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lunedì, 10 Maggio 2021

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La storia di Didibombo, una novella per bambini della Scuola Primaria – #1

Chi è Didibombo? Tanto tempo fa, non so dirvi quanto, perché questa è una storia che mi hanno sempre raccontato a voce, viveva un animaletto che si chiamava Didibombo. Didibombo aveva pochi amici perché della sua specie ce ne erano davvero pochi in tutto il mondo. Era piuttosto grassoccio, con il pelo a macchie marrone scuro e chiaro. Le sue orecchie rotonde lo facevano assomigliare ad un orsetto o ad un panda, però, aveva anche una coda a batuffolo da coniglietto. Gli occhi erano grandi, scuri e molto dolci. Aveva il nasino rosato, a patatina con sotto qualche baffetto. Alto una trentina di centimetri, se stava fermo, era facile scambiarlo per un pupazzo di peluche.
Amava stare con i bambini e per farlo era capace di viaggiare per grandi distanze, con la sua camminata veloce. Appena trovava un gruppo di bambini che gli piacevano, stava sempre con loro, anche se si nascondeva, diventando invisibile. Ci si accorgeva della sua presenza solo se qualcuno si comportava molto male. Infatti, Didibombo, aveva come luogo preferito le aule scolastiche. Con le sue zampine faceva pizzicare un bel po’ il naso del bambino o bambina che si comportava male. A volte, si posava sulla spalla della maestra quando questa controllava i quaderni o i compiti. In altre occasioni, saltellava qua e là fra un banco o l’altro, oppure si nascondeva dentro l’astuccio o negli zaini. In effetti, la sua specialità era il rosicchio delle matite abbandonate: i bambini che le appuntavano poi, lo facevano senza speranza, perché quelle si spuntavano sempre. Dove passava segretamente Didibombo nessuna matita riusciva a lavorare bene.

La casa di Didibombo Didibombo non aveva una vera e propria casa di sua proprietà. Non si poteva nemmeno dire che avesse una cuccia o una tana come gli altri animaletti. Forse sarebbe più giusto pensare che ne avesse tante, perché sceglieva a rotazione quella di qualcuno a suo piacimento. Una volta a settimana, senza che nessuno se ne accorgesse, al suono della campanella d’uscita s’infilava nello zaino di un bambino o di una bambina. Di solito sceglieva lo scolaro che durante la mattina si era mostrato più assonnato o svogliato nelle attività. Il bambino, nel rimettere a posto i quaderni e l’astuccio, non poteva vedere Didibombo, data la sua proverbiale invisibilità. Fatto è, che a caricarlo sulle spalle, quello zaino diventava davvero più pesante. Alcuni non notavano la differenza perché usavano gli zaini con le rotelle, altri perché erano abituati a portare sempre a casa tutti i quaderni per fare vedere il lavoro svolto a mamma e papà.
L’animaletto soggiornava nella casa del bambino o della bambina che aveva scelto per alcuni giorni: in segreto mangiava gli avanzi rimasti nei piatti, si faceva il bagno nel lavandino col bagnoschiuma e si lavava pure i denti con il dentifricio. Era molto educato, infatti i suoi bisognini aveva imparato a farli nel w.c. Furbetto com’era, si muoveva solo di notte, quando tutti dormivano profondamente, perciò nessuno si accorgeva mai di nulla. Per riposare si metteva in un angolo sul cuscino del bimbo, lasciando al mattino solo una piccola fossetta. Nessuno lo vedeva e nessuno lo sentiva muoversi o trafficare per la casa. In fondo, Didibombo non era affatto cattivo, né stava nelle case per dare noia, anzi, cercava solo di stare un po’ in compagnia. Quando i bambini si mettevano a fare i compiti, lui cercava anche di aiutarli, suggerendogli le risposte dei problemi, le operazioni o le frasi da scrivere. In effetti, nei giorni in cui se ne stava nella casa di un bambino, capitava che le maestre notassero dei miglioramenti nei quaderni: chi scriveva maluccio, pian piano migliorava ottenendo una buona calligrafia, non ci si scordavano più tante acca e consonanti doppie e le operazioni tornavano sempre. L’unico inconveniente però erano quelle matite, puntualmente e stranamente tutte rosicchiate che non si riuscivano ad appuntare.

Didibombo e il suo migliore amico Tindi Tindi Un giorno Didibombo era stato in classe tutta la mattina con i bambini come al solito, ma si sentiva più assonnato e svogliato. Aveva dormito nella casa di una bimba bionda, molto carina e di nascosto aveva mangiato un bel po’, perché nella famiglia avevano un ristorante ben fornito. Forse aveva esagerato col cibo, ecco perché ora era così fuori forma. Mentre la maestra faceva leggere una storia agli alunni, lui si era messo a fantasticare. Dopo un po’ dormiva come un ceppo, tanto che nell’aula gli alunni sentivano uno strano ronzio, “ronf…ronf…” senza capire. La maestra pensò che si trattasse dell’impianto di riscaldamento un po’ vecchio. In seguito, al momento della campanella d’uscita, Didibombo era rimasto a dormire, perdendo la possibilità di infilarsi nello zaino di qualcuno. Si svegliò che ormai faceva quasi buio. La scuola era silenziosa e deserta. Provò a girellare nella altre aule, però non c’erano più bambini, né maestre, né bidella. “Oh! Povero me! E ora come faccio ad uscire?” Disse. Per fortuna l’ambiente era abbastanza caldo e acqua al bagno non mancava. Ma non c’era cibo. Avrebbe fatto un po’ di dieta visto la scorpacciata del giorno prima. Mentre Didibombo faceva tutti questi ragionamenti, un po’ avvilito, sentì una vocina che diceva: “Ei! Tu! Panzerotto!” “Che ci fai nella mia scuola?” “Didibombo si voltò e vide sbucare da dietro alla lavagna una specie di topo. Non era proprio un topo, pareva anche un orsetto marroncino. Un orsettopo? Che strano animale! “Ciao!” disse Didibombo. “Scusami, io mi chiamo Didibombo e sono rimasto chiuso a scuola, invece di andare via come sempre con i bambini. Ma tu riesci a vedermi?” “Sì, certo! Non sono mica grullo io! Orco bobo!” “Ma tu chi sei?” Chiese Didibombo. “Io sono Tindi Tindi. Sono un orsettopo e abito in questa scuola da molti anni. Sono l’animale più intelligente di tutti, perché stando qua imparo moltissime cose. Gli umani non mi possono vedere. Mi nutro di matite e fogli abbandonati”. “Anche io ho una passione per le matite! Credo che diventeremo grandi amici, che ne pensi?” Chiese Didibombo. “Va bene” Rispose l’altro. “Però cerca di non farti mai vedere dai bambini, anche se siamo animaletti buoni, si spaventerebbero e ci farebbero cacciare dalla scuola.” Da quel giorno i due divennero inseparabili. Due animaletti speciali, sempre insieme.

Didibombo impara a leggere e scrivere con l’aiuto di Tindi Tindi Didibombo non era bravo in Italiano e Matematica come Tindi Tindi. Sì è vero che gli piacevano i bambini e quindi stava molto nelle scuole, ma spesso era dormiglione e svogliato, non ascoltava le maestre. Quelle stavano sempre a parlare, a spiegare e a lui veniva sonno! Tindi Tindi invece si metteva sul banco di un bambino o di una bambina e controllava cosa scrivevano, leggevano. Insomma lui non si annoiava mai. Un giorno Tindi Tindi si rese conto del perché Didibombo faceva tutt’altro che seguire le lezioni. Non sapeva né leggere né scrivere! Come era possibile? Anche lui all’inizio aveva fatto un po’ fatica, però, ora che si conoscevano da un po’ sapeva che Didibombo aveva frequentato molte classi scolastiche e in tutto il mondo. Conosceva le lingue: inglese, francese e spagnolo, il tedesco no perché sosteneva fosse troppo duro nei suoni…. Eppure…. A metterlo davanti ad un foglio con parole scritte non succedeva nulla, anzi, Didibombo chiedeva: “Che cosa sono tutti questi scarabocchi? Ci è passata una gallina con le zampe sporche?”.
Tindi Tindi decise di aiutarlo. Fece in modo che passassero più tempo in classe prima, con i bambini piccoli che stavano imparando le letterine. Prima le vocali, poi le consonanti. Cercavano di stare molto attenti quando la maestra spiegava. Anche Didibombo cominciò a tenersi un quadernino, fatto coi ritagli di cartacce gettate dai bambini. Inizialmente, spesso confondeva i suoni: la s con la z, la f con la v, la d con la b, ma in seguito, pian piano, con l’aiuto di Tindi Tindi che lo interrogava ogni giorno, imparò tutto. Cominciò a leggere prima le paroline, poi le frasi ed infine brevi storie. Si appassionò molto alla lettura e tutti i giorni, prima di entrare a scuola, usciva dalla casa del bambino ospite di turno e andava dal giornalaio; si leggeva tutte le notizie dei quotidiani per sapere che cosa succedeva nel mondo. Diceva: “Adesso che so leggere, nessuno sarà più informato e sapiente di me!”

Didibombo va in crisi Didibombo era sempre stato un animaletto piuttosto robusto, insomma, potremmo dire anche rotondo, proprio per questo il suo nome nella seconda parte era “bombo”. Forse, i suoi simili erano come lui, cicciotti e non tanto alti? Adesso però che si trovava a vivere con i bambini e con un vero amico, iniziava a sentirsi a disagio. Si vedeva diverso da loro, soprattutto da Tindi Tindi. Aveva già fatto tanta fatica per imparare a leggere e scrivere, mentre l’amico lo sapeva già fare molto bene. Inoltre, Tindi Tindi era abile in molte altre cose; si muoveva con agilità, sapeva nascondersi velocemente per non essere visto dagli umani e faceva salti e capriole da vero campione. Si creava da solo dei vestiti molto carini. In effetti, a Tindi Tindi stava bene tutto: era snello e più alto di Didibombo. Povero Didibombo! C’erano dei giorni in cui a guardare i bambini fare merenda in classe con panini farciti con ogni bontà, pastine, pizzette e schiacciatine, gli veniva davvero una gran fame! Ma come poteva fare? Quando ancora abitava in Didibombonia, Il suo vecchio amico, il Dottor Didiwawa lo aveva avvisato un giorno, dicendogli: “Devi smettere di essere così goloso… Non scordare di fare un po’ di movimento, altrimenti…Diventerai una palla di grasso e rotolerai invece di camminare!”
Era nella natura dei Didibombi diventare rotondi con l’età. Adesso Didibombo aveva compiuto sette anni e doveva stare attento a non esagerare col cibo. Già una volta era rimasto chiuso a scuola perché si era addormentato dopo un’indigestione… Così aveva conosciuto Tindi Tindi, divenuto poi il suo miglior amico. Purtroppo, proprio lui ultimamente lo vedeva sempre triste e stanco. Di conseguenza, Tindi Tindi provò a chiedergli che cosa lo turbasse così. Didibombo spiegò piangendo che cercava di mangiare meno, ma non dimagriva e si vedeva brutto; non sapeva mai come vestirsi, perché tutto gli stringeva sulla pancetta e si sentiva scomodo…

(Fine prima puntata. La seconda e ultima la trovate giovedì 22 aprile)

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