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lunedì, 27 Giugno 2022

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Poppi, centro storico: malato incurabile?

di Monica Prati – Il comune di Poppi ha approvato un progetto per rilanciare il centro storico di Poppi. La sua “rinascita” però, è al momento solo un sogno nel cassetto dei (pochi!) commercianti rimasti ancora aperti, che resistono tra le antiche mura del paese di Poppi e ai quali andrebbe dato un premio per il coraggio… Erano giunte voci su un incontro organizzato dall’amministrazione comunale, rivolto ai cittadini per parlare di come ridare vita alle attività e al ripopolamento di uno dei “Borghi più belli d’Italia”, un borgo che dopo la fine della seconda guerra mondiale era più pieno di vita di adesso.

Dopo aver chiesto all’ufficio urbanistica del comune, al centralinista e in altri uffici, ci è stato riferito di parlare con il sindaco in persona della vicenda e mentre uscivamo dal comune lo abbiamo incontrato casualmente… Non ci abbiamo pensato su e gli abbiamo chiesto se poteva dedicarci qualche minuto per rispondere alle nostre domande. Inizialmente ci ha risposto gentilmente di sì, ma, poi, alla frase “è vero che c’è un progetto di rilancio del centro storico” ci ha immediatamente dirottati verso un’altra persona, un consigliere dell’opposizione, il quale ci avrebbe dato tutte le spiegazioni… (Sic!) Il consigliere comunale di cui sopra, Enrico Lettig, ci ha spiegato che effettivamente esiste un progetto chiamato “Viviamo Poppi”, elaborato dall’amministrazione precedente, con la collaborazione della Pro-loco e dell’opposizione, per il quale vennero concessi finanziamenti per la viabilità, parcheggi, esproprio di immobili per pubblico interesse. Ad oggi, però si tratta di un progetto che nonostante sia pronto, resta in qualche cassetto degli uffici del comune perché (come sempre più spesso accade!) “non ci sono i soldi”. Lettig ci dice che la popolazione di Poppi è “spenta”, non fa sentire la propria voce di protesta, quando invece dovrebbe bussare con forza alle porte del comune per chiedere un vero rilancio del centro storico, nuovi bandi per reperire finanziamenti, ecc…

Se ai cittadini la situazione di Poppi va bene così, andiamo a parlare con i commercianti del paese, i diretti interessati, della vita (o della morte!) del centro storico, che subito hanno una risposta pronta alle nostre domande. Entriamo in alcune botteghe….

Cosa sa del rilancio del centro storico di Poppi? «So che è stato fatto un incontro, ma io non ci sono andata. Da quanto mi hanno detto, più che del rilancio del centro storico si è parlato della rimessa in sesto del monumento ai caduti e del taglio delle piante…»

Nel caso di un “ipotetico” piano di rilancio lei quali proposte avanzerebbe? «Io come commerciante e sono qui da 13 anni, vedo pochi abitanti e un grande spopolamento. Il turismo nei tre mesi d’estate non è sufficiente, ci vogliono persone che tornino ad abitare qui, fino a che non tornano le famiglie, gente che esce ed entra di casa, non ci sarà vita nel centro storico. La sera, quando chiudo, alle 19.30 non c’è veramente nessuno, le poche persone rimaste sono anziani, ma ne sono morti molti e i parenti hanno chiuso le abitazioni. In Via Cavour, per esempio, basta alzare gli occhi per vedere le persiane delle case tutte chiuse, segno che non ci abita più nessuno. I giovani non vengono ad abitare a Poppi alto, o forse verrebbero anche, e devo dire che qualche nuova famiglia è venuta, nonostante sia scomodo per mancanza di parcheggi, ma senza incentivi è difficile: visto che le abitazioni disponibili per affitti, vendite, ristrutturazioni, ci sono, si potrebbero concedere delle agevolazioni o creare dei meccanismi per incentivare il ripopolamento. Ad esempio, a chi decide di ristrutturare una casa, per 3 anni potrebbe essere concessa l’esenzione sulle varie tasse comunali, oppure, per chi decide di aprire un nuovo negozio si concede una semplificazione dei documenti e delle pratiche burocratiche. Per quanto riguarda il turismo, i mesi estivi sono quelli più movimentati perché arrivano persone da altre città come Firenze che qui hanno una seconda casa, ma i restanti 9 mesi sono pietosi.»

Un altro commerciante, dopo un timido inizio, ci spiega: «Non saprei come rilanciare il centro storico, ci vorrebbe che tornassero un po’ di abitanti, fare in modo di dare degli sconti sull’acquisto delle case; la base sono gli abitanti, non siamo neanche 300 anime, quindi è chiaro che non si rilancia nulla. Chi apre un negozio qui? Bisognerebbe prima ripopolare il paese, poi di conseguenza il commercio; per fare un esempio, nell’edificio che ospitava l’ospedale, ora vuoto, ci starebbe bene una casa di riposo per anziani, visto che ce n’è bisogno; bisognerebbe che il comune, proprietario dell’edificio lo utilizzasse almeno per degli uffici o altro. Purtroppo qui anche il turismo è breve, dura 2, 3 mesi l’anno, d’inverno il negozio è vuotissimo e dalle 14,30 in poi si potrebbe anche chiudere; purtroppo il nostro negozio tira avanti, invece di essere un’attività fiorente. Eppure basterebbero una cinquantina di famiglie, per esempio 400 persone, che qualcuno volesse aprire un negozio, invece le famiglie diminuiscono e i negozi si trasferiscono a Ponte a poppi. Le abitazioni restano sempre più vuote, perché i proprietari anziani muoiono e i parenti le chiudono; questa è la triste realtà di Poppi.»

