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venerdì, 1 Luglio 2022

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«Meglio il posto fisso, ma…»

di Melissa Frulloni – Nello scorso numero di CASENTINO2000 ci eravamo chiesti: “Meglio il posto fisso o un mojito?” Il titolo (provocatorio) che avevamo dato alla copertina di Maggio, voleva scuotere e far riflettere su un tema attualissimo che sta imperversando sulla stampa nazionale e anche su quella locale. Sì, perché importanti cambiamenti stanno attraversando il mondo del lavoro, anche nella nostra vallata, soprattutto se messi in relazione ai giovani e alle giovani casentinesi.
D

opo le esternazioni di Briatore, dello chef Alessandro Borghese, ma anche della lettera di uno dei suoi ex collaboratori che denunciava turni massacranti in cucina e una stipendio da fame, non potevamo non tornare sull’argomento. Così abbiamo pensato di parlarne con i diretti interessati e chiedere ai ragazzi e alle ragazze casentinesi che cosa se pensassero dell’argomento. Abbiamo posto a tutti/e quattro semplici domande:
1) Checco Zalone docet “il posto fisso è sacro”: sei d’accordo oppure no?
2) Accetteresti un lavoro (contratto tempo indeterminato e paga adeguata) che ti occuperebbe tutti i weekend e i giorni rossi sul calendario?
3) Ti senti “choosy”? Perché?
4) Briatore ha detto: “È vero, i giovani preferiscono il weekend libero al lavoro”, che ne pensi?

Ecco come ci hanno risposto…
Una casentinese di 32 anni, impiegata.
1) «Sono d’accordo con Zalone, anche se non come principio assoluto; credo che lasciare il “posto fisso” oggi sia molto rischioso e che non sia per niente facile ritrovare lavoro, equivalente o magari migliore di quello lasciato.»
2) «Nella mia situazione, sono mamma di un bambino di 3 anni, non sarei disposta a lavorare nel fine settimana, perché il weekend è prezioso per passare del tempo con la famiglia.»
3) «No, non mi sento “choosy” e aggiungo che fortunatamente non vivo per lavorare, ma lavoro per vivere.»
4) «Sull’affermazione di Briatore; penso che sia un’idea generica e superficiale che omologa i giovani, facendone di tutta l’erba un fascio, senza differenziazioni. Nella realtà le situazioni individuali sono molto più complesse; ci sarà chi preferisce il weekend libero, chi non può permetterselo perché il lavoro che fa non glielo consente e chi invece per scelta fa un tipo di lavoro che mette in conto di lavorare anche il fine settimana.»

Un casentinese di 33 anni, operatore umanitario.
1) 2) «Non so nemmeno cosa sia il posto fisso perché ho scelto di intraprendere una strada seguendo il cuore e la mia passione. Non ho mai avuto un contratto a tempo indeterminato, ho sempre lavorato a progetto, per obiettivi, quindi il lavoro me lo sono sempre creato, facendo sempre quello che mi ha riempito di soddisfazione e gratitudine. Non riuscirei mai a fare una cosa che non mi piace. Non credo nel sistema economico di oggi che vuole solo produrre il più possibile per consumare e poi sprecare, fare rifiuti e poi ricominciare di nuovo a produrre… È questo sistema che sta distruggendo il nostro pianeta e che ci porterà alla rovina.»
3) Sì, mi sento “choosy” perché la vita è una sola e non posso passarla a lavorare, magari facendo una cosa che non mi appassiona o che va contro il mio pensiero e la mia etica. Non potrei mai lavorare per chi inquina o avvelena il pianeta o per chi sfrutta le persone per i proprio interessi o per guadagnare sempre di più… Non sono e non sarò mai complice di tutto questo!»
4) «Dell’opinione di Briatore non me ne frega assolutamente nulla! Per me lui è il modello sbagliato da seguire; incarna la tipologia di business che ha sventrato il mondo. Lui e la sua opinione non hanno un valore per me, non è con le sue parole che misuro me stesso… Il suo modello è obsoleto, deleterio! Vorrei dirgli che le persone non lavorano quando vengono sfruttate; i lavoratori hanno diritti che devono essere rispettati. La sua generazione di imprenditori alimenta il mito del “self-made man” che è quello che io non voglio essere… Se Briatore la pensa così sui giovani e il lavoro, allora io credo di essere sulla strada giusta!»

