di Marco Alterini – Dopo essere stato assente da alcuni mesi con la mia rubrica torno a scrivere in occasione della mia rielezione a presidente Confesercenti per la vallata del Casentino. Sono stato rieletto il 29 gennaio e quella di ricandidarmi per l’ennesima volta è stata una decisione sofferta, in quanto penso che si dovrebbe dare spazio ai giovani, ma ho pensato che fosse necessario per in tempi difficili che stiamo attraversando, dove i piccoli imprenditori del commercio sono sempre più in difficoltà, sempre più demotivati e in preda al pessimismo.
I motivi quelli del settore li conoscono bene: alla storica concorrenza della grande distribuzione si è unita quella dei giganti del web, se prima il consumatore disertava i nostri borghi e centri storici per i capannoni periferici dei supermercati, oggi acquista dal divano di casa a prezzi che spesso sono difficili da eguagliare, per versare i suoi soldi a multinazionali che hanno sede estera e non pagano le tasse in Italia. Molti pensano che il negozio di vicinato sia destinato a sparire dal mercato, da questo deriva il pessimismo della categoria, ma io sono convinto del contrario e questo mi ha spinto a ricandidarmi.
L’Italia è ormai una nazione post industriale, molte grandi industrie, di fatto, si sono trasferite all’estero, molte di queste sono state acquistate da imprese straniere, la maggior parte di beni essenziali viene ormai prodotta all’estero, il nostro paese si sta sempre più concentrando sui servizi. È opinione giustamente diffusa che nel futuro economico del Belpaese avrà sempre più peso l’offerta turistica, per la nostra ricchezza ineguagliabile nel mondo di storia e opere d’arte, dagli etruschi a Roma antica, per passare a medioevo e rinascimento, fino al ’900, dove ci siamo distinti in tutti i settori artistici, pittura, scultura, architettura, musica e lirica, senza dimenticare il settore scientifico, dal telefono all’atomo, fino al primo computer di Olivetti.
Se vogliamo puntare su un aumento dell’offerta turistica, questo si giocherà principalmente sulle province, le classiche città d’arte come Roma, Firenze, Venezia, ecc. di visitatori ne hanno saputamente fin troppi, e per incrementare il turismo nelle nostre province dovremo salvare i nostri borghi e centri storici, è qui che il turista, soprattutto quello straniero, trova il made in Italy più autentico e quella qualità della vita che non trova più nelle grandi metropoli. Prendiamo l’esempio del nostro Casentino, nei nostri borghi, dove non mancano monumenti e opere d’arte che risalgono fino al medioevo e oltre, la vita scorre ancora ad una velocità a misura d’uomo, l’inquinamento è scarso o assente, è possibile gustare buon cibo tipico a km 0, ci si sposta facilmente da un paese all’altro, 5 km si fanno ancora in 5 minuti di auto, è possibile fare sport all’aria aperta immersi in una natura che in molti luoghi è ancora incontaminata, abbiamo anche il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Abbiamo detto che per raggiungere questo obbiettivo è necessario che sopravvivano i nostri borghi e centri storici come entità attive e vitali, non abbiamo bisogno di “musei” congelati nel passato e questi sopravvivono solo se sopravvivono i loro negozi di vicinato. Questa realtà, nella sua semplicità, la dovrebbero capire anche i nostri amministratori sostenendo in vari modi, per esempio con sgravi fiscali e incentivi agli investimenti, la sopravvivenza dei negozi esistenti e l’apertura di nuovi . Dovrebbero avere una visione più rivolta al futuro e meno al contingente, non preoccuparsi solo di salvare il posto nelle solite poltrone. Per quanto detto finora sono sicuro che il piccolo negozio possa avere ancora un futuro, ma come ho detto all’inizio dell’articolo noto che i piccoli imprenditori sono sempre più demotivati e pessimisti, presi dalle difficoltà del contingente, che riconosco non essere poche, non sanno più cosa è un Centro Commerciale Naturale e cosa occorre fare per mantenere in vita un centro storico, quali possono essere le iniziative di sostegno e quando occorre fare sistema tutti insieme.
Questo, di guidare e informare, è il compito che mi prefiggo come presidente insieme al nuovo direttivo eletto con me, per questo motivo ho accettato di ricandidarmi e ringrazio tutti coloro che mi hanno votato. Anche le associazioni di categoria, compresa la mia di Confesercenti, devono ricominciare a investire sui Centri Commerciali Naturali, anche se i tempi sono difficili, pure per i corpi intermedi, e le risorse sempre meno.
Il 29 gennaio, giorno della mia rielezione e di quella del nuovo direttivo, era presente nella sede Confesercenti di Poppi Sandro Sassoli come presidente del GAL Consorzio Appennino Aretino, del cui consiglio di amministrazione faccio anch’io parte, per presentare il nuovo bando rivolto a investimenti produttivi non agricoli in aree rurali, dove possono partecipare ristorazione, negozi di vicinato, turismo, artigianato agroalimentare. Il fondo a disposizione è pari a 900.000 euro salvo ulteriori integrazioni, il sostegno pubblico è concesso nella forma di contributo in conto capitale e il tasso di sostegno è pari al 40%, se l’impresa è composta da giovani, donne, o in zone svantaggiate, il tasso di sostegno passa al 60%.
Questo bando del GAL può essere un valido sostegno per i negozi di vicinato e tutte le piccole attività dei nostri borghi e noi di Confesercenti siamo a disposizione per approntare le pratiche.


