C’è ancora la spada di Damocle della riduzione di orario per alcuni uffici postali delle zone montane, e parte una nuova energica azione di protesta a Montemignaio. La comunità locale, con in testa il Sindaco Massimiliano Mugnaini, si è riunita nel giorni scorsi, il consiglio comunale ha approvato unanimemente un documento di protesta, sono state raccolte in breve tempo oltre 400 firme (in pratica tutto il paese ha aderito). Obiettivo, far desistere Poste italiane dall’annunciato piano di tagli di sportelli e orari di apertura del servizio postale.
“Noi abbiamo già dato”, esordisce Mugnaini, “E ora basta così. Già il nostro ufficio postale ha visto ridursi l’orario di apertura da 6 a 4 giorni alla settimana, ora vogliono portarlo a 3 a partire dal prossimo 7 settembre. Nonostante le proteste e la sinergia con Uncem e Regione ad esempio, i responsabili di Poste Italiane hanno deciso di non ascoltare nessuno e tirare dritto per la loro strada”.
Con qualche aggravante, a dire la verità:
“Esatto. Per esempio il piano di riduzione era stato accantonato in periodo preelettorale, e poi è ripartito alla grande. Purtroppo anche tutte le nostre azioni rischiano di non portare a niente, se il Governo centrale approva e sostiene l’iniziativa di Poste Italiane”:
E qui si tocca un nervo scoperto al quale Mugnaini è da sempre particolarmente sensibile:
“Lo Stato, e non altri, deve dire chiaramente una cosa: se chi nasce in montagna è un peso per la collettività, se il senso del termine “servizio pubblico” è ormai venduto ai portatori degli interessi economici, se il presidio del territorio non interessa a chi sta in città nonostante tutti i segnali che continuamente ci arrivano, lo si dica con chiarezza e ne prenderemo atto, andando fino in fondo ad ogni possibile protesta, perché non è possibile accettare passivamente questi che sono autentici soprusi”.
Non sono escluse iniziative eclatanti:
“Tutt’altro. Un ricorso al TAR di un Comune contro lo Stato è la mortificazione della democrazia, la fine del concetto di diritto pubblico, però in queste condizioni è inevitabile. C’è chi lo ha già fatto, e fra pochi giorni è atteso un primo pronunciamento, con un precedente sullo sfondo che ha visto un Comune friulano vincere un ricorso. Quello che posso fare io è innanzitutto informare con chiarezza e correttezza i miei cittadini, poi unirmi alla protesta di molti altri piccoli comuni montani, e infine pensare anche ad iniziative più energiche, per spostare l’interesse di questa gente dal tornaconto al ritorno al concetto di servizio, che va reso soprattutto a chi è più in difficoltà ed ha meno alternative. Altrimenti si fa solo mercato, che è proprio un’altra cosa: nel 2013 poste italiane ha chiuso con un utile netto di oltre 1 miliardo di euro quindi i tagli non derivano da difficoltà di gestione ma solo per logiche finanziarie, che invece non devono mai prevalere sulla logica del servizio pubblico”.