le ali a svago, sogni, divertimento, evasione. È il calcio più genuino e popolare, quello che, in ossequio alle norme, ha dovuto stoppare le proprie attività: il calcio dilettantistico e amatoriale, il calcio che vediamo praticare sotto casa da figli e nipoti con palloni improvvisati, il calcio che fa rima con gioco. E allora, in attesa di un ritorno alla normalità, abbiamo intervistato Federico Berti, mister della squadra UISP Il Ciclone e Carlo Squillantini, mister dell’U.S.D. Stia, militante in Seconda Categoria FIGC, entrambi allenatori nello stesso contesto paesano, Stia, ed espressione ciascuno del volto amatoriale e dilettantistico del pallone. Abbiamo sentito i loro timori, le loro sensazioni e le loro speranze circa una stagione bruscamente interrotta. Li abbiamo ricollocati idealmente in panchina, in un’unica panchina, di auspicio per una ripresa, all’unisono, della possibilità di praticare calcio e di divertirsi grazie ad esso, in concomitanza con un agognato venir meno del virus; insomma, li abbiamo “fatti accomodare” su una panchina per due che, in fondo, vuole rappresentare una panchina per tutti gli amanti dello sport.
Con quali prospettive è partita la stagione? 
Federico Berti: «Siamo partiti in maniera molto cautelativa in virtù dei cambiamenti quotidiani del virus; la speranza è sempre stata quella di tornare alla normalità anche perché sono convinto che “la paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero”; gli obiettivi prefissati? Rispetto e tutela della salute di tutti senza pensare al calcio ma alla comunità».
Carlo Squillantini: «Con una speranza realizzata, quella di tornare ad allenare la squadra del mio paese dopo 5 anni. Con l’obiettivo di riportare questo storico club dove l’avevo lasciato, cioè in Prima Categoria (divisione consona alla storia della nostra squadra). Con il timore, poi concretizzato, di aver aspettato tanti anni per tornare invano, dato il nuovo stop».

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In seguito all’emergenza Coronavirus, cosa prevedeva la normativa per la ripresa dell’attività sportiva, sia a livello di partite che di allenamenti?
F.B.: «Nel piccolo scorcio di preparazione che abbiamo effettuato (circa due settimane) ci eravamo muniti di termometro laser per misurare la temperatura di ogni membro che si aggregava al gruppo, con autocertificazione a seguito. Per diminuire la possibilità di contatto, quasi tutti non utilizzavano gli spogliatoi ma si recavano al campo in tenuta sportiva per tornare a casa a farsi la doccia».
C.S.: «Un rigido protocollo sia per l’allenamento che per le gare. Autocertificazione obbligatoria, misurazione della temperatura, utilizzo contingentato degli spogliatoi, docce alternate, distanziamento sociale, sanificazione dei locali. Di difficile applicazione nelle nostre realtà e con costi elevati interamente a carico delle società sportive».
Come si è svolta la prima parte di stagione con queste nuove misure da adottare? Sono state disputate anche delle partite e con quali risultati?
F.B.: «Purtroppo abbiamo potuto svolgere solamente 6 sedute di allenamento, 4 atletiche e 2 tattiche, nessuna partita disputata».
C.S.:«Abbiamo svolto più di quaranta sedute di allenamento con quattro gare amichevoli in pre-campionato. Per gli impegni ufficiali siamo riusciti a superare il turno di Coppa, eliminando il Montemignaio, e abbiamo ottenuto 4 punti nelle 2 gare di campionato disputate contro Pestello e Palazzo del Pero».
Quando e come è giunta la notizia dello stop? Con quale stato d’animo l’avete accolta?
F.B.: «Visto l’aumento importante dei casi di positivi da Covid avuto in Casentino, abbiamo deciso di interrompere in piena autonomia le sedute di allenamento; per la serie “chi ha più testa la usi”, e così abbiamo fatto. Ovviamente dover nuovamente comunicare lo stop alla squadra, è una delle scene più tristi e che non vorrei fare più; noi siamo nati per fare sport, per condividere attività sportiva di gruppo e quando questa ti viene vietata…».
C.S.: «Quando, difficile stabilirlo, ogni giorno passava un treno. La notizia girava tra gli addetti ai lavori già dalla settimana precedente lo stop. Le sensazioni sono state di dispiacere per gli enormi sforzi e costi compiuti dai dirigenti per poi vedersi chiudere tutto alle prime difficoltà e di sollievo per il timore di finire in quarantena e compromettere studio e lavoro».
Cosa ne pensate delle misure prese, dello stop, della situazione che stiamo vivendo, in un’ottica calcistica?
F.B.: «Condivido in pieno le misure prese, purtroppo ancora non è ben chiara la pericolosità del virus; quindi è stato giusto stoppare tutto prima che fosse troppo tardi».
C.S.: «Credo che non sia stata intrapresa la strada della convivenza con il virus e se non verranno allentate le misure e ammorbiditi i protocolli da parte del governo e della federazione, lo sport rischia un’ecatombe».

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Lo stop rischia di avere ripercussioni anche in termini di costi dell’attività o altre conseguenze?
F.B.: «Sicuramente ci saranno danni economici, non solo per le società ma anche per tutto l’indotto che gira attorno al calcio e allo sport; da non sottovalutare i danni emotivi e motivazionali».
C.S.: «Le ha già avute. Una società dilettantistica tra iscrizioni, tesseramenti, rimborsi benzina, acqua, luce, bollette varie, borse, tute, palloni e ogni genere di materiale sportivo ha speso molti soldi per ripartire, anche per sanificare e adeguare le strutture alle normative anti Covid. Soldi gettati al vento: probabilmente è stato tutto fatto per spillare qualche soldo e mantenere qualche poltrona pur sapendo che il nuovo stop era inevitabile. A pensar male a volte…».
Provate in qualche modo a tenere “sulla corda” la squadra con allenamenti individuali o altre iniziative?
F.B.: «Per il momento non me la sento di chiedere alla mia squadra di allenarsi da casa senza avere uno spiraglio del futuro prossimo; vedremo tra qualche settimana come andranno le cose poi decideremo se iniziare lo “Smart Training”».
C.S.: «Abbiamo svolto, dopo lo stop, qualche allenamento individuale. Con l’aiuto del fisioterapista stiamo fornendo ai ragazzi materiale utile per tenersi in forma anche se, loro stessi, hanno già ripiegato su altri sport per restare in tiro. Fino a quando sarà possibile».
Quali sensazioni avete a proposito di questa stagione? Avete qualche idea su come possa andare a finire o addirittura qualche proposta?
F.B.: «Spero di sbagliarmi, ma credo che la stagione 2020/2021 sia finita prima di iniziare, speriamo in qualche torneo di primavera. L’UISP vorrebbe provare a fare il torneo delle “Vallate”, bellissima idea, spero che possa essere messa in pratica».
C.S.: «Non so cosa potrà succedere ma sicuramente si è perso inutilmente tutto il mese di settembre. A mio avviso andava abolita la coppa e la domenica 6 settembre sarebbe dovuto partire il campionato. Avremmo, entro i primi di novembre, completato il girone di andata, dato il format ristretto dei gironi adottato contro il Covid, riprendendo a marzo con il girone di ritorno. Ragionamento troppo semplice da adottare, evidentemente».

(tratto da CASENTINO2000 – nr. 324, novembre 2020)