di Monica Prati – Tanti i racconti legati ad uno dei più conosciuti luoghi di culto e preghiera del Casentino, molti anche legati al periodo della Seconda Guerra Mondiale. Quest’anno si ricorda il 75° Anniversario dell’anno più terribile.
«…Tra i tanti racconti che ho ascoltato, uno in particolare mi ha toccato nel profondo. Estate del 1944 è l’ 8 agosto nel Convento di Santa Maria del Sasso. Da pochi giorni si è festeggiato solennemente San Domenico. Ma un terribile evento sta per sconvolgere il Santuario…». Inizia con queste parole la testimonianza di Padre Giovanni Sidoti, che oggi vuole ricordare Padre Rosario Mirabene raccontando la sua storia.
«Padre Rosario Mirabene era nato a Matera il 9 ottobre del 1912. A 17 anni entrò come novizio nella Provincia Romana. Il 29 giugno del 1937 venne ordinato sacerdote. Subito è presente in numerosi conventi: Pistoia, Firenze, Roma. Fervido animatore dei giovani nella Parrocchia del Rosario ai Prati. Ottimo insegnante di matematica e scienze al “Collegino” di Arezzo. Purtroppo arriva la guerra, lo studentato si trasferisce al Convento di Bibbiena e il noviziato con i colleghi di Arezzo viene ospitato al Convento francescano de La Verna. Padre Rosario, in qualità di economo, si prodiga per il sostentamento dei giovani frati. Sia testimoni oculari, che le stesse cronache dello studentato di quegli anni raccontano di come Padre Rosario si affaccendasse per fare rifornimenti di vettovaglie, medicine e quant’altro servisse ai frati de La Verna.
L’8 agosto del 1944 io e la mia famiglia, le monache, i frati, eravamo tutti nel chiostro della Chiesa di Santa Maria del Sasso, che ospitava all’incirca 350 persone rifugiate. In quel periodo erano iniziati i bombardamenti e insieme ad altri sfollati avevamo trovato rifugio nella cantine. Premetto che Santa Maria Del Sasso è sempre stata “protetta” e sicura perché, essendo presente l’ospedale di Bibbiena e la Croce Rossa tedesca, sui tetti era stata posta una enorme “croce rossa” per avvisare i militari che quello non poteva essere obiettivo di guerra. Nel 1944 la battaglia era giunta al culmine, per cui alzando gli occhi al cielo, dal convento, si vedevano sfrecciare granate, fuochi incrociati di bombe, tra i tedeschi qui vicino che puntavano verso sud e le truppe che da Rassina miravano e bombardavano verso nord. Qualche granata è scoppiata anche qui vicino. Un giorno io e mia sorella aravamo fuori a guardare le granate cadere, quando una di esse è caduta vicino a noi. Una scheggia mi ha sfiorato la testa – dice Padre Giovanni sorridendo. – Alcune voci dicono che Padre Rosario Mirabene, stava alla Verna insieme ad altri frati di Arezzo e insieme ad altri collegiali che essendo del sud e dovendo tornare a casa, non erano riusciti a partire in tempo, perché in mezzo c’era la Linea Gotica e quindi quei pochi che non erano riusciti ad andare via i frati li portarono su a La Verna.
Qui a Santa Maria, Padre Rosario sarà venuto tre volte. Io ricordo proprio il giorno in cui è accaduta la tragedia. Quel tragico giorno dell’8 agosto del 1944, dopo pranzo lui era qui, nel chiostro dove siamo noi adesso – prosegue Padre Giovanni visibilmente commosso – me lo ricordo bene anche se avevo solo otto anni, perché sono quelle cose che ti segnano. Aveva gli occhiali da sole, un bel viso luminoso e spiegava a tutti i frati, i collegiali, cosa stava facendo a La Verna, dicendo che sarebbe tornato su con delle vettovaglie: una trentina di pesche e dello zucchero. Ci salutò sorridendo e partì. Intorno alle sedici del pomeriggio arrivò una notizia tragica: “Hanno ucciso Padre Rosario al ponte di Campi!” tutto il convento entrò in agitazione tra l’incredulità generale e lo sgomento, perché l’avevamo visto poche ore prima, ci pareva impossibile che il giovane confratello giacesse esanime sulla strada. Don Pendolesi, il cappellano di allora, un cappellano da battaglia perché, i Bibbienesi se lo ricordano bene, si dava tanto da fare, si mise in movimento per recarsi sul luogo della tragedia.
Recatosi al comando di Bibbiena per chiedere un’autoambulanza, i tedeschi lì presenti, tergiversavano, minimizzavano. Dopo molte ore riuscì ad avere una specie di ambulanza dalle sedici e trenta in poi, fino a tarda notte. C’era una certa ritrosia ad andare sul posto perché lì c’era un tedesco che faceva la guardia al corpo di Padre Rosario, perché non si avvicinasse nessuno. La ricostruzione dei fatti più attendibile e vicina alla realtà è questa – dice Padre Giovanni – andando verso La Verna, prima del ponte sul Corsalone, Padre Rosario si fermò ad una casa prospiciente all’inizio del ponte. Entrò e c’erano dei tedeschi, chiese un bicchiere d’acqua, i tedeschi vollero subito sapere chi era, cosa faceva, cosa trasportava con sé. Volevano che lasciasse tutte le vettovaglie, ma lui obiettò dicendo che doveva assolutamente portare i viveri su a La Verna perché c’erano delle persone rifugiate che aspettavano con urgenza da mangiare. Ci fu un diverbio, dopodiché Padre Rosario riprese il suo cammino, ma mentre si trovava a metà del ponte di Campi, un tedesco lo inseguì in bicicletta e all’improvviso sparò tre mitragliate che lo colpirono alla testa, al torace e alla schiena. Probabilmente il primo colpo lo uccise.

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Alcuni dicono però, che i colpi furono sparati a distanza di tempo e ciò fa supporre che il tedesco lo aveva colpito una volta alla testa, poi si era avvicinato per finirlo sparando altri due colpi. La notizia che arrivò al convento suscitò un’enorme impressione. Don Pendolesi riuscì a riportare il corpo al convento intorno a mezzanotte e mezza. Gli studenti, riportano le cronache, (dando una ricostruzione un po’ diversa) aspettarono fino a mezzanotte poi andarono a dormire e il corpo arrivò la mattina dopo. Io ricordo benissimo che noi ragazzi restammo svegli fino all’una. Davanti al cimitero c’erano una quarantina di persone che aspettavano la salma e anch’io aspettavo, però quando il corpo arrivò non mi permisero di avvicinarmi e, anzi, a noi ragazzi ci ordinarono di andare nei dormitori. La mattina dopo fu fatta una cerimonia e non è sicuro se poi la sepoltura ci fu il 9 agosto o il giorno dopo, perché a quei tempi non era facile nemmeno trovare una cassa da morto. Padre Rosario fu sepolto nella cappella del Monastero.
Il movente dell’omicidio è ancora avvolto nel mistero. Alcuni dicono che il tedesco che lo uccise fosse ubriaco. In quel periodo i tedeschi si sentivano nemici in terra nemica, avevano paura di tutti e vedevano in tutti potenziali “spie”. Padre Rosario Mirabene è stato scambiato per una spia, così ha confessato il tedesco che lo ha brutalmente ucciso e così ha confessato quello che faceva la guardia al corpo esanime, dicendo: “spia! spia! spia!” pensare che i tedeschi provassero odio nei suoi confronti perché non voleva lasciare i viveri o perché lo credevano una spia a questo punto non serve a cambiare le cose. Uno di essi lo inseguì e lo uccise – conclude Padre Giovanni amareggiato.
Quest’anno ricorre il 75° Anniversario della scomparsa e noi vogliamo commemorarlo l’8 agosto sul luogo della tragedia. Vogliamo ricordarlo perché Padre Rosario ci ha trasmesso lo spirito di sacrificio, il coraggio che oggi anima la nostra comunità domenicana. L’amore e la dedizione per i giovani, per le vocazioni. E noi siamo sicuri che questo Servo di Dio, buono, fedele, prende parte in cielo alla gioia di Nostro Signore.»

(tratto da CASENTINO2000 | n. 306 | Maggio 2019)