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lunedì, 28 Novembre 2022

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Ma dove passa la Via Romea?

di Matteo Bertelli – Nel maggio scorso è stato pubblicato un piccolo volume, apparentemente di pura curiosità storica, riguardante la famosa via “Romea-Germanica”, la via che fu costruita secoli e secoli fa per collegare la lontana e cattolicissima Germania alla meta di ogni buon pellegrino che si rispetti, Roma. Un libro interessante che ha sciolto molti dubbi sui contorti passaggi che questa strada sembrava percorrere, dando uno specifico tracciato di questo lunghissimo percorso che tocca anche le nostre terre. Il percorso descritto, però non ha convinto per nulla uno studioso delle nostre parti, Giorgio Innocenti Ghiaccini, che da venti anni studia l’argomento, frugando in biblioteche polverose, traducendo il latino, studiando libri e libri di autorevoli storici e infiniti documenti antichi con cui sostenere le proprie tesi.

Per lui: “La via Romea-Germanica: dal Brennero a Roma, sui passi degli antichi pellegrini (il libro di cui abbiamo accennato) ha commesso un terribile sbaglio (che sia stato voluto o meno lo lasciamo decidere alla vostra propensione all’aderire a varie teorie del complotto!) nel decidere dove far passare la via nel tratto da Campi a Subbiano.” Si, decidere, non spiegare o mostrare, perché, sostiene Ghiaccini: “Quel tratto di strada è stato inventato a tavolino, cambiando il passaggio originale con uno più tortuoso e più lungo, però più bello al giorno d’oggi”. La via, che dovrebbe passare in zone dove adesso sorgono prefabbricati e altre artificiosità è invece stata fatta passare per i bei boschi e campi intorno a Chitignano, tagliando così fuori Rassina a favore di questo bel paesino casentinese.

Una delle due domande che sorgono spontanee immediatamente dopo questa premessa è: Perché prendere le parti di Ghiaccini, invece di credere a ciò che è scritto nel libro? La risposta ce la dà in maniera chiara lo stesso studioso, mostrandoci le pile di fogli e libri che ha studiato per far sapere al mondo qual è il vero tratto che i vecchi pellegrini, armati di tunica, bastone e Bibbia, percorrevano per andare a Roma, per purificarsi dei loro peccati. “Leggendo nel libro, notiamo come facilmente le incongruenze vengano a galla: ci fanno passare da viottoli nei boschi, campi coltivati e vie tanto suggestive quanto improbabili, montate ad arte, senza nemmeno un lieve sentore di documentazione, per deviare un’imponente via solcata da migliaia e migliaia di sandali ogni anno.”

Per far valere la sua opinione ci mostra i regesti camaldolesi e altri documenti in un latino già volgarizzato e difficile da comprendere che lui ha tradotto, dove è scritto chiaramente che la via Romea aveva tutt’altro percorso da quello indicato nel libro. Qui è citata chiaramente Arcena, località vicino a Pollino, dove era situato un ospedaletto per far riposare i viandanti e da lì è mostrato chiaramente come la strada prosegua per Rassina continuando, tra guadi e ponti, fino all’ospedaletto successivo di Spedaletto, appunto, e poi a Subbiano. Oltre a questo, a sostenere le tesi di Ghiaccini ci sono le distanze calcolate dall’abate Alberto di Stade, il quale, in una mappatura piuttosto dettagliata per l’epoca, spiegò quali erano i luoghi di ristoro, nonché le tappe del lungo viaggio, e quanto distavano tra loro; le otto leghe che dividono, secondo i suoi scritti, Campi e Subbiano, corrispondono ai 14 chilometri che si percorrono restando nella valle bassa, attraversando il ponte di Arcena o guadando l’Arno, discorso che non vale per il percorso che è stato creato nel libro, lungo 5 km in più.

Una volta risolta la controversia storica ci troviamo di fronte ad un problema ben più importante. Infatti, vista l’ufficialità degli studi del libro sopracitato, l’Unione Europea potrebbe eventualmente destinare alcuni fondi proprio al comune di Chitignano per la valorizzazione della Via Romea, ma a dire di Ghiaccini questi fondi spetterebbero invece al Comune di Castel Focognano, dovendo in origine la strada passare da Rassina e non da Chitignano, come ci ha spiegato lo storico casentinese.

Il libro è l’unico documento ufficialmente pubblicato riguardante l’argomento via Romea in Casentino, un documento storico che, se le tesi di Ghiaccini fossero confermate, potrebbe (per un eventuale sbaglio di 5 km del percorso) privare Rassina di un importante ausilio economico e di una maggiore notorietà turistica, a favore di un comune che non ha certamente colpe, ma che, secondo gli studi di Ghiaccini, non avrebbe nessun merito storico sul passaggio della Via Romea.

Un tema sicuramente di grande interesse, quello proposto dal nostro studioso casentinese che merita di essere approfondito, se non altro per fare luce su una delle strade più famose sulla quale, uomini, pentiti e credenti hanno camminato, scrivendo un pezzo della nostra storia.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 277 | Dicembre 2016)

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