Un casentinese di 28 anni, collaboratore nel settore della comunicazione.
1) Credo all’affermazione “il posto fisso è sacro” solo in parte. Sono d’accordo per un 40% perché da un lato sono consapevole che per molti giovani significa garanzia, stabilità economica e possibilità di realizzare degli obiettivi (casa, famiglia, beni come un’auto, ecc.). Ma sono anche in disaccordo con questa affermazione perché credo che il posto fisso limiti le ambizioni di una persona; azzera la creatività e ti fa fossilizzare in una comfort zone che può essere deleteria. Lo so è difficile rischiare, la situazione incerta in cui viviamo ci spinge a non farlo, però credo che il tempo per il posto fisso prima o poi arriva; finché si è giovani è bene rischiare e provare cose nuove, magari anche ad inseguire un proprio sogno o le proprie passioni.»
2) «Si, accetterei un lavoro nel weekend. La definizione di settimana o di calendario, per me è riduttiva; è limitante che ci siano dei giorni predefiniti per fare determinate cose. Credo che limiti le potenzialità del tempo che abbiamo a disposizione. Se lavorassi nel weekend avrei altri giorni liberi, durante la settimana, in cui poter seguire le mie passioni o dedicarli a me stesso.»
3) «Mi sento “choosy”, ma non perché non voglio fare determinati lavori, ma semplicemente perché credo che ogni persona abbia un valore e non trovo giusto sfruttarla, non riconoscendogli quello che gli spetta di diritto. Quindi se per “choosy” intendiamo giovani che vogliono farsi pagare per il lavoro che fanno, vedendosi riconosciuta la proprio professionalità, allora sì, sono uno di loro. Sono un fermo sostenitore della gavetta, credo che sia importante farla, ma deve essere costruttiva, deve far parte di un percorso… La vita lavorativa non può essere formata solo da stage e tirocini, alla fine se hai acquisito delle capacità è giusto che ti vengano riconosciute…»
4) «Penso che l’affermazione di Briatore sia vera, ma solo in parte. I giovani sono stati colpiti molto dalla pandemia; socializzazione azzerata, nessun divertimento… Per questo credo che vogliano recuperare parte di quel tempo perso. Inoltre, penso che etichettarli non serva a nulla, anzi andrebbero aiutati e accompagnati nel mondo del lavoro, responsabilizzandoli.»

Un casentinese di 32 anni, impiegato.
1) «Condivido appieno la frase di Zalone, il posto fisso è sacro!»
2) «Si, lavorerei nei weekend nel caso questa fosse l’unica opportunità lavorativa di quel momento. Continuerei comunque a cercare sperando di trovare qualcosa che possa far combaciare i miei giorni liberi con quelli della mia famiglia.»
3) «Si, mi sento “choosy” perché penso che la mia professionalità ed esperienza debba essere valorizzata e riconosciuta. Certamente non avrei dato la stessa risposta se fossi stato un giovane appena uscito da scuola, senza esperienza, ma in ogni caso sarei stato in guardia da eventuali tentavi di sfruttamento.»
4) «Per me Briatore ha ragione, ma se il lavoro nel weekend portasse un’opportunità di guadagno maggiore, magari a qualcuno potrebbe anche iniziare a piacere.»

