Non c’è solo lo spread tra i bund tedeschi e quelli italiani. C’è anche uno spread ancora più grave: quello tra il territorio agricolo e l’edilizia, tra la tutela dell’ambiente e la cementificazione selvaggia. Negli ultimi anni sembrava essere cresciuta la sensibilità ambientale ed anche la riscoperta del valore dell’agricoltura tradizionale, sia come produzione di prodotti biologici di qualità, sia come presidio del territorio, contro le frane ed i dissesti geologici in genere. Anche in Casentino si è parlato di incentivi all’agricoltura, di mercati a km zero, come valorizzazione di quei prodotti. Ma se poi andiamo a vedere le concrete scelte urbanistiche dei Comuni, raccontano un’altra storia: tutto questo viene dimenticato e relegato ad ubbìe da intellettuali, cose da aristocratici del paesaggio

Così vediamo continue varianti agli strumenti urbanistici che aggrediscono il territorio agricolo e vanno a devastare spesso quello più adatto alle colture tradizionali, oltre che di grande valore paesistico. Purtroppo è un fenomeno generalizzato, sempre giustificato dal bisogno di “far cassa” da parte dei comuni, sempre più stretti tra l’esigenza di garantire i servizi e la mancanza di risorse. Solo che questa scorciatoia comoda di sopravvivenza ruba il futuro alle nuove generazioni ed ancora una volta scarica e rinvia i problemi dell’oggi su chi verrà e riprpone ricette già fallite nel passato e di cui già ora paghiamo disastrose conseguenze

Ne è testimonianza l’ultima incredibile variante approvata da Comune di Bibbiena che, nel dare il via ad una disseminazione irrazionale dell’edilizia nelle zone agricole, lo fa con l’esilarante motivazione del “presidio del territorio”. Insomma per i nostri amministratori si difende il territorio agricolo lottizzandolo, costruendoci case, indipendentemente da ogni attività agricola. Io, che vengo dalla Svizzera, ho una ben altra idea della tutela del territorio: una terra che ha saputo e sa dimostrare come una corretta gestione agricola, oltre a produrre lavoro, costituisce una concreta azione di difesa preventiva dai disastri ambientali, dai dissesti idrogeoligici. Possibile che per gli amministratori casentinesi l agricoltura non di nuove abitazioni, ed anzi aumentano case e, purtroppo, capannoni industriali vuoti?

Nel dibattito che si terrà lunedì 15 a Bibbiena, organizzato da SEL Casentino, mi piacerebbe che fossero presenti anche i non molti agricoltori rimasti, che, con grandi sacrifici, sono gli unici che davvero presidiano il territorio e forniscono prodotti genuini ed a costi accessibili Pochi giorni fa i media davano la seguente notizia: Da ricerche internazionali è emerso che l’Italia vive al di sopra delle sue possibilità. Voi direte, che questa è una storia risaputa detta e ridetta anche
a sproposito. Ma la novità sta nel fatto, che “il vivere al disopra delle proprie possibilità” si riferisce al mondo materiale, non al’economia, ovvero l’Italia come paese utilizza in modo poco efficiente
le materie prime compresi i prodotti agricoli-forestali.
In parole povere: l’ Italia produce poco più del 20% del proprio fabbisogno. A breve-medio termine dovremmo inventarci un nuovo “capitalismo”, una nuova economia, una nuova agricoltura e una nuova globalizzazione basati sui bisogni degli esseri umani! Non è l’uomo a doversi adattare al economia, ma l’economia, nel senso più ampio, si deve adattare al uomo. Quindi: più agricoltura ecosostenibile, più industrie rispettosi del ambiente, più società solidale. Meno speculazione, meno finanza, meno eserciti, meno burocrazia, meno prodotti inutili e quindi meno rifiuti e inquinamento.
Forse, come programma vi sembrerà un po ambiziosetto, ma, senza ambizioni, non ne usciremo da questa crisi! E cominciamo dai territori, dai Comuni ad applicarlo concretamente!

Jurg Brunner, delegato regionale CIA Toscana e iscritto SEL