di Melissa Frulloni – Intervista alle dottoressa Mazzetti dopo la chiusura del punto nascita. La frustrazione è un mancato appagamento o soddisfacimento. La rabbia è un’irritazione violenta spesso incontrollata, provocata da gravi offese, contrarietà o delusioni.

Mescolate queste due condizioni e avrete il nostro stato d’animo. Un animo che è stanco, frustrato e arrabbiato (appunto!) di sentirsi dire che “va tutto bene”, “state tranquilli”, “non ci sono problemi”…

Perché queste e altre rassicurazioni ci sono giunte da più parti (politiche e sanitarie), nella triste vicenda che ha riguardato il punto nascita prima e l’Ospedale del Casentino ora. E, sinceramente, non ne possiamo più… Sarebbe meglio vuotare il sacco subito, dirci che il nostro Ospedale è spacciato, sacrificato sull’altare del risparmio, invece di rincuorarci e farci il gesto dell’ombrello non appena ci giriamo.

Sarebbe meglio dirci che la sanità pubblica sta finendo e che l’accentramento verso pochi ospedali, a discapito di quelli piccoli, di zone disagiate come la nostra, è la strada che si sta percorrendo…

Invece no! Meglio dirci che va tutto bene, che la sanità in Casentino è apposto e che il punto nascita è stato chiuso per la nostra sicurezza (vedrete che quando chiuderanno anche il pronto soccorso useranno queste stesse parole!).

Siamo stati “rassicurati” da questi stessi discorsi, anche durante l’intervista che abbiamo realizzato insieme alla dottoresse Simona Dei, direttore sanitario dell’Azienda USL Toscana sud est e Daniela Mazzetti, direttore responsabile dell’unità operativa semplice di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale di Bibbiena, che abbiamo incontrato ad Arezzo proprio per discutere della chiusura del punto nascita del Casentino e della nostra sanità.

“La chiusura del punto nascita è essenzialmente legata al numero dei parti che venivano effettuati.” Ha esordito la dottoressa Dei, che ha continuato: “Voi volete una sanità di qualità per il Casentino, ma io voglio principalmente una sanità sicura che non metta a rischio la salute della mamma e del bambino. Il numero dei parti, sotto la soglia imposta dal Ministero della Salute (500 parti annui), non garantiva questa sicurezza.”

Abbiamo con noi, da mostrare alle dottoresse, un vecchio articolo in bianco e nero del primissimo numero di CASENTINO2000 che risale addirittura al giugno del 1993 in cui già si parlava del rischio legato alla chiusura del punto nascita. Dopo il titolo dell’articolo “Non sarà più possibile nascere in Casentino?” (ripetiamo, anno ’93!) si leggeva: “Nel reparto vengono seguiti 260 neonati all’anno”.

Questo dimostra che già 23 anni fa il numero dei nati nel nostro reparto era inferiore ai limite imposto dalla normativa. Ma allora perché in questi anni il punto nascita è rimasto aperto e si è deciso solo ora di chiuderlo?

La dottoressa Dei ci risponde che “negli anni le leggi cambiano e che la sanità non si può basare su percezioni, ma su norme certe che salvano la vita delle persone”. Nulla da obiettare, però sta di fatto che le linee di indirizzo per il percorso nascita che fissano il numero di almeno 1000 nascite all’anno come parametro standard per il mantenimento dei punti nascita, con la possibilità di prevedere l’attivazione di punti nascita con numerosità inferiore e comunque non al di sotto di 500 parti all’anno sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate, esistono dagli anni ’90 e questa normativa nei tempi non è cambiata.

Sulla questione raggiungiamo telefonicamente anche il dottor Giuseppe Ricci, impegnato in prima linea nella battaglia referendaria sulla sanità pubblica che ci conferma: “Le linee guida sul numero dei nati nei punti nascita, sono in vigore da diversi lustri. Vorrei ricordare però che quelle linee guida altro non sono che indicazioni, ossia non sono ammonimenti perentori, quindi categorici. Anche sui punti nascita, infatti, tutta l’organizzazione è in mano alla Regione e per il caso specifico del Casentino, l’ente avrebbe avuto anche il potere di dire: “Finché non abbiamo una strada che in dieci minuti ci porti ad Arezzo, il punto nascita non si tocca!” Questo dimostra che la decisione di chiuderlo non è stata affatto dettata da una volontà tecnica, ma da una scelta puramente politica; è la politica che decide dove investire e come gestire le risorse e in questo caso ha deciso di chiudere il punto nascita del Casentino.”