Ancora, un altro commerciante, risponde: «Intanto ci sono tanti fondi vuoti, quindi proporrei che venissero aperte delle attività che possano interessare le persone a venire nel centro storico; c’era un negozio d’abbigliamento qui vicino che si è trasferito a Ponte a Poppi, secondo me non c’è un incentivo ad aprire negozi quassù, mentre mi sembra che i negozi si concentrino di più a Ponte a Poppi e dovremmo chiederci come mai… I cittadini dovrebbero chiedere all’amministrazione come mai tante opere pubbliche vengono eseguite a Ponte a Poppi mentre a Poppi alto si fa poco o niente! Ma c’è dell’atro, l’edificio che ospitava l’ospedale, fino a qualche anno fa era sede di uffici della USL che offrivano i servizi di pediatria, le famiglie portavano i bambini dal pediatra e poi si fermavano al bar, facevano colazione o merenda, si potevano fermare dalla parrucchiera, insomma tante possibilità in più che ora sono perdute perché a Ponte a Poppi hanno fatto la “casa della salute”.

Sempre a proposito dell’ex ospedale giravano voci sulla possibile apertura di una scuola, invece niente, solo un salone vuoto ospita ogni anno il carnevale dei bambini, c’è un intero edificio inutilizzato e questa è una vergogna! Per quanto riguarda il turismo, ringraziamo che c’è il castello, ma a volte è chiuso e i visitatori rimangono delusi; poi prima di arrivare in paese è stata realizzata una “scorciatoia” per salire su al castello senza passare dal centro abitato, così i turisti evitano di vedere il centro storico, la scorciatoia è una trovata proprio opposta a quello che serve per rilanciare il centro storico; solo qui poteva accadere una cosa del genere, le persone che lasciano la macchina lungo la salita esterna al paese e prendono la scorciatoia entreranno dentro al paese… Consumeranno qualcosa magari in Pratello e poi torneranno via.

Per continuare, un’altra problematica sono i vigili urbani, sempre pronti a fischiare e a minacciare la contravvenzione alle auto che si fermano cinque minuti per andare in farmacia; questo atteggiamento scoraggia le persone a venire su a Poppi alto, la gente per paura delle multe non si ferma neanche a comprare il pane. Per finire, ci sono le scuole superiori quassù, che da sempre hanno portato un buon giro d’affari, ma ora non è più come una volta, perché gli istituti scolastici hanno stipulato degli accordi per la fornitura interna alla scuola dei cibi per gli studenti.

Questa è la realtà del centro storico, molto variegata e con problematiche sconosciute ai più, dove anche gli abitanti stessi a volte, remano contro il paese. Si potrebbero fare tanti esempi, di persone che invece di acquistare in paese vanno in altri paesi o nei centri commerciali, ognuno è libero di fare come vuole, ma se ognuno nel suo piccolo desse un contributo per aiutare il proprio paese, oggi non saremmo ridotti così. Quello che la gente non capisce è che se tutti gli abitanti di Poppi alto spendessero almeno 15 euro al giorno in loco, incentiverebbero il commercio, invece spendono fuori, credendo di risparmiare, ma cosi facendo fanno un danno anche a se stessi, perché gli immobili perdono valore commerciale se i negozi chiudono, e in caso di vendita, chi acquista vedendo che ci sono pochi negozi offre un prezzo più basso perché dice: “qui non c’è niente!”

Dunque, in questo paese ci sono molte problematiche, anche se è morto! Pensare che 70 anni fa c’erano 2000 abitanti, ora neanche 250 anime, poi ci sono 5 chiese meravigliose e neanche un parroco; ormai non c’è più niente da fare, servirebbe un miracolo, è troppo tardi. Forse un ultimo tentativo potrebbe consistere nel chiudere al traffico il centro del paese, creando un’area pedonale, visto che in Italia questo tipo di Borghi storici, tranquilli, senza rumori, sono molto ricercati dagli italiani stessi e dagli stranieri. Per creare un’opera del genere servono investimenti enormi, per realizzare dei parcheggi esterni e magari una funicolare che colleghi Ponte a Poppi con Poppi alto (come a Montecatini); ma ad oggi non ci sono investitori locali interessati a un simile progetto, per cui Poppi è un paese storico destinato al declino, non è il primo e non sarà l’ultimo…»

(tratto da CASENTINO2000 | n. 281 | Aprile 2017)

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