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giovedì, 30 Giugno 2022

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Maria Rossi: pane, amore e… musica!

di Elisa Fioriti – L’esordio del 19 ottobre a Vigevano con la band “Thegiornalisti” (no, nessuna fake news!), data zero del loro Love Tour, non è che una delle tappe della carriera tutta in ascesa della musicista casentinese Maria Rossi. Ascoltiamola raccontarsi per noi nell’intervista.
Com’è nata questa vostra collaborazione? «Risale tutto all’anno scorso, quando a Milano prima, Teatro degli Arcimboldi, e a Padova poi, Gran Teatro Geox, l’orchestra di cui allora facevo parte si è esibita suonando, in contemporanea alla proiezione, le musiche di La La Land, il pluripremiato film con Ryan Gosling e Emma Stone. Cinema e musica, due arti all’unisono: non avevo mai partecipato a spettacoli del genere, che stanno riscuotendo un grande successo di pubblico; a Firenze, ad esempio, dove vivo attualmente… perlomeno quando non sono fuori per lavoro o in tournée, è stato messo in musica al Mandela Forum Il Signore degli anelli. Altrove i film di Harry Potter».
Un mondo dei sogni, quello di La La Land, che si è tramutato in una ben concreta occasione lavorativa… «Alcuni musicisti dell’orchestra li riconoscerete vedendoli suonare nel video del terzo singolo, New York, estratto dall’ultimo album dei “Thegiornalisti”, Love. È così che la produzione del tour, che dell’album porta il nome, ha potuto conoscermi, contattandomi per offrirmi l’opportunità di suonare insieme a Tommaso Paradiso e la band. L’idea, infatti, era di arricchire la musica delle loro canzoni con un quartetto d’archi, un trombone e una tromba. E la trombettista scelta… sono io!».
Hai avuto difficoltà, come musicista classica, ad avvicinarti alla musica leggera? «Benché abbia alle spalle una formazione prevalentemente classica, amo spaziare fra i generi senza pormi limiti: ciascun tipo di musica ha qualcosa da insegnare, e io suono e ascolto di tutto… tranne il metal, lo confesso, ma certo non per pregiudizio. Sono entusiasta di questa esperienza: lavorerò con professionisti validi e competenti, tecnici e fonici di artisti del calibro di Vasco Rossi; il nostro produttore è lo stesso di Fedez. Già dai primi giorni di prova del tour, a inizio settembre, a Roma, all’interno del gruppo si è instaurato un clima positivo, d’intesa. I “Thegiornalisti” li ho incontrati la prima volta lì alle prove: la celebrità non ha intaccato il loro modo di fare; sono sempre disponibili, attenti, aperti a cambiamenti e suggerimenti per migliorare».

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È una fortuna trovare un’ambiente di lavoro simile, specie in un campo competitivo come quello musicale, no? «È normale che, alzandosi il livello, la competizione cresca. Nella musica, e altrove. In Italia può influire la scarsa frequenza con cui, rispetto all’estero, vengono banditi concorsi e audizioni per ottenere un posto stabile in un’orchestra. I miei insegnati mi esortano a spostarmi all’estero, dove maggiori sono le opportunità e le garanzie di lavoro. Lo sto valutando. Intanto mi preparo per un’audizione a Bolzano, studiando nei momenti di tempo che riesco a ricavare, sempre meno ora che sarò in giro per l’Italia con il Love Tour».
Ti confronti volentieri con gli altri musicisti? «Il confronto con gli altri arricchisce, ma occorre un atteggiamento, uno spirito costruttivo. L’amico con cui ero solita esercitarmi con il mio strumento, suonando entrambi la tromba, si è rivelato un impagabile compagno di studio, e altrettanto suppongo di essere stata io per lui: ci completavamo a vicenda, esaminando con sincerità i nostri pregi e difetti, compensando l’uno le mancanze dell’altro grazie ai rispettivi punti di forza. Io rifuggo da forme non sane di competizione. La musica sta al primo posto. E un’arte così nobile, eterea, che parla universalmente al cuore della gente va tenuta alla larga da invidie e dispetti: non si tratta di una gara volta a dimostrare a ogni costo, pure a scapito di qualcuno, di essere il migliore. Perché ingelosirsi o provare rancore, quando sappiamo di aver dato il massimo? Ben vengano i grandi musicisti! La musica è un dono agli altri. Semplicemente da accogliere».
Può, quindi, la musica renderci migliori come persone? «Sarà che ho incontrato nel mio percorso di formazione insegnanti capaci davvero di farmi crescere sia musicalmente sia emotivamente, aiutandomi non solo a risolvere i problemi tecnici, ma ad affrontare tensioni, paure, lo stress di essere sempre sotto giudizio. Il giudizio di vari ascoltatori: una giuria di concorso, il pubblico in sala, i propri cari, il proprio giudizio. Sì, attraverso la musica i miei insegnanti mi hanno aiutata a comprendere il mondo che avevo dentro e a comunicare all’esterno questo sentire interiore. La musica, il che la fa amare intensamente, ci (ri)avvicina alla nostra essenza umana, al profondo del nostro animo. Ci guida a un cammino d’introspezione, nonostante le distrazioni con cui tenta di confonderci la società in cui viviamo. La musica fa emergere i nostri lati più positivi. A scuola (mi è capitato di sperimentarlo da insegnante oltre che da allieva), ecco il bulletto di turno allenare, facendo musica, la sua sensibilità, o ecco i timidi imparare a esprimersi, la classe fare gruppo. La musica unisce. Ripenso a quando ho iniziato a frequentare le Superiori: per me che venivo dal Casentino il Liceo Musicale, ad Arezzo, rappresentava il cambiamento, la svolta, e un po’ spaventava. Invece mi sono ritrovata in un ambiente stimolante e creativo! Di pomeriggio tutte le classi, dalla prima alla quinta, si univano dando vita a un’unica realtà nell’orchestra. C’erano poi gruppi di musica da camera, d’insieme…».
Insieme: la parola giusta. «Le differenze fra noi non si percepivano. Ho visto concretizzarsi la mia idea di musica. Al Conservatorio è stato lo stesso: ho studiato alla Scuola di Musica di Fiesole, partecipando all’Orchestra Giovanile Italiana e all’Orchestra del Maggio fiorentino, e a Siena per il titolo magistrale».
Quasi da non sentire i sacrifici dell’impegno? «Non parlerei di sacrifici, giacché mi dedico alla mia passione. Ovvio, la vita da musicista comporta che stia lontano da casa, da famiglia e amici, per periodi più o meno lunghi. Però spostandomi, entro in contatto con nuove persone, nuovi posti, culture, tradizioni. Amo viaggiare, divento cosmopolita. E se in futuro prevarrà l’esigenza di stabilità, di un riferimento fisso, farò scelte diverse. Adesso non voglio perdere nessuna occasione di crescita. Due anni fa, ad esempio, sono stata un mese in Cina con un’orchestra ucraina (salvo un paio di ragazze italiane con cui parlare la mia lingua) tutta al femminile: che esperienza straordinaria! Con alcune del gruppo, di Kiev, che vorrei andare a trovare quando avrò tempo, avevamo l’intenzione di andare a studiare a Vienna».
Resti legata al Casentino? «Molto. È qui che sono cresciuta, nel segno della musica, con la Filarmonica di Pratovecchio, seguendo le orme di mio padre. Lui, direttore delle bande di Pratovecchio, Rassina, Subbiano, Poppi, insegnante e musicista compositore per l’Associazione “Quinte tra le Note”, con mia madre, ha trasmesso a me e i miei fratelli, Adamo, che studia violino al conservatorio di Firenze, e Susanna, sassofonista e prossima infermiera, l’amore totale per la musica. Siamo… figli d’arte! Oltretutto io e lui abbiamo in cantiere la produzione di un disco insieme: mio padre si occupa della parte musicale, io, con il contributo anche di mia mamma, scrivo i testi, sebbene non mi trattenga nell’esprimere le mie opinioni, dando degli spunti. Il nostro rapporto è speciale, doppiamente legati dalla musica».
Sogni nel cassetto? «Ero appena una bambina, quando alla classica domanda “Cosa vorresti fare da grande?” risposi che di sogni ne avevo tre: suonare la tromba, cantare, e il terzo… sul momento non lo ricordavo! Comunque era dedicarmi alla fotografia. Nel sogno di suonare la tromba ci ho investito il mio futuro e lo sto portando avanti. Da un anno e mezzo ho iniziato a cantare: l’idea del canto è partita come una valvola di sfogo in un periodo complicato. Anno scorso ho partecipato a “Sanremo New Talent”, arrivando in finalissima, benché non l’abbia vinta: è stata una soddisfazione; avevo preparato anche un’esibizione con la tromba. Nel canto, infatti, riesco ad avvicinare la musica classica e la musica pop e leggera. Per questo vorrei imparare a suonare la chitarra. Ma mi piacerebbe anche insegnare a suonare la tromba. Le esperienze d’insegnamento che ho fatto ad Arezzo, alle scuole elementari, e a Capolona, anno scorso alle medie, mi hanno permesso di capire la bellezza e l’importanza di trasmettere alle generazioni di domani il prezioso valore della musica».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 300 | Novembre 2018)

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