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lunedì, 28 Novembre 2022

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Poppi: ex Onpi, investitori americani… ma poi è arrivato il Covid

di Francesco Meola – Il declino dell’Onpi, ex residenza per anziani di Poppi, ha origini lontane. Sono infatti trascorsi quasi sette anni da quando è stato avviato il procedimento di messa all’asta dell’immobile da parte dell’Amministrazione comunale ma, al momento, nessun imprenditore ha ancora compiuto il passo decisivo.
Composto da quattro piani, il complesso immobiliare consta di più fabbricati realizzati ad inizio del ‘900, fatta eccezione per la cappella, il cui impianto risale al XVI secolo. Il corpo principale ha una superficie complessiva di oltre 3.000 mq ed è immerso in un ampio parco di oltre 10.000 mq, in gran parte ricoperto da bosco e situato sul Colle Ascensione, in uno dei punti più panoramici della cittadina.
Di proprietà dell’“Opera Nazionale Pensionati Italia” per alcuni decenni, l’edificio è divenuto proprietà comunale nel 1989 ed ha svolto la propria funzione sino al 2015, quando è stata completata la realizzazione della nuova RSA di Cerromondo. Da allora l’immobile non è stato più utilizzato e nonostante l’Amministrazione locale abbia cercato un soggetto utilizzatore che riqualificasse il complesso attraverso l’acquisto del bene o la stipula di un contratto di concessione pluriennale, al momento nessuno si è fatto avanti.
A frenare ogni trattativa soprattutto l’entità economica dell’operazione che tra l’acquisizione del bene e gli interventi di recupero necessari per renderlo fruibile, porterebbe a un esborso complessivo vicino ai 6.000.000 di Euro. Una cifra che, allo stato attuale, in pochi possono permettersi.
Intanto il tempo trascorre inesorabile e quella che per l’Ente di via Cavour dovrebbe rappresentare una risorsa, rischia sempre più di diventare un peso, considerato i notevoli costi che già soltanto la semplice manutenzione ordinaria richiede.
Eppure l’edificio sorge a due passi dal Golf Club Casentino, struttura che dispone di un green con nove buche tra i più rinomati della Toscana e al quale, se l’ex Onpi fosse annesso, magari nella veste di albergo, potrebbe assurgere a resort per una clientela dedicata. Un’idea questa, lanciata proprio dalla nostra testata poco più di due anni fa, ma che non ha mai trovato riscontro nella realtà.
Per comprendere meglio quale possano essere le sorti della struttura, abbiamo deciso di fare il punto della situazione intervistando il sindaco di Poppi, Carlo Toni il quale, con la gentilezza di sempre, ha risposto dettagliatamente a ognuna delle nostre domande.
Salve sindaco. Può dirci, allo stato attuale, quale futuro si prospetta per l’ex Onpi?
«È difficile fare delle previsioni. Nonostante stiamo valutando da tempo non soltanto la vendita, ma anche la concessione della struttura, non siamo ancora riusciti a trovare l’interlocutore che speravamo. Eppure abbiamo cercato di dare il massimo risalto all’edificio in questione, anche garantendogli una vetrina internazionale mediante l’Agenzia delle Entrate, ma evidentemente ci sono alcuni fattori che al momento scoraggiano».
Si riferisce soltanto a un problema di costi o vi sono anche altre ragioni?
«Credo che quello dei costi sia il problema principale, considerato la grandezza dell’immobile e le spese necessarie per la futura manutenzione. Per quello che era in nostro potere è stato fatto il possibile. Trattandosi di un bene sottoposto a vincolo storico abbiamo anche stabilito con la Soprintendenza cosa possa essere demolito e cosa no, in modo da dare la possibilità a chi fosse interessato di sapere sin da subito come muoversi in vista di un eventuale restauro. Ritengo che il problema principale sia la stagnazione del mercato immobiliare in generale che, naturalmente, per strutