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sabato, 25 Giugno 2022

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Mense ASL: all’ospedale di Bibbiena i lavoratori ripartono con un contratto diverso

di Mauro Meschini – Lavoro e diritti, in un mondo ideale dovrebbero essere sinonimi o, comunque, saldamente legati. Impensabile pensare nel terzo millennio ad un lavoro privato di diritti, di tutele, di dignità… invece nel mondo reale, dopo che sono state buttate al macero tutte le conquiste faticosamente ottenute fino quasi alla fine del millennio scorso, capita spesso che su come coniugare e legare queste due parole si incontrino tanti punti di vista diversi, contrastanti e spesso difficilmente conciliabili. Ci sono le posizioni degli imprenditori, quelle dei sindacati, quelle delle cooperative e poi ci sono le persone, quelle che quel lavoro e quei lavori sono poi chiamati concretamente a farli e che misurano direttamente sulla loro pelle, e nelle loro buste paga, cosa significa cambiare un contratto di lavoro, modificare i tempi di produzione, variare l’organizzazione interna di un qualunque contesto lavorativo.
Questa introduzione ci sembra opportuna andando a raccontare quanto accaduto anche ai lavoratori della mensa dell’ospedale di Bibbiena che, dal 18 novembre 2020, a seguito del cambio di gestione dell’appalto si trovano a svolgere le loro mansioni facendo riferimento ad un contratto di lavoro diverso.

Tutto ha preso avvio con la pubblicazione, sulla GURI (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana) n. 54 del 11/05/2018, di un bando di gara, che vedeva la Regione Toscana come soggetto aggregatore, “finalizzato alla stipula di una convezione-quadro per l’affidamento del servizio di ristorazione a ridotto impatto ambientale per le Aziende/Enti del Servizio sanitario Regionale”.
Il bando prevedeva ben 5 lotti e praticamente interessava le strutture sanitarie e gli ospedali di tutte le provincie toscane.
Il bando di gara seguiva una sentenza del Consiglio di Stato e, come si legge in un articolo pubblicato su facilitynews.it il 29 marzo 2018: «… Tutto è iniziato nei primi mesi del 2017, quando Estar ha deciso di estendere le condizioni di appalto per i servizi di ristorazione […], senza passare da una procedura di gara pubblica, come tra l’altro previsto nel contratto di appalto stipulato con Serenissima Ristorazione Spa – appalto previsto fino al 2021 per un importo complessivo di circa 16 milioni di euro.
L’accordo era di “affidare il servizio di ristorazione degenti e mensa dipendenti per l’Azienda Usl Toscana Sud Est mediante adesione al contratto vigente fra Estar e la Serenissima Ristorazione”. Camst, però, ha deciso di fare ricorso al Tar Toscana. Ricorso accolto dal Tar, che ha giudicato “incompatibile la scelta dell’adesione per coprire nuovi servizi, perché viola le regole di concorrenza”. Posizione confermata poi dalla terza sezione del Consiglio di Stato, che ha quindi respinto i ricorsi di Serenissima ed Estar, indicando come unica via percorribile quella di indire un nuovo bando di gara per assegnare i servizi “sopraggiunti”…».

Nella Gazzetta Ufficiale Serie Speciale n. 38 del 1 aprile 2020 troviamo poi l’avviso di aggiudicazione dell’appalto che, per quello che più ci riguarda più da vicino perché comprende anche l’ospedale di Bibbiena, indica per il lotto n.1 il seguente esito: “Denominazione: presidi ospedalieri e strutture territoriali afferenti all’Azienda USL Toscana Sud Est (ex usl 7 di Siena, ex usl 8 di Arezzo, ex usl 9 di Grosseto)… contraente: RTI (raggruppamento temporaneo di imprese) Serenissima Ristorazione spa/Consorzio Cooperative Sociali per l’inclusione lavorativa Coob (consorzio di cooperative sociali di tipo B). Valore totale del contratto di appalto: €.52.416.013,20″.
Si arriva quindi alle ultime settimane che vedono, con il passaggio di gestione, evidenziarsi criticità dovute principalmente al fatto che per i lavoratori, come detto, è previsto un cambio del contratto di lavoro di riferimento, da quello della ristorazione a quello delle cooperative sociali. Questo porta ad una mobilitazione e alla minaccia di uno sciopero per il 17 novembre poi non confermata.
Proviamo a sintetizzare le posizioni espresse durante questo confronto attraverso il contenuto di alcuni comunicati stampa diffusi dalle parti coinvolte.
Sabato 14 novembre sono le Centrali cooperative della Toscana, associazioni che rappresentano le cooperative sociali che hanno vinto con Serenissima la gara per la ristorazione negli ospedali di Bibbiena e Montevarchi, a diffondere un comunicato: «… Non esiste un problema occupazionale: tutti i lavoratori ex Pellegrini Spa saranno riassunti, compresi quelli per i quali non avevamo obbligo di farlo in relazione alla cosiddetta clausola sociale.
Non esiste un problema di livello salariale: tanto avevano in busta paga e tanto avranno. Non esiste un problema di diritti in quanto il nostro contratto è, per molti versi, migliorativo di quello della ristorazione. Nella provincia di Arezzo e in Toscana, le nostre due cooperative direttamente coinvolte e cioè Betadue e Margherità+ rispettano pienamente e da sempre i diritti dei soci e dei lavoratori. Non solo: Betadue e Margherita+ sono leader della ristorazione scolastica in Valdarno e Casentino. Siamo stati e continuiamo ad essere pienamente disponibili ad ogni confronto. Noi siamo cooperative fatte dai soci e non da padroni e padroncini. Il nostro obiettivo è garantire lavoro, salario e diritti. Se i motivi di dissenso sono altri, allora li si dicano chiaramente. Il tipo di contratto non giustifica lo sciopero del 17 novembre”.

A questa posizione risponde, mercoledì 18 novembre, un comunicato firmato dai sindacati CGIL, CISL e UIL della Toscana.
«Il nostro sistema sanitario si trova nel bel mezzo di una pandemia, […].
Parliamo di un “sistema”, proprio perché composto da realtà molteplici: il Servizio Sanitario Regionale è fatto di medici, infermieri, sanitari, ma anche di lavoratrici e lavoratori in appalto, cooperative e associazioni di volontariato, enti no profit e singoli volontari, tutti impegnati nel perseguire l’obbiettivo comune della salvaguardia della salute di ognuno.
Purtroppo però accade sempre più spesso di chiedersi se davvero tutti questi soggetti sono ugualmente coinvolti, con lo stesso senso di responsabilità sociale, verso quel comune obiettivo.
Parliamo della Cooperazione sociale e del suo crescente ruolo nella sanità toscana, dove tramite appalti si trova a gestire molteplici attività, ormai essenziali all’interno del sistema.
Non a caso la Regione Toscana si è data una legislazione sugli appalti che dovrebbe permettere di avere buoni servizi e nel contempo garantisca anche un lavoro di qualità, attraverso una contrattazione preventiva sulle gare.
Eppure sempre più spesso ci troviamo di fronte ad appalti in cui non vi è certezza, per i lavoratori coinvolti, neanche della corretta applicazione del contratto di riferimento.
Così è accaduto in passato e così sta accadendo in queste ore, nel caso del servizio di ristorazione dell’Asl Toscana Sud Est, la cui gara è stata vinta da una RTI di cui fa parte anche un Consorzio di cooperative sociali, che non è disponibile ad applicare il contratto del comparto della ristorazione collettiva […]. Se il sistema degli appalti è entrato così in profondità all’interno di un servizio di natura pubblica come la Sanità, è ancora possibile rimandare una discussione sulle applicazioni contrattuali e sul principio di parità di trattamento fra lavoratori?[…].

Nel respingere con forza le posizioni tenute dal Consorzio e dalle Centrali cooperative, invitiamo la politica e la cooperazione a un confronto ampio e partecipato su questi temi, a nostro avviso cruciali per il futuro del sistema pubblico».
A queste argomentazioni, segue, venerdì 20 novembre, una dichiarazione della cooperative sociali di tipo B, Betadue e Margherita+, e del consorzio di cooperative sociali di tipo B, COOB.
«Torniamo, dopo che lo sciopero era stata revocato, sulla vicenda del contratto dei lavoratori delle mense ospedaliere che adesso sono alle dipendenze della cooperazione sociale. E che, come vuole la norma e il buon senso, hanno il contratto di questo settore… Non è un contratto particolare ma uno dei molti accordi nazionali che Cgil, Cisl e Uil hanno firmato. Se lo hanno firmato, lo avranno anche valutato positivamente. Ci sono differenze rispetto a quello che avevano precedentemente i lavoratori interessati? In ogni incontro e ad ogni tavolo abbiamo ribadito ciò che ripetiamo adesso e cioè la nostra scelta di armonizzare il contratto della ristorazione a quello della cooperazione sociale. Non esiste, quindi, un problema occupazionale: tutti i lavoratori ex Pellegrini Spa sono stati riassunti, compresi quelli per i quali non avevamo obbligo di farlo in relazione alla cosiddetta clausola sociale. Non esiste un problema di livello salariale: tanto avevano in busta paga e tanto avranno. Non esiste un problema di diritti in quanto il nostro contratto è, per molti versi, migliorativo di quello della ristorazione […].
Vorremmo però dire che consideriamo i sindacati confederali, per la loro storia e per il loro ruolo nella società, perni insostituibili di ogni progetto di trasformazione sociale. Questa valutazione ha ovviamente un senso se è reciproca. Liquidare la storia e il senso della cooperazione sociale, […] può rappresentare una bella mazzata al dialogo tra sindacati e cooperazione sociale.
[…] preferiamo non solo confermare il nostro apprezzamento e la nostra fiducia nei confronti dei sindacati confederali ma invitarli a battaglie comuni per difendere i lavoratori. Pensiamo agli appalti pubblici: perché non sostenere la battaglia della cooperazione sociale contro quegli appalti che rendono vincente il massimo ribasso? Perché difendere i lavoratori solo dopo e non prima degli appalti? Regole sbagliate generano problemi difficili: i sindacati confederali lavorino con noi per appalti giusti, capaci di premiare chi progetta e lavora bene, chi rispetta i contratti di lavoro e i diritti dei lavoratori.
Percorriamo insieme questa strada e forse non avremo i problemi di cui siamo costretti a discutere oggi».

Abbiamo cercato di lasciare quanto più spazio possibile alle dichiarazioni delle cooperative e dei sindacati perché, al di là delle valutazioni sui rispettivi ruoli ci sembrano ribadire qual è il motivo del contendere: un contratto diverso per un lavoro che resta lo stesso. Impossibile qui cercare di presentare una sintesi dell’intera vicenda ma, probabilmente, saranno gli stessi lavoratori, che da qualche settimana stanno sperimentando la nuova organizzazione, a dare la valutazione migliore su quanto accaduto quando, anche con la prima nuova busta paga, avranno tutti gli elementi per dare un giudizio basato su dati e fatti concreti.
Per quanto ci riguarda ripensando alle posizioni espresse da cooperative e sindacati e ricordando anche un’altra recente situazione critica che ha coinvolto, sempre per una gara di appalto, i lavoratori dei CUP, anche del Casentino, ci sentiamo di lanciare una proposta che non vuole essere una semplice provocazione: ma non è forse arrivato il momento, anche per dare un senso alle tante belle parole spese in tempo di Covid sulla “necessità di ricostruire un modello diverso di società”, di ripensare drasticamente all’organizzazione dei servizi pubblici riportando all’interno la loro gestione e cancellando la pratica degli appalti con tutte le problematiche, le criticità e le difficoltà che ne derivano soprattutto per i lavoratori e i cittadini? Quello che è pubblico sia pubblico davvero.
È così difficile da fare?

(tratto da CASENTINO2000 | n. 325 | Dicembre 2020

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