Una casentinese di 23 anni, studentessa in cerca di lavoro.
1) «È innegabile che il posto fisso abbia i suoi vantaggi, forse meno di una volta, ma oggi i giovani hanno altre ambizioni ed è giusto così. Non è forse un caso che anche nel film di Zalone sono le generazioni più vecchie che insegnano alle successive che il posto fisso è sacro. Il posto fisso conviene, ma personalmente non lo sento menzionare mai tra le prime opzioni del “cosa voglio fare da grande”, eccetto per l’insegnamento, anche se non viene specificato se pubblico o privato, e per l’infermieristica. Anche a me viene ripetutamente consigliato, nonostante io abbia altri interessi per la mia carriera, di prendere i crediti necessari all’insegnamento perché avrei “un buono stipendio, i fine settimana più un giorno infrasettimanale liberi, le vacanze in estate e durante l’anno, e quando avrai famiglia ti farà comodo.” Insomma, un po’ come nel film sono le vecchie generazioni che cercano di indirizzarci su quella strada. Oggi molti proseguono gli studi e hanno altri progetti di vita, altre ambizioni.»
2) «Sto cercando un lavoro estivo in attesa di poter ricominciare l’università. Un lavoro stagionale in zona che mi permetta di mettere qualche soldo da parte per le tasse universitarie o le altre spese che verranno. Per questo accetterei anche un lavoro che mi impegni nel weekend, non lo scarterei a prescindere. Anzi, essendo la nostra una zona turistica, ho già la mentalità del “si lavora quando gli altri vanno in vacanza”. C’è da dire che magari non lo farei tutta la vita, a meno che non si trattasse del lavoro dei miei sogni.»
3) «Mi ritengo “choosy” per quello che riguarda i settori. Ho studiato e continuerò a studiare con dedizione quello che mi piace, perciò non vedo perché dovrei accontentarmi di lavorare in un settore completamente diverso. Per quello che riguarda il mio settore no, se trovo un lavoro che mi piace sono disposta a spostarmi, a rinunciare ai weekend se serve. Diciamo che se essere “choosy” significa anche non volersi accontentare direi di sì. Se vuol dire non volere fare delle rinunce o dei sacrifici per arrivare dove si vuole arrivare (intendiamoci, lo stage va bene fino a un certo punto, poi i dipendenti si pagano), allora non lo sono.»
4) «A Briatore mi verrebbe da rispondere “e quindi? Che male c’è?” Non tutti sono disposti a vivere per lavorare, non tutti vogliono essere grandi imprenditori e sacrificarsi 24/7. Sono scelte di vita diverse e assolutamente rispettabili. È tempo di mettere da parte il mito dello stacanovismo, anche perché lavorare di più non significa lavorare meglio, non migliora la qualità della vita e spesso non è nemmeno necessario. Lo smart working, per esempio, ci ha insegnato che l’orario di lavoro può essere ancora più flessibile. A me sembra, piuttosto, che molti pecchino di superficialità.»

Molto interessanti sono state le risposte alla domanda numero 3, dove quasi tutti si sono definiti “choosy” intendendo, con questo termine, non persone sfaticate, “bamboccioni”, o con poca voglia di lavorare, ma giovani formati, con una professionalità già acquisita che non hanno intenzione di farsi sfruttare, di svendere le loro capacità in stage e tirocini che si ripetono all’infinito, solo perché il datore di lavoro vuole risparmiare. Hanno abilità specifiche, magari acquisite con anni di gavetta, e sono consapevoli che è giusto che vengano retribuite in modo adeguato (“intendiamoci, lo stage va bene fino a un certo punto, poi i dipendenti si pagano”). Non sono neppure disposti a fare un lavoro qualsiasi, tanto per lavorare; hanno delle professionalità relative ad un determinato settore e vogliono essere impiegati in quell’ambito specifico.

Tornando al titolo della nostra copertina dello scorso numero “Meglio il posto fisso o un mojito?”, in molti hanno risposto a questa domanda “il posto fisso”, considerato comunque un traguardo importante, un punto di arrivo, utile per sentirsi sicuri ed avere quindi quelle garanzie che permettono di mettere su famiglia, comprare un’auto, ecc. È probabile che l’idea del posto fisso si faccia più impellente intorno ai 30 anni; la generazione Z sicuramente ne è meno affascinata, ma forse proprio perché avere un’età inferiore, permette di considerare ancora lontani certi obiettivi (come quello di farsi una famiglia) e porta invece a credere che sia essenziale investire nei proprio sogni e nelle proprie passioni; ci sarà tempo per passare tutta la vita dietro ad una scrivania o al sicuro sotto l’ala del contratto a tempo indeterminato.

Su questo interessante tema abbiamo voluto sentire anche la voce di chi opera nel settore, adoperandosi affinché domanda e offerta di lavoro si incontrino. Per questo ci siamo rivolti ad Openjobmetis ed a rispondere alle nostre domande ci ha pensato Diletta Branca della filiale di Bibbiena.
Quali sono le figure più ricercate, in questo momento in Casentino?
«Il settore dominante nella nostra vallata è quello metalmeccanico, quindi direi che i profili più ricercati sono in relazione a questo. Anche se, in questo periodo, si ricercano molti profili tecnici, così come montatori od operai specializzati. E poi sicuramente c’è una grande richiesta nel settore alberghiero e della ristorazione, vista l’imminente stagione estiva.»

Le giovani casentinesi che portano il CV presso la vostra agenzia esprimo preferenze sui giorni lavorativi, la paga, il contratto? Ad esempio, rifiutano lavori che li impegnano nel weekend oppure contratti a tempo determinato?
«Non c’è una regola fissa; ci sono persone che accettano di lavorare nel weekend, chi invece preferisce un lavoro su turni, chi dal lunedì al venerdì per far convivere impegni familiari e lavorativi, o anche per non rinunciare ai propri hobby e passioni. Però non ci è mai capitato che qualcuno rinunciasse ad una proposta perché il contratto non era a tempo indeterminato. Chi viene in agenzia sa che inizialmente si parte con un tempo determinato, finalizzato poi all’assunzione e alla stabilizzazione. Così come molti sono disposti a fare stage, tirocini, soprattutto i ragazzi neodiplomati o neolaureati che non hanno avuto esperienze nel mondo del lavoro.»

In base alla vostra esperienza, le nuove generazioni sono “choosy” oppure no?
«Sempre più spesso i giovani cercano opportunità in linea con i loro studi e le loro capacità, anche se, anche in questo caso, non si può generalizzare; ognuno ha le proprie esigenze personali, di vita e lavorative. Molti sono comunque disposti a fare la gavetta, mettersi alla prova, sul campo per testare le proprie capacità, ma anche crescere professionalmente per poter poi aspirare ad una posizione lavorativa migliore e di conseguenza a migliori condizioni economiche e di contratto.»

Poi c’è anche chi, ed è notizia di qualche giorno fa, lascia il lavoro in uno studio notarile per vendere fiori con l’Apecar. È successo a Treviso ed a prendere questa decisione è stata Valentina Marchese, 40 anni, che ha dichiarato: “Il passo più duro sono state le dimissioni perché mi piaceva l’ambiente di lavoro”. Una scelta importante, dettata dalla passione di Valentina per i fiori e dalla voglia di cambiare, di seguire un istinto, una rivoluzione interiore, un moto di cambiamento che, contro ogni previsione ti porta ad invertire la rotta. Una scelta coraggiosa che chissà in quanti di noi sarebbero capaci di fare…
Come abbiamo detto ognuno ha le proprie esigenze e specificità, non volevamo certo darvi numeri, stime o risposte univoche; il nostro articolo serviva a far riflettere ancora sul tema in questione, ascoltando la viva voce di ragazzi e ragazze casentinesi.

La cosa più interessante, a nostro dire, è la voglia di tutti/e di trovare la propria strada e di affermare la propria individualità, senza perseguire modelli prestabiliti, vecchi e forse obsoleti (il Briatore di turno per intendersi): “Non tutti sono disposti a vivere per lavorare, non tutti vogliono essere grandi imprenditori e sacrificarsi 24/7. Sono scelte di vita diverse e assolutamente rispettabili.”

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