Le problematiche relative all’operazione ‘Mare Nostrum’ sono giunte anche in Casentino. In questi giorni infatti Stia e Montemignaio sono stati interessati dall’arrivo di un primo gruppo di 32 clandestini provenienti dal centro di accoglienza di Lampedusa, transitati tramite Livorno e diretti a Stia, e da un secondo gruppo di 25 immigrati provenienti da Bologna e diretti a Montemignaio. In entrambi i casi se ne evince la logica ‘di collocazione’: accogliere gli immigrati nei centri minori anzichè dotarsi di una unica grande struttura presso
un grande centro. Logica che – a detta di chi la difende – dovrebbe favorire l’integrazione provvisoria ma che è stata deliberata nella più totale assenza di dibattito nelle opportune sedi istituzionali locali, con la totale rinuncia da parte della politica Casentinese di esprimere una posizione in merito.”, questa la denuncia di Federico Dini, responsabile della sezione casentinese di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale e consigliere comunale a Montemignaio.
“Questa decisione, assolutamente arbitraria, potrebbe dar seguito ad una situazione estremamente complessa per un tessuto sociale – quello casentinese -già stremato dalle difficoltà della crisi. Gli elementi di complessità si inseriscono nel più ampio quadro di una situazione nazionale che sta diventando ingestibile in quanto a numeri e costi. Le preoccupazioni e l’avversità dimostrata per mesi da Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale trovano infatti conferma nei dati forniti dal Ministero: 13.000 immigrati giunti in Italia nel 2012, che salgono a 42.925 nel 2013 e sfiorano i 50.000 durante i primi 6 mesi del 2014. Ad oggi i dati provvisori parlerebbero di 80.000 ingressi censiti, ai quali vanno aggiunti i già presenti 3 milioni.”, prosegue Dini.
“L’accelerazione verso una società multiculturale richiederebbe a monte una accelerazione delle politiche a tutela della Identità Nazionale, oltre ad una seria presa di coscienza delle problematiche sociali che si vanno a creare con un aumento sensibile di immigrati nella società. Per questo processo non ‘governato’ ma solo passivamente ‘subito’, che non lascia loro i necessari tempi di integrazione nel tessuto sociale, si verranno a creare ulteriori future povertà sociali. E’ la constatazione del totale fallimento delle politiche improntate ad un ‘finto buonismo’ della sinistra e dei loro alleati al governo nazionale, colpevoli di aver varato politiche irresponsabili senza calcolare i costi delle risorse, a partire dal personale e dai materiali necessari alle forze dell’ordine, il cui costo è stato stimato in circa 300.000€ al giorno a fronte di una costante insufficienza nella gestione dell’emergenza”.
“Proviamo a prendere in considerazione un aspetto materiale come quello economico e pertanto facilmente quantificabile”, rilancia Dini: “Per ciascun immigrato vengono elargiti tra i 30 ed i 40€ al giorno (per pasti e pernottamento) da parte dello Stato alle strutture ospitanti. A questi vanno aggiunti 2,50€ al giorno pro capite e 15€ di ricarica telefonica ogni tanto. I conti giornalieri, di massima, sono presto fatti:
50.000 x 32,50 € corrispondono a 1.625.000€ al giorno! E’ certo che un dramma sociale come questo non si può ridurre a numeri, ma come possiamo accettare che lo Stato destini una media di 975,00€ al mese ad un immigrato ed al tempo stesso milioni di italiani sono costretti ad arrivare alla fine del mese con pensioni minime da 475,00€ o con pensioni di invalidità di 275,00€/mese? Per non parlare poi dei disoccupati, dei giovani con contratti atipici con stipendi di 700€ mensili; di un sistema fiscale che strangola imprese e categorie. Occorre ripartire da tutte queste considerazioni per recuperare quel sentimento di appartenenza basilare per riportare il cittadino al centro dell’azione dello Stato. Uno Stato che sia prima solidale con i propri cittadini, poi – quota parte – aperto anche alle criticità mondiali”.
Fratelli d’Italia