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lunedì, 28 Novembre 2022

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MABO: con la politica che pensa ad altro, speriamo nella “botta di culo”

di Mauro Meschini – “A volte ritornano”. La conosciuta massima sembra calzare a pennello anche per la crisi della MABO, di cui si parla, quanto basta ma non troppo, da anni; ma che non è mai stata al centro di una reale riflessione e di un vero confronto soprattutto in Casentino.
Quelli che sono, purtroppo, ben chiari a tutti sono gli effetti che questa vicenda ha prodotto: lavoratori a casa, disoccupazione, ore e ore di cassa integrazione, tante aziende fornitrici trascinate nel fallimento.
Adesso sul sito dell’azienda è stato pubblicato il bando per la dismissione dei complessi produttivi ed asset aziendali. Si sta seguendo quindi la strada formale prevista in questi casi sotto la gestione di un commissario straordinario.
Non abbiamo visto altri interessarsi della MABO negli ultimi mesi e anni: amministratori locali e politici regionali, al di là delle dichiarazioni di circostanza, sono stati prudentemente lontani dal Casentino ed anche il Governatore Rossi, nella sua visita pastorale del 2014, ha accuratamente evitato di fare una sosta nell’azienda della Ferrantina, dove già da tempo si stava facendo i conti con una situazione difficilissima.
A questo punto anche il sindacato, unico che abbia almeno in questi giorni di nuovo posto in evidenza la questione, pare alzare le braccia e affidarsi alla Provvidenza. Questo appare il senso del comunicato uscito ieri in cui si fa un ultimo appello a favore, soprattutto, del futuro occupazionale di molti lavoratori.
Sì, forse sperare nella Provvidenza è rimasta l’ultima carta da giocare preso atto del totale disinteresse dimostrato dalla politica verso una realtà che, in tempi di vacche grasse, è stata corteggiata da amministratori e dirigenti di partito.
Adesso tutti girano la testa da un’altra parte e appaiono impegnati in ben altre questioni.
Per dare l’impressione e un senso al desolante panorama politico casentinese, continuano a sfornaren modelli di riorganizzazione e pianificazione territoriale che non hanno senso, se non quello, unico sicuro, di vedere spendere ulteriori risorse pubbliche per mantenere in vita livelli amministrativi, come l’Unione dei Comuni, fonte di inefficienza, spreco e, soprattutto, ormai ostaggio da mesi di una faida che la rende, oggettivamente, non più credibile.
Ma è molto più facile, anche per Mister 18.000 preferenze, tentare di allungare l’agonia dell’Unione o santificare le improbabili potenzialità della ciclopista, invece di confrontarsi con le reali necessità del territorio e con problemi, spesso nati dalle pessime scelte del passato, che adesso sono arrivati ad un punto di non ritorno.
Ci eravamo permessi qualche anno fa di chiedere il perché del silenzio sulla vicenda MABO, mentre in altri casi si erano tenuti ben altri comportamenti. Allora non abbiamo avuto risposte, oggi, probabilmente non avrebbero senso e sarebbero inutili.
Non ci resta quindi altro che sperare in una “botta di culo” anche per il futuro dell’azienda di Bibbiena, visto che quelli che pretendono di “guidare” il Casentino, un minimo di progetto per il futuro non sono in grado di proporlo.

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