di Monica Prati – Sono lontani i tempi in cui ogni comune aveva il proprio automezzo per la raccolta dei rifiuti che poi scaricava direttamente in discarica. Da tempo il Casentino aveva bisogno di un servizio più efficiente, esteso e moderno, i comuni così decisero di riunirsi in forma associata presso l’allora “Comunità Montana” per gestire il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, poi subentrò la Casentino Servizi s.r.l., infine arriviamo al 2014, anno di svolta perché a partire dal 1° gennaio è cambiato tutto.
“L’ATO Toscana sud” (l’ente pubblico regionale formato dai comuni delle province di Arezzo, Siena e Grosseto) ha affidato il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani a “SEI Toscana s.r.l.” una società che dovrebbe essere a partecipazione pubblica, invece è privata, con sede a Siena.
L’azienda Sei Toscana s.r.l. in questi anni si è data un gran da fare per predisporre un sistema di raccolta che permette di affiancare alla raccolta dei rifiuti solidi urbani indifferenziati, tutte le tipologie di raccolta differenziata: organico, carta, plastica, vetro, alluminio, tetrapak. Oltre ai servizi base di spazzamento, raccolta stradale, domiciliare, svolge anche servizi accessori su richiesta dei comuni quali: rimozione diezione animali, pulizie fiere e mercati straordinari, rimozione micro discariche abusive, raccolta abiti usati ecc.
Sono stati fatti ingenti investimenti per organizzare tutta una serie di nuovi mezzi, automezzi (circa 650 in tutta la provincia), cassonetti differenziati, operatori, e addetti che fino a dieci anni fa erano inesistenti. Tutto ciò ha permesso di fornire un servizio più completo, moderno. Però come ogni medaglia ha due facce, il rovescio non è piacevole. Sin dall’inizio della nuova gestione si sospettavano e prevedevano aumenti dei costi per i cittadini, aumenti che purtroppo sono stati confermati dai dati in nostro possesso.
Prima di iniziare il nostro viaggio (non nel paese delle meraviglie) ma nell’intricata vicenda che riguarda la gestione dei rifiuti nella nostra vallata, apriamo una parentesi. Vogliamo dire che a volte non è stato facile reperire i dati occorrenti, per reticenza, scortesia, poca voglia di collaborare o altro, da parte di alcune amministrazioni. Come è accaduto ad esempio nel caso del responsabile dell’ufficio di un ente pubblico, che contattato telefonicamente, risponde che per avere i dati dei costi, bisogna mandare prima una e-mail al sindaco (risultata impossibile da recapitare) poi una al responsabile dell’ufficio tecnico, poi una ad un altro dipendente e, solo dopo tutte queste adempienze, ricontattare il responsabile dell’ufficio per avere per il rilascio delle informazioni necessarie.
A questo dipendente diciamo: “abbiamo forse chiesto la rivelazione di atti coperti dal segreto di Stato? sappiamo che in quel caso sarebbe vietata la divulgazione. Ma i documenti amministrativi possono essere visionati dai cittadini in base al principio di trasparenza!”.
Ma non basta. vogliamo far sapere a chi non ne fosse a conoscenza, alcune vicende che riguardano L’ATO Toscana sud e la SEI Toscana s.r.l.
Dopo neanche due anni dall’incarico, l’ex direttore generale dell’ATO Toscana sud è stato indagato dalla procura di Firenze, per turbata libertà degli incanti ex art. 353 del codice penale e corruzione ex art. 328 c.p. Dopo l’arresto si è dimesso, ma per la procura la gara d’appalto che ha assegnato a SEI Toscana l’appalto ventennale dell’importo di 3,5 miliardi di euro, per la gestione integrata dei rifiuti è stata truccata, per favorirla rispetto ad altre possibili concorrenti. Concluse le indagini, la procura di Firenze ha rinviato a giudizio l’ex direttore generale dell’ATO Toscana sud e altre persone coinvolte.
Per ora siamo all’inizio del processo, ma possiamo ipotizzare che se si concluderà con la decisione dei giudici di annullare la gara d’appalto, dovrà essere fatto un nuovo bando di aggiudicazione aperto anche ad altre aziende, come avrebbe dovuto essere sin dall’inizio! E tutti i soldi percepiti in questi anni da SEI Toscana s.r.l.? Dovranno essere restituiti.
Per non bastare a giugno il Presidente di SEI Toscana si è dimesso, ma le dimissioni sono solo l’epilogo di una brutta storia: il Consiglio di Amministrazione ha approvato un bilancio in perdita (anche se nell’anno le entrate da 105 comuni sono state di 150 milioni di Euro) rassicurando che la società è operativa e ha chiesto ai comuni 10 milioni di euro per i servizi svolti, ma i comuni non ci stanno, ne offrono solo 4, così il Presidente si dimette. Parentesi chiusa.
