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mercoledì, 22 Settembre 2021

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L’arte ipermeravigliosa di Ronnie Brogi

di Federica Andretta – Arte. Una parola che racchiude in sé mille sfaccettature di significato, innumerevoli modi di interpretarla, manifestarla e sentirla. Tanti sono gli stili, molte le tecniche con cui un artista può dare sfogo alla propria creatività e al proprio estro. Ma non è facile oggi essere unici e originali allo stesso tempo e creare qualcosa che sappia distinguersi dal “già visto”.

Come afferma il Prof. Vittorio Sgarbi (nella foto con Ronnie Brogi) nel suo discorso tenutosi in occasione dell’inaugurazione della mostra “La bellezza è sempre contemporanea”, ogni artista ha un compito, quello «di cercare di farsi riconoscere per quello che dice come altri non hanno detto. Questa è l’arte. Invece accade che il ‘900 sia così carico di esperienze che quasi ognuno sceglie un filone […] e diventa alla fine una persona che ha sentito l’appartenenza ad una contemporaneità senza riuscire ad allontanarsi, ad appartenere ad un tempo diverso che è un tempo interiore».

L’evento, ideato e curato da Angiolina Marchese e Raoul Bendinelli, si è svolto dal 2 al 9 luglio presso la Galleria La Pigna a Roma. In un’epoca in cui tutto scorre più veloce, le distanze si accorciano e la comunicazione diventa più immediata siamo sicuramente maggiormente esposti ad ogni forma d’arte. Quante volte siamo rimasti estasiati davanti a qualcosa che non avevamo mai visto prima e ci siamo chiesti in che modo l’autore fosse riuscito a realizzare un tale capolavoro?

Ecco, è questo il nostro caso. Classe 1979. Ronnie Brogi è un giovane artista di Ponte a Poppi molto apprezzato non solo dal pubblico ma anche da personaggi di un certo rilievo; ha partecipato a mostre, concorsi e ricevuto vari premi. Osservando i suoi ritratti, in particolare lo sguardo del soggetto rappresentato, si può percepire in ogni sua sfumatura un’anima. Si tratta di opere in cui ogni minimo dettaglio viene raffigurato magistralmente attraverso una tecnica fine e delicata dove il pastello e la matita si incontrano, «si abbracciano in un concerto di colori che diano come risultato un’emozione che nasca pulita dal cuore». È l’istinto a guidarlo, catturato da un qualcosa che lo trasporta in un limbo dove inconsapevolmente diventa a sua volta maestro. Pittura di notte cullato dalla musica, momento della giornata in cui può costruirsi quella malinconia necessaria per cogliere l’ispirazione.

La tua viene definita un’arte iperrealista. In che cosa consiste, brevemente?
«Iperrealismo significa per definizione uno stile di pittura che va oltre il reale, infatti iper in greco significa oltre. Un pittore iperrealista quindi non si limiterà a riprodurre un oggetto o un volto fin nei minimi particolari (ad esempio, pori della pelle, ecc.) bensì cercherà di andare oltre lo scatto fotografico. Faccio un banale e veloce esempio: una fotografia con in primo piano una mela avrà la mela messa ben a fuoco e lo sfondo più sfumato. Ecco, un artista iperrealista andrà oltre mettendo anche perfettamente a fuoco lo sfondo».

Come riesci a rendere così realistici-fotografici i tuoi ritratti? Oltre alle tecniche utilizzate abitualmente dagli artisti iperrealisti, ne hai una tutta tua? 
«Sinceramente non so come riesca ad arrivare a questo livello di dettaglio. La mia arte è totalmente (anche se molto tecnica) legata all’ispirazione che mi creo con la malinconia che mi fa accedere ad un livello di coscienza dove, senza alcuna ragione ed un perché, sono un maestro della tecnica. Infatti, dico sempre: “sono un pittore ma non so di esserlo”. In sintesi, ho tante tecniche che mi vengono lì per lì senza averne coscienza».

Nelle tue opere utilizzi molto il pastello in alternanza con le matite. Come mai questa scelta? 
«Uso esclusivamente il pastello. Ho scelto questa tecnica, perché da persona impulsiva quale sono non sarei riuscito ad attendere i tempi di asciugatura dell’olio. Quando mi viene l’ispirazione devo mettermi all’opera senza vincolo alcuno».

Ti occupi solo di volti umani o ritrai anche altre tipologie di soggetti? 
«Solo volti anche se ho fatto per esperimento due nature morte che sono venute comunque molto bene ma non mi hanno lasciato alcuna emozione. Perché (come dice la parola stessa) sono morte, non hanno vita come, al contrario, gli occhi di un volto dove, se li guardi bene, vi puoi leggere l’anima di una persona».

La passione per l’arte è nata sin da quando eri bambino, ma ti sei avvicinato solo in età adulta alla pittura e sei un autodidatta. Come mai e in che modo è scattato tutto?
«Sì, sono assolutamente autodidatta. Non ho mai accettato maestri e mai li accetterò; l’arte non si impara, nasce da dentro ed è un dono. Tutto è scattato da una grossa delusione d’amore. Quella sofferenza e tristezza mi ha dato la scintilla».

Il 2 luglio hai partecipato alla mostra “La bellezza è sempre contemporanea” dove hai ricevuto un grande riconoscimento da Sgarbi che è rimasto rapito dalla tua arte. Che cosa ti ha detto?
«Sì, in quest’ultima mostra col professore. Nonostante ne avessi fatte con lui già cinque, Sgarbi è rimasto totalmente rapito da un ritratto raffigurante due bambini che ricorda “Il primo bacio” di Bouguereau. La tecnica e la finezza di riproduzione, a detta sua, calcolando lo stile difficile del pastello e le misure esigue del quadro, erano davvero di alto livello tanto da portarlo ad elogiarmi pubblicamente senza mezzi termini. Come è ben risaputo, Sgarbi non ha mezze misure, quello che ha nel cuore lo ha nella lingua quindi per me il suo elogio è motivo di grande soddisfazione».

A quali altre mostre e concorsi parteciperai quest’anno? Progetti per il futuro?
«Sono in attesa in questi giorni del responso ultimo della giuria del “Figurativas 21”, il più grande concorso al mondo di arte figurativa che si svolge al MEAM (Museo Europeo di Arte Moderna) di Barcellona. Se andrà tutto per il verso giusto, il nudo “Virus Venus” entrerà nella mostra finale che si svolgerà da ottobre sino a dicembre 2021 a Barcellona. In sintesi, entrare nella mostra finale è come per un cantante partecipare al “Festival di Sanremo”. Incrocio le dita. Oltre a questa, farò altre mostre e personali».

C’è un momento, un ricordo della tua vita particolarmente significativo per te?
«Sì, il ricordo di un ballo romantico tra le note di una canzone di Lana Del Rey che poi ha segnato l’inizio del mio percorso artistico».

Vogliamo concludere con una frase dello stesso Ronnie che ci è sembrata particolarmente significativa e rappresentativa del suo mondo non solo artistico ma soprattutto interiore: «l’arte è nell’aria, fortunato è chi l’afferra e la regala».

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