Il punto nascita del Casentino aveva registrato, fino alla sua chiusura, un numero molto elevato di parti cesarei. La dottoressa Dei ci dice intorno al 30-40%, quando, sempre secondo la dottoressa: “l’OMS stabilisce un tetto massimo per i parti cesarei al 9%, un dato che mostra proprio che il punto nascita del Casentino era in sofferenza.”

Anche la dottoressa Mazzetti conferma l’elevato numero di parti cesarei nella vallata. “Il cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico e, nonostante sia preferito da molte donne, è sicuramente meglio un parto naturale e quindi fisiologico.” La dottoressa Mazzetti ci spiega anche che la scelta dei medici ricadeva spesso sul parto cesareo proprio perché chi lavorava in reparto non si sentiva sicuro: “Abbiamo vissuto gli ultimi anni nel terrore che potesse succedere qualcosa alle mamme o che i bambini potessero nascere con dei problemi. L’alto tasso dei cesarei è legato proprio a questo.”

La dottoressa Mazzetti continua spiegandoci che oggi, rispetto a qualche anno fa, la donna partorisce solo ed esclusivamente con l’aiuto dell’ostetrica. Il medico è in reparto, reperibile per qualsiasi problema, ma non è fisicamente presente nella sala parto.

Quindi, anche per il Casentino, non si poteva lavorare (e ci rivolgiamo alla Regione che, come suggerito dal dottor Ricci, ha in mano la gestione delle risorse della sanità del suo territorio) per trovare una figura medica e renderla reperibile sempre, in caso di bisogno e poi lasciar condurre il reparto alle ostetriche che come ha detto la dottoressa, oggi fanno partorire la maggior parte delle donne?

Anche qui si dimostra la volontà (politica!) di non voler mantenere aperto il nostro punto nascita.

Chissà forse in Regione il Casentino è considerata una zona di serie B?!

Comunque… Il punto nascita è stato chiuso per la nostra sicurezza (sic!), però le donne che abitano a Chitignano o a Badia, La Verna, ma anche Corezzo, come possono raggiungere in tempi brevi e in modo sicuro l’Ospedale San Donato di Arezzo? La strada è quello che è e l’arrivo dell’inverno non aiuta. Giriamo la domanda alla dottoressa Dei che risponde:

“Le faccio l’esempio della provincia di Grosseto. In quella zona l’unico ospedale in cui si può partorire è proprio quello di Grosseto. Ci sono stati 4 casi in cui le mamme non sono arrivate in tempo all’ospedale e hanno partorito in auto o in ambulanza. Le altre donne invece sono tutte riuscite ad arrivare in tempo e sono state assistite nella struttura ospedaliera. Anche in quella provincia ci sono alcuni paesi che sono come quelli del Casentino e hanno delle strade disagiate tanto quanto le vostre.”

Sentendo ancora il dottor Ricci veniamo informati che nella zona della provincia di Grosseto, quella citata dalla dottoressa Dei, non solo sono attivissimi i comitati per la sanità, ma c’è un grande malessere (per non dire una vera e propria sollevazione generale!) derivato dalla chiusura di due punti nascita, quello di Massa Marittima, che contava circa 100 parti l’anno e quello di Orbetello che ne contava circa 300. Anche lì, proprio come da noi, la gente è stanca ed è veramente imbestialita di dover fare chilometri e chilometri per poter partorire. Poi non capiamo perché la dottoressa Dei ci porti a paragone un territorio in cui si sta vivendo una situazione di disagio. È ovvio che si guardiamo il sud Italia, o il sud del mondo il Casentino si trova in una condizione migliore.

