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mercoledì, 21 Aprile 2021

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Ospedale del Casentino: dalle stelle alla stalle

Assistiamo ormai da giorni al rincorrersi di voci sulla possibile riduzione dei servizi dell’ Ospedale di Vallata, tema questo che suscita forte preoccupazione nel cittadino.
Nel tentativo di sviluppare un ragionamento senza cadere nella tentazione del facile sensazionalismo, sottolineiamo quella che a nostro avviso è la criticità del futuro a venire che ci attende, ahinoi non roseo.
La prima istruzione per l’uso che ci permettiamo di raccomandare è di diffidare dalle rassicurazioni.
Chi avrà la curiosità di informarsi, potrà scorgere che il caso che qui ci interessa, purtroppo intanto è comune ad altre realtà nella nostra Regione e non solo.
Di là, come di qua, il copione è sempre lo stesso. L’ Assessore Regionale alla Salute che rassicura, qualche Sindaco che getta acqua sul fuoco, altri sul piede di guerra.
Non abbiamo certo la presunzione di sostituirci a chi ha il dovere di governare, ma da piccola minoranza di un Comune che fa parte di un’area oggi vicina all’occhio del ciclone, vorremmo che qualcuno ci spiegasse, come si fa ad un bambino, perché, parlando del Casentino, si è arrivati a questo finale.
Perché i Sindaci, più o meno uniti, hanno di fatto rinunciato ad interessarsi di una materia che solo a loro compete (non certo all’ Assessore Regionale di riferimento) per poi a spizzichi e bocconi recitare la loro indignazione, magari strizzando l’occhio a questo o quel comitato cittadino?
Domanda: dove erano quei Sindaci quando meno di un anno fa è stato approvato il cosiddetto “patto per la salute” che ha delineato le linee guida dello smantellamento, programmato prima, praticato poi dalla Regione Toscana? Una rapida rassegna stampa.
Qui Finanza: “chiudono 72 mini-ospedali per 3000 posti letto. L’elenco regione per regione”. Toscana: tralasciamo gli altri, citando prima i vicini, “Ospedale della Valtiberina a Sansepolcro: 54 posti”, e noi “Ospedale del Casentino a Bibbiena: 57 posti letto;”.
La Stampa: “Si scrive «Patto per la salute» e si traduce in taglio degli ospedaletti e delle mini cliniche con meno di 60 posti letto, stop alla rimborsabilità delle prescrizioni «inappropriate», riforma dei ticket all’insegna del motto «pagare tutti per pagare meno», «case della salute» per garantire cure 24h nel territorio. Sono solo alcuni dei capitoli dell’accordo, già in larga misura nero su bianco, che Ministero delle salute e Regioni si apprestano a sottoscrivere entro giugno”.
Repubblica: “Gli ospedali con meno di 120 posti dovrebbero essere eliminati.Vedrà finalmente la luce il “Patto per la salute”, avanzato dal ministro Beatrice Lorenzin”.
Risulta logico pensare che volerci far credere di chiudere la stalla oggi quando ormai i buoi sono scappati, è operazione faticosa.
Per carità, anche i Sindaci, che non sono infallibili, a volte non conoscono la complessità dell’ argomento. Nella migliore delle ipotesi si interessano, ma scontano il vero male dei tempi moderni, ossia, per i più, l’ aver anch’essi delegato in bianco ad altri la gestione del servizio pubblico, vittime sacrificali di quella “mancanza di fiducia sulla politica del cittadino”; stanco, colpito dalla crisi, emarginato.
Ciò a cui assisteremo prossimamente, sarà quindi una bassa frequenza di informazioni. Una campagna mediatica che rasserenandoci non avrà altro scopo che non quello di accompagnarci, a piccoli passi, gentilmente verso il meno peggio. Ma non adesso, i vicini impegni elettorali incombono. “Aspettare per credere” direbbe qualcuno!
Che fare allora? Non cedere mai alla tentazione di sentirsi ai margini della partita. Continuare a cercare le informazioni con curiosità laddove queste sono libere, indipendenti, magari contribuendo alla loro diffusione anche solo con un “click”. Usare al meglio la vera arma che conta ancora oggi in democrazia, ossia la croce su di una scheda elettorale nonostante la voce unanime del coro ci spinga, non a caso, verso la sfiducia.
L’ egemonia di quei pochi che non mancheranno l’appuntamento è tale che se non ci svegliamo, la partita, sarà da loro vinta.
In conclusione, abbiamo spesso letto o sentito da chi governa i Comuni, di volere un Casentino moderno, aperto al turismo come nuova fonte economica, più vicino al cittadino, più efficiente.
La riorganizzazione regionale che ci aspetta produrrebbe come risultato la possibile mancanza di un servizio ospedaliero che assicuri il fabbisogno al proprio bacino di Utenza ivi compresa la cronicità. Ipotesi questa che da noi, per la caratteristica del territorio che ci circonda, tipicamente montano, basterebbe da un lato a dare l’immagine di un territorio meno sicuro sotto il profilo medico-sanitario e dall’ altro a dirottare, in chissà quale Ospedale, il paziente.
A tutti i cittadini che hanno avuto la pazienza di leggerci vogliamo dire, al netto delle tasse che paghiamo, è questo il futuro Casentino che desideriamo?

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