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giovedì, 16 Aprile 2026

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Non è estate senza cocomero!

di Marco Roselli – Il cocomero o anguria, Citrullus lanatus, è una orticola appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee originaria dell’Africa tropicale anche se, secondo alcuni autori, avrebbe un secondo ceppo di origine in Asia. In Italia è coltivata nelle regioni centro meridionali e in provincia di Arezzo trova da sempre posto in Val di Chiana con eccellenti risultati produttivi e qualitativi. Con il cambiamento climatico, che determina spostamenti di latitudine di molte specie vegetali verso nord, è molto probabile che questa pianta possa adattarsi anche nei migliori terreni del fondovalle casentinese.

Storia e curiosità David Livingstone, famoso esploratore dell’Africa, riportò che la pianta del cocomero cresceva abbondante nel deserto del Kalahari, dove sembra che esso abbia avuto origine. Lì il frutto cresce selvatico ed è conosciuto come “tsamma” (Citrullus lanatus var citroides). La pianta è riconoscibile per le sue foglie particolari e per l’elevato numero di frutti che produce, fino a cento per ogni esemplare. Per questa ragione è una fonte di acqua abituale per gli abitanti della zona, oltre a fungere da cibo sia per gli uomini sia per gli animali. Non è dato sapere quando il cocomero sia stato coltivato per la prima volta, ma il primo raccolto a essere stato registrato è documentato in alcuni geroglifici nell’Antico Egitto e avvenne quasi 5000 anni fa. Il frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento per l’aldilà. Nella mitologia egizia il cocomero aveva origine dal seme del dio Seth. Nel X secolo d.C. il cocomero era coltivato in Cina, attuale primo produttore mondiale. Anche nella Bibbia si parla del cocomero: è scritto infatti che gli ebrei, nel deserto del Sinai, rimpiangevano i cocomeri mangiati in Egitto. In Europa arriva dopo il XII trasportato da mercanti grazie agli arabi.

Caratteristiche botaniche L’anguria o cocomero, Citrullus lanatus, è pianta orticola annuale. E’ costituita da uno stelo che rapidamente si ramifica in altri steli striscianti sul terreno. Questi ultimi sono muniti di viticci. L’apparato radicale è fittonante e presenta un’ elevato sviluppo, sia superficiale che in profondità. Le foglie sono grandi, senza picciolo, con lembo profondamente lobato, di colore verde grigiastro e tormentose. E’ una specie monoica, ossia con fiori maschili e femminili presenti sulla stessa pianta ma separati; quindi siamo in presenza di fiori unisessuali, anche se non mancano casi di varietà con fiori maschili e fiori fertili ermafroditi. Il frutto del cocomero è un peponide in cui epicarpo, mesocarpo ed endocarpo sono saldati insieme. All’interno della polpa ricca di acqua sono immersi numerosi semi appiattiti. L’aspetto, la forma e le dimensioni dei frutti sono assai variabili con la varietà e le condizioni di coltura. Il peso di un frutto varia da 2 a 15 Kg; la forma può essere sferica o allungata; il colore esterno varia dal verde-chiaro al verde scuro o con striature dei due colori; la polpa è generalmente rossa, ma esistono anche tipi a polpa gialla o bianca.

Esigenze climatiche e avvicendamento L’origine geografica rivela le esigenze del cocomero il quale si adatta ad un clima caldo e a terreni sciolti o di medio impasto. Il cocomero è una coltura da rinnovo. E’ buona norma, dopo aver coltivato cocomero, non ripiantarlo nello stesso terreno prima di 4-5 anni per ridurre soprattutto i rischi da attacchi parassitari (soprattutto malattie fungine). Dato che in Valdichiana viene coltivato da molto tempo, terreni nuovi come quelli casentinesi potrebbero ospitare convenientemente questa coltura grazie anche a stagioni primaverili – estive sempre più calde.

Raccolta Per maturare i frutti hanno bisogno di circa 4 mesi, dopo la semina. Un pò meno nel caso che le piante siano state messe a dimora a seguito di trapianto. I più evidenti sintomi che si manifestano vicino alla maturazione del frutto sono il disseccamento del peduncolo e il suono cupo e sordo alla percussione. La raccolta è eseguita a mano, ponendo particolare attenzione ad evitare ferite o abrasioni che comprometterebbero la conservabilità del frutto. Le produzioni variano da 30 a 50 t/ha in funzione dell’ambiente, della cultivar, della tecnica colturale seguita.

Proprietà nutraceutiche L’anguria è molto ricca d’acqua: il suo valore è superiore al 90% dell’intero frutto. Il suo nutriente più importante è il licopene, una sostanza antiossidante presente anche nei pomodori, utile nella prevenzione dei tumori e nella lotta contro i radicali liberi. Contiene inoltre un’alto valore di fibre, proteine, sodio, potassio, ferro, calcio, glucidi e vitamine dei gruppi A, B1, B2 e C. È un frutto dissetante, diuretico e depurativo. Fa bene al fegato e ai reni ed è molto gradevole nelle giornate particolarmente calde. Inoltre, il suo contenuto di sali minerali aiuta a combattere quella stanchezza tipica dell’estate. Il licopene è un carotenoide dalle proprietà benefiche nei confronti dell’apparato cardiovascolare e, secondo alcune più recenti ricerche, delle ossa. Inoltre questo frutto è fonte di citrullina, un aminoacido che una volta nell’organismo viene convertito ad arginina; quest’ultima può promuovere la buona salute cardiovascolare. I composti fenolici del cocomero forniscono invece una protezione antinfiammatoria e antiossidante; a quest’ultima contribuisce anche la vitamina C, presente in questo frutto in quantità abbondanti.

Fa bene all’uomo Molti studi confermano che l’arginina è coinvolta nella produzione di ossido nitrico, un composto che favorisce la vasodilatazione, ovvero l’allargamento dei vasi sanguigni con conseguenze positive sulla funzione erettile. Inoltre, la elevata presenza di licopene, sembra poter aumentare aumentare i livelli di testosterone. Per il mantenimento di queste proprietà sono stati messi in commercio specifici integratori.

Conservazione del cocomero Se non è ancora stato tagliato, il frutto può essere conservato per alcuni giorni in frigorifero. Al contrario, se è già stato aperto, si consiglia di evitare la pellicola trasparente perché è costituita dal Ploivinilcloruro (PVC), responsabile del rilascio di ftalati ovvero sostanze rilasciate dalle plastiche che causano problemi alla salute. Pertanto è consigliabile tagliare il cocomero a cubetti, da sistemare in un contenitore per alimenti o in uno scolapasta, sempre all’interno del frigorifero.

Buona estate a tutti.

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