La scelta di preferire Paolo Nannini (collezionista di incarichi pubblici: ex sindaco di Bucine, membro dell’esecutivo provinciale del PD, membro del CdA di Coingas, commissario ATO Toscana Sud e recentemente assurto agli onori della cronaca per avere minacciato di querelare un giornalista che aveva osato rivolgergli domande sul suo operato) a Beppe Caroti (persona onesta, specchiata, espressione della cultura dell’acqua-bene comune) come Presidente di Nuove Acque ci dice due cose. La prima è che il PD non ha la minima volontà di dare seguito all’esito referendario e questo, politicamente, è gravissimo. La seconda, forse ancora peggiore, è che Arezzo è ormai ingovernata, ostaggio di una faida interna al PD e che vede in campo i seguenti protagonisti.1) Innanzi tutto il Sindaco Fanfani, iscritto al PD e sostenuto da un monocolore PD. È lui che, per primo, fa pubblicamente il nome di Caroti, dichiarando che ci vuole gente nuova e non i soliti brontosauri della politica. Finalmente un Sindaco innovatore? Magari! La realtà è che Fanfani è prontissimo a nominare i propri brontosauri della politica (ricordate le nomine AISA?), ma spara a zero su quelli degli altri. La battaglia che sta facendo il Sindaco, infatti, è tutta rivolta contro il suo stesso partito o, meglio ancora, contro la sua dirigenza provinciale. È per questo che ha riassunto in Giunta Dringoli (che sbaglio prestarsi al gioco, Franco!) e che si è convertito all’anti-inceneritorismo. Per mettere in difficoltà il PD! A che scopo? Chissà? Magari per esasperare il suo partito e convincerlo a spedirlo a Roma (magari in veste di Sottosegretario) pur di toglierselo dalle scatole.

2) Proseguiamo con i ‘rottamatori’ aretini, nella persona del capogruppo PD in Consiglio Comunale Matteo Bracciali. Dopo il Sindaco, anche lui con un comunicato, afferma di supportare Caroti. I ‘renziani’ dunque a difesa dell’acqua pubblica? Ma non scherziamo! Forse non tutti ricordano che Matteo Renzi, sul referendum per l’acqua pubblica si schierò decisamente per il NO. E allora, come si spiega? Ma è ovvio: anche i rottamatori si uniscono al tiro al bersaglio e convergono su Caroti allo scopo di mettere in difficoltà la dirigenza del PD aretino, di stretta osservanza bersaniana. Insomma: anche qui la partita è tutta interna al Partito Democratico, con buon pace dell’acqua pubblica, del rinnovamento e dell’etica in politica.

3) E infine, dulcis in fundo, arriviamo al piatto forte: il PD provinciale, entrato in scenda da protagonista sotto forma di assemblea dei Sindaci (che sono praticamente tutti suoi). Qui bisognerebbe scomodare davvero un bravo psicologo. Perché se Fanfani e Bracciali almeno hanno saputo cavalcare l’onda del rinnovamento, il PD non è stato nemmeno in grado di fare una nomina politicamente intelligente: magari a metà tra la rottura e la continuità. Macché! Incuranti del mondo che li circonda, hanno scelto uno dei massimi brontosauri della politica aretina, dando così una gran mano ai loro detrattori.

A questo punto non rimane che ricordare l’unico che, SEL FDS e IDV a parte, abbia sostenuto Caroti per una ragione semplice e comprensibile: per autentica stima personale. Lui è Luigi Scatizzi ed è dell’UdC. Mai in vita mia mi sarei sognato di dover fare un elogio pubblico dell’UdC. Ma che volete farci? Sono i miracoli della politica aretina e della sua illuminatissima classe dirigente!

Mi verrebbe voglia di chiosare: “la solita politica. Oppure Vendola”. Ma ad Arezzo basterebbe anche molto meno: un po’ di onestà intellettuale magari! Come quella di Scatizzi.

Massimiliano Gregorio (Segretario comunale SEL)