di Matteo Bertelli – Siete mai andati al mare in Salento? Avete mai attraversato il tavoliere e l’A14, dopo (partendo dal Casentino) quasi 9 ore di macchina? Se l’aveste fatto vi ricordereste sicuramente delle enormi pale eoliche che svettano sulla strada, in grado di dare a quel particolare panorama arido un volto moderno e, visione personale, di creare un intrigante spettacolo dove natura e artificiosità si vanno a mescolare in armonia. Non grattacieli in mezzo alla foresta, ma pale eoliche piantate nel terreno, come fiori che sembrano essere stati sempre lì.
Non dobbiamo andare, però, così lontano per trovare il nostro “prato fiorito artificiale”, già in Casentino, infatti, ne abbiamo eccome di parchi eolici. Alcuni con steli lunghissimi, quasi a far volere toccare il cielo a quei petali metallici e in perenne movimento, altri con steli più corti, per rendere più facile una eventuale manutenzione.
Un esempio? Il parco eolico a Poggio delle Lame, una località nel comune di Talla. Quattro bellissimi fiori in grado di coprire il fabbisogno energetico annuo medio di circa 760 famiglie, grazie alla potenza nominale di 200 kW ciascuno (capacità produttiva, quindi, di 400.000 kWh/anno, secondo i dati forniti da ARPAT e comune di Talla nei rispettivi comunicati stampa).
Quattro fiori dallo stelo corto, però. Perché a stelo lungo avrebbero inquinato il panorama, perché a stelo lungo sarebbe stato impossibile curare eventuali malattie, magari nei petali, senza l’aiuto di un elicottero. A stelo corto per rendere più facile un eventuale manutenzione. Si. Ma un fiore è a terra, da anni, come calpestato, con lo stelo sradicato e docilmente sdraiato, per “riorganizzazione”.
Eppure tutto sembrava andare per il meglio. Per quanto l’uso della metafora del fiore addolcisca un po’ il tutto, infatti, non è mica facile avere l’autorizzazione per piantare dei pali metallici: dal deterioramento paesaggistico fino all’inquinamento acustico, i problemi che si possono riscontrare nel portare avanti un progetto del genere sono tanti. Ma in questo caso tutto era filato liscio, persino l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) aveva dato tutte le autorizzazioni a procedere e il taglio del nastro fu una vera e propria festicciola locale, con alunni delle scuole pronti a osservare per la prima volta quelle enormi (ma non troppo) pale in funzione.
Ma qualcosa è andato storto. E la cosa snervante, è che nessuno sa quale sia stato questo problema. Per quanto il vento soffi ancora abbondantemente in Poggio delle Lame, non c’è niente di attivo che possa trasformarlo in energia eolica; una pala è a terra, tre sono “spente”, niente funziona, e quelle 760 famiglie, presumibilmente, stanno continuando ad andare avanti a gas o petrolio.
Ma perché? Cosa c’è che non va? E non siamo solo noi a chiederlo, in molti si pongono questa domanda, non avendo ancora risposte. Già qualche anno fa avevamo dedicato uno spazio a questo strano caso, sottolineando con polemicità tutti i punti poco chiari; ad oggi vogliamo metterci completamente a nudo, togliendo quella veste polemica che, forse, non è la più adatta per ottenere risposte (visto il silenzio che è continuato a dilagare anche dopo l’ennesima domanda posta), vogliamo semplicemente sapere perché.
Perché per quanto non abbiano niente di sbagliato quelle pale, dal poco che ci è dato sapere, sono ferme? Perché si parla di manutenzione, riorganizzazione e affini da ormai quasi cinque anni e niente e nessuno ancora è intervenuto per far ripartire tutto? Chi dovrebbe intervenire? Quale interesse ci può essere nel tenere un investimento del genere non funzionante? Siamo di fronte al classico caso di speculazione italiana, dove poi, una volta che le cose vanno gestite per farle funzionare, spariscono tutti?
E non vogliamo accusare nessuno con questo articolo, vorremmo solo avere delle risposte, anche se ancora, ripetiamolo, non sappiamo nemmeno a chi dovremmo chiedere.
Chissà che con questo ennesimo richiamo non si smuova un po’ la situazione e, se non bastasse ancora per far tornare a “girare le pale”, almeno magari qualcuno si potrebbe fare avanti per spiegarci cosa è successo a questi enormi, inossidabili fiori.

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(tratto da CASENTINO2000 | n. 310 | Settembre 2019)