Nel reparto maternità dell’Ospedale di Bibbiena è ancora attivo tutto il percorso pre e post parto. La dottoressa Mazzetti ci tiene a spiegare che i corsi di preparazione al parto, come l’assistenza da parte delle ostetriche alla mamma e al neonato, sono ancora attive: “Dal momento in cui il test di gravidanza risulta positivo, il reparto maternità si fa carico della futura mamma, predisponendo la sua cartella e assicurandosi che si sottoponga a tutti gli esami di routine della gravidanza. Tutte le mamme vengono invitate ad andare ad Arezzo a visitare la sala parto e una volta partorito vengono seguite a casa dalle nostre ostetriche che con la “famosa” Panda che ci è stata donata, (vorrei precisare che non serve assolutamente per portare le donne in travaglio ad Arezzo!) fanno visita 3 o 4 volte alla neomamma per vedere se tutto va bene, come sta il bambino, se la donna ha abbastanza latte, ecc.. Quindi tutto è rimasto come prima, tranne che il momento del parto. Quando la donna entra in travaglio, infatti, si recherà ad Arezzo in macchina con il proprio compagno o la propria famiglia, a meno che non stia male o abbia particolari problemi, allora, in quel caso sarà un’ambulanza a trasportarla al San Donato.”

Pur riconoscendo il grande lavoro che ancora medici, ostetriche e infermieri svolgono nel reparto maternità di Bibbiena, non ci sembra che tutto sia rimasto come prima.

Il momento più importante, quello del parto non c’è più e le donne casentinesi, dopo essere state seguite, ascoltate, rincuorate, consigliate dagli operatori del Casentino, si ritrovano a vivere il momento più intenso della gravidanza da sole, senza chi le ha accompagnate fino ad allora, hanno solo la loro cartella clinica da consegnare ai medici di Arezzo e niente altro. Anche il personale del reparto maternità di Bibbiena è stato in parte dirottato verso l’Ospedale San Donato, mentre in Casentino l’unità operativa semplice di ostetricia e ginecologia, di cui la dottoressa Mazzetti è direttore responsabile è ora composta da 3 medici e 3 ostetriche.

In un recente comunicato del PD di Bibbiena, in cui si parla di “sicurezza, qualità e garanzia” per il percorso nascita casentinese (?!?), si legge che nel reparto sarà presto attivo il servizio della chirurgia del pavimento pelvico con un medico specialista che verrà in Casentino da Arezzo per effettuare gli interventi. Purtroppo, anche se questo è un servizio in più che verrebbe (e il condizionale è d’obbligo!) erogato in Casentino, non continuiamo a capire a che cosa serve puntare su attività del genere (come la chirurgia neonatale di cui ci ha fatto un accenno la dottoressa Dei e che potrebbe essere un altro servizio forse disponibile per il Casentino) quando ci vengono tolti i servizi essenziali, come il punto nascita e tra poco l’emergenza chirurgica.

Riguardo a questo, pare, infatti che dal 2017 la “centralizzazione delle urgenze chirurgiche, inizialmente solo notturne e festive per tutto il secondo semestre 2016, nel presidio ospedaliero San Donato di Arezzo da parte degli stabilimenti di Bibbiena e Sansepolcro” giungerà “alla definizione, a partire dal 2017, di una gestione centralizzata delle sedute di chirurgia in urgenza non solo notturna e festiva ma 24h.” (Dal comunicato stampa del Piano del Direttore della Programmazione).

La dottoressa Dei ci ha detto che i comitati per la sanità, costituiti ormai in tutta la Toscana (non ci stancheremo mai di ripeterlo, il meccanismo dell’accentramento e della privatizzazione della sanità è un fenomeno nazionale e non solo casentinese o regionale!), stanno lottando in modo sbagliato perché lo fanno da “partigiani”, in modo fazioso e di parte e “non scientifico”.

Noi invece crediamo che questa sia davvero l’unica strada per farsi sentire o comunque abbiamo imparato che a stare tranquilli e a credere che “va tutto bene” non si risolve proprio un bel niente, anzi abbiamo perso il punto nascita (forse il pronto soccorso?).

Se volessimo comunque assecondare la richiesta della dottoressa Dei e lottare in modo più “scientifico”, non ci resterebbe che aspettare le prossime elezioni (anche il referendum per la sanità pubblica potrebbe essere un buon banco di prova), prendere la penna in mano e mandare a casa, in modo scientifico e ragionato, si capisce, chi in Casentino ci sta portando via, pezzo per pezzo, anche il nostro Ospedale!

(tratto da CASENTINO2000 | n. 275 | Ottobre 2016)