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sabato, 14 Marzo 2026

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La terra è la mia preghiera”: domenica 26 (ore 15) sarà presentata a Romena la biografia di Gino Girolomoni, padre dell’agricoltura biologica

E’ il padre dell’agricoltura biologica in Italia, ma anche un personaggio profetico e fuori dagli schemi. E’ un contadino che dedica tutta la vita all’amore e al rispetto per madre terra (sarà lui a ispirare il marchio Alce nero, oggi Girolomoni), ma anche un uomo di fede capace, impresa unica per un laico, di ridare nuova vita al monastero di Montebello (vicino Urbino).
Le tante vite di Gino Girolomoni sono oggi raccolte in una biografia, “La terra è la mia preghiera”, scritta dal giornalista Massimo Orlandi.

Il libro sarà presentato domenica prossima, 26 ottobre, ore 15, alla pieve di Romena. Sarà un incontro a più voci, in cui il cammino di vita di Girolomoni e i temi che lo hanno attraversato saranno raccontati dall’autore e da chi lo ha conosciuto più da vicino (i suoi familiari, i suoi amici) con il supporto di interviste, filmati, immagini, letture.
L’incontro suggellerà anche il legame sempre più profondo tra la fraternità di Romena e la famiglia di Girolomoni che a Montebello, oltre a proseguire l’attività agricola del padre, scomparso due anni fa, prosegue l’impegno culturale e spirituale alimentato da Girolomoni nel monastero.
La terra è la mia preghiera. Vita di Gino Girolomoni, padre del biologico (Emi, Editrice Missionaria Italiana, con prefazione di Vandana Shiva) si inserisce nel solco di questa vicinanza. Non a caso lo ha scritto Massimo Orlandi, collaboratore storico della Fraternità.

Per la prima volta viene raccontata in un libro la vicenda umana, spirituale e professionale di Gino Girolomoni, ispiratore e fondatore della prima cooperativa agricola biologia in Italia con il marchio «Alce Nero» (oggi “Girolomoni”), ma anche «monaco» contadino come è stato definito, o «poeta religioso» come lui stesso si presentò. Amico e confidente di personaggi di primissimo piano della cultura italiana come Sergio Quinzio, Guido Ceronetti, Massimo Cacciari e Vittorio Messori, Girolomoni è conosciuto per il suo forte impegno ambientale concretizzato nel ritorno alla terra ispirato da valori umani e religiosi autentici, contrassegnati dal rispetto del creato e dalla valorizzazione delle tradizioni.

Ammirato da Pier Paolo Pasolini (come Orlandi ricostruisce) già negli anni Settanta, Girolomoni ha ridato vita ad un monastero abbandonato, Montebello, in provincia di Urbino, da cui ha irradiato un nuovo modo di coltivare la terra e allevare animali in sintonia con la natura e i suoi ritmi. Già sindaco del suo paese, Isola di Piano, per due mandati come indipendente di sinistra, Girolomoni ha avuto anche negli anni Novanta un impegno politico esplicito nel partito dei Verdi, in particolare nella lotta contro gli OGM.

Appassionato lettore della Bibbia (intorno alla sua casa di Montebello si radunò un «cenacolo» di cultori come Quinzio, Ceronetti, Piero Stefani, Daniele Garota e altri), Girolomoni fece delle sue convinzioni cristiane un emblema di appassionata ricerca umana da intraprende in un nuovo modo di rapportarsi con la terra e la coltivazione. Di qui la decisione di avviare un’agricoltura che non usi sostanze tossiche già nel 1977 e l’organizzazione, l’anno seguente, del primo corso nazionale di agricoltura biologica. Molto critico con i cattolici che non capiscono la portata epocale e sconvolgente della comparsa degli OGM, Girolomoni si è impegnato in prima persona contro la brevettabilità del vivente, presente anche nelle istituzioni europee a fianco dell’amico Alex Langer: «Andare a scomporre sequenze di Dna è come togliere miliardi di chiavi dalle proprie serrature; chi sarà in poi grado di rimettere ognuna al proprio posto?».

Nel 2012 Girolomoni muore a causa di un infarto, nel pieno delle sue attività. Lascia una dedizione e una militanza umana e cristiana racchiusa in una sua eloquente espressione: «Nella realtà del mondo ha ragione solo chi vince. Nella realtà di Dio, non conta solo vincere o perdere. Conta servire la causa».

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