di Fabio Bertelli – Ormai da mesi uno dei temi caldi dibattuti nei vari consigli comunali di Bibbiena riguarda la riapertura del Centro Diurno “L’isola che non c’è”. Da più di dieci anni, grazie all’intensa attività della cooperativa sociale Koiné e alla collaborazione con il comune di Bibbiena, il Centro si adopera nel prendersi cura di ragazzi e ragazze con disabilità e nell’offrire loro opportunità di crescita, svago e tanto altro. Ormai da mesi, però, come sostiene l’accusa mossa dalla Lista di Comunità di Bibbiena (notizie si possono trovare ancora nei profili social della nostra pagina, n.d.r.), il Centro è rimasto chiuso a causa di uno spostamento di sede e di alcuni ritardi dovuti alla gestione dei locali.
Se, dunque, l’opposizione è ferma nel sottolineare la colpevolezza dei ritardi e la malsana gestione da parte del comune, di tutt’altro avviso sono il sindaco Vagnoli e gli assessori che si occupano del caso. A tal proposito, siamo andati a parlare con l’Assessore ai Servizi Sociali, Francesco Frenos, per avere la versione dell’Amministrazione comunale.
Buongiorno, partirei chiedendole se ci sono novità sulla riapertura e se ci può spiegare a cosa siano dovuti i ritardi. «Per capire a fondo il problema è necessario fare un passo indietro e comprendere la questione dalle radici. Il Centro in questione fu aperto dall’Amministrazione Bernardini. I locali che erano stati messi a disposizione del Centro avevano dei costi importanti per il Comune, in quanto quest’ultimo aveva un contratto di servizio, comprensivo anche dei locali. Nel tempo ci sono state delle problematiche riguardanti i locali ed è stato necessario un cambiamento di rotta. L’obiettivo era quello di fare qualcosa di diverso, ovvero trovare un locale dove aprire il Centro ed intestarlo al Comune. In primis, la volontà era quella di trovare un posto più grande, che potesse dare l’opportunità alla cooperativa di lavorare con spazi più ampi. Oltre a ciò, la differenza rispetto a prima è stata quella di garantire una maggiore partecipazione ad eventuali bandi futuri, in quanto i locali sarebbero stati forniti dal Comune stesso. A questo punto è iniziato l’iter per poter dare avvio a questo processo. Una volta individuato il locale, tramite un bando, sono iniziati i lavori volti a rendere agibile il luogo, attraverso una fitta collaborazione tra gli uffici comunali, Cooperativa e l’ASL. Sfortunatamente, a causa di alcuni disguidi, i tempi si sono allungati e non c’è stata la possibilità di aprire ufficialmente il centro in modo rapido come speravamo. Stiamo lavorando intensamente per cercare di ovviare questi problemi e risolvere le faccende burocratiche il prima possibile. Se vogliamo parlare di date, purtroppo, è sempre difficile cercare di dare delle tempistiche precise perché spesso avvengono degli intoppi che sono al di fuori delle nostre responsabilità. Sicuramente, l’obiettivo è quello di cercare di riaprire il Centro il prima possibile affinché possa esserci una definitiva stabilità. Se parlare di una possibile riapertura entro fine agosto è abbastanza utopico, sarebbe mia e nostra volontà quella di fare in modo che il tutto sia sistemato entro il mese di settembre».
Nel comunicato della Lista di Comunità di Bibbiena le lamentele non si limitano al ritardo. Partiamo dall’ubicazione. Come risponde alle accuse sulla mancanza di spazi esterni e la collocazione in una via troppo trafficata? «Credo che questo tipo di affermazioni siano frutto di percezioni diverse, sensazioni personali. Innanzi tutto, come ho già detto, il luogo scelto è più grande rispetto a quello precedente. E per un Centro con una visibilità così alta ciò è molto importante. Per quanto riguarda gli spazi esterni, ci tengo a dire che questi locali hanno a disposizione una terrazza esclusiva di circa 80 metri; e anche questa è una novità, e credo miglioria, rispetto alla precedente ubicazione. Oltre a ciò, un aspetto forse non conosciuto dai più è la presenza di un accesso secondario sul retro. Tale accesso porta direttamente alla stazione e dà la possibilità ai ragazzi di avere una via sicura verso il parco e, appunto, verso la stazione stessa».
Altra accusa riguarda il mancato reinvestimento di soldi che il Comune avrebbe risparmiato. In particolar modo, si chiede perché non siano state previste soluzioni temporanee che dessero continuità assistenziale. «In realtà, posso dire di non essere in alcun modo d’accordo. Il Comune ha individuato dei locali ma ad oggi per gli stessi non paga nessun tipo di affitto. Il Comune continua a pagare la stessa cifra inserita nel contratto con la Cooperativa che è comprensiva dell’affitto dei vecchi locali, i quali non sono più in capo alla Cooperativa stessa, questo per non andare a “togliere” risorse per il servizio. Quindi non vedo dove siano i “risparmi” citati. Compresa la situazione, credo che non sia neanche giusto dire che nel frattempo non si siano trovate delle soluzioni alternative. Infatti, la cooperativa Koiné, alla quale io in primis e tutto il Comune dobbiamo molto, ha continuato ad operare e a lavorare con i ragazzi. Tutti i giorni continuano ad essere fatte delle attività, come visibile anche attraverso i vari canali social. Il servizio, dunque, è rimasto aperto. Addirittura, per la prima volta, continua ad operare anche nel mese di agosto. Ciò che, purtroppo, non è disponibile in questo momento è il locale, non il servizio in sé. I lavoratori della cooperativa continuano ad operare attraverso attività esterne come il servizio all’edicola in piazzolina, il lavoro in piscina, le escursioni, i laboratori a casa Partina. Quindi, per concludere, ritengo che sia pretestuoso dire che il servizio sia terminato e che i ragazzi siano stati abbandonati a loro stessi. Ciò, ovviamente, non significa che il Comune ed io stesso non ci stiamo impegnando nel riuscire a risolvere le problematiche che hanno bloccato l’apertura del nuovo locale».

Rivolgersi ai cittadini e rispondere alle accuse su tematiche spinose e complicate è uno dei compiti che sono chiesti a coloro che ci rappresentano. Tuttavia, dal momento che non sempre tutti sono disponibili, a causa dei troppi impegni, a riuscire a trovare il tempo per farlo, dobbiamo innanzi tutto rendere il merito all’Assessore Frenos.
Ringraziando nuovamente l’Assessore per la sua disponibilità, ciò che ci riserviamo di dire è che aldilà di quelle che sono le bandiere politiche, di fronte a casi come questo non ci resta che sperare che tutti possano svolgere i propri compiti e la questione possa essere risolta definitivamente il prima possibile. Il lavoro svolto dalla cooperativa Koiné è di estrema importanza ed è fondamentale sia per i ragazzi, i quali hanno la possibilità di crescere ed essere sempre più inseriti all’interno della società, sia per le famiglie. Ci auguriamo, dunque, che tutto possa essere risolto nelle modalità previste e nel minor tempo possibile.