Ecco i costi effettivi di questi servizi che pagano i contribuenti e come sono ripartiti tra i vari enti.
SEI Toscana s.r.l. ogni anno a febbraio/marzo presenta un “piano di ripartizione dei costi”. Oltre alla SEI è coinvolta l’Unione dei Comuni Montani del Casentino che gestisce i servizi di alcuni comuni come ad esempio Castel San Niccolò, Montemignaio, Chiusi della Verna, Chitignano, Montemignaio, Talla. Anche questo ente rimette il conto ai comuni che sostengono le spese. Poi ci sono i comuni di Bibbiena, Poppi, Pratovecchio Stia, Ortignano Raggiolo che tramite il loro “ufficio tributi” hanno dei costi amministrativi, come ad esempio l’emissione delle bollette, i controlli, la spedizione, gli utenti, la retribuzione del responsabile dell’ufficio.
La gestione del servizio puro e semplice come la raccolta, lo smaltimento, l’organizzazione viene svolta da SEI Toscana, mentre l’Unione dei Comuni Montani svolge alcuni servizi (spazzamento di alcune frazioni e comuni) attraverso delle cooperative, le quali a loro volta rimettono il conto all’Unione dei Comuni. Infine una fetta della torta (si fa per dire) cioè il 4,6% della tassa sui rifiuti (c.d. TEFA) spetta alla Provincia.
Sommando tutti questi elementi: costi del progetto SEI, costi dell’Unione dei Comuni, costi di ogni comune, quota spettante alla provincia; si ottiene il costo totale della gestione dei rifiuti. Un costo totale che attraverso “l’imposta unica comunale”, nel cui ambito è prevista una componente denominata “tassa sui rifiuti” c.d. TARI, è destinato a essere completamente (100%) a carico dei cittadini.
Mentre prima del 2014 l’importo a carico degli utenti era solo una parte dei costi del servizio e il resto era coperto dai comuni con risorse proprie, oggi la tariffa deve coprire al 100% il costo del servizio. In definitiva in base a quanto questi enti spendono i contribuenti devono versare e le tariffe aumenteranno in base ad un contratto che prevede piccoli aumenti programmati.
I costi variano di anno in anno, però si stima che dal 1998 ad oggi gli aumenti, in alcuni comuni, sono passati dai 70 milioni di Lire… ai 165 mila Euro all’anno.
Ma scopriamo comune per comune a quanto ammontano i costi della gestione dei rifiuti:
Cominciamo dal primo comune in ordine di risposta alle nostre richieste, il comune di Poppi:
Per l’anno 2017 i costi sono stati di 1.210.989,00 Euro di cui 54.198,23 sono di spettanza della Provincia. Mentre per l’anno 2018 i costi sono di 1.214.052,00 Euro di cui 54.147,46 vanno alla Provincia di Arezzo.
Per il comune di Pratovecchio-Stia la previsione d’incasso per l’anno 2017 è di 1.007.238,94 Euro, mentre per l’anno 2018 è di 991.559,35 Euro.
Per il comune di Ortignano Raggiolo la previsione d’incasso per l’anno 2016 è stata di euro 174.000,00 per l’anno 2017 di Euro 175.000,00 e per l’anno 2018 di Euro 168.000,00.
Per il comune di Bibbiena il gettito della tassa (TARI) relativamente agli anni 2017/2018 contabilizzato in bilancio, coincide con l’ammontare dei costi complessivi del servizio rifiuti risultante dai piani finanziari relativi agli esercizi in questione.
Anno 2017, piano finanziario approvato con delibera del C.C. n. 3 del 29/03/2017, costo del servizio ammontante ad euro 1.855.189,06
Anno 2018, piano finanziario approvato con delibera del C.C. n.8 del 28/02/2018, costo del servizio ammontante ad euro 1.793.030,00.
La cartella di pagamento che il comune invia all’utente, contiene, inoltre, anche un ulteriore 4,70% quale TEFA (tributo esercizio funzioni per la tutela ambientale ex art. 19 del D.lgs 504/92 spettante alla provincia).
Non vi fate ingannare dalle leggere diminuzioni in alcuni comuni, da un anno all’altro, perché non sono dovute ad una diminuzione delle tariffe, ma al fatto che molti utenti non pagano. Per quanto riguarda i dati riguardanti i restanti 6 comuni, purtroppo non ne siamo ancora in possesso. Bisogna attendere la decisione della Giunta dell’Unione dei Comuni Montani, in ordine alla formale richiesta scritta di accesso ai documenti amministrativi presentata ex art. 22 L. 241/’90 decisione che potrebbe consistere anche nel rifiuto, se entro trenta giorni dalla richiesta non si riceve risposta.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 298 | Settembre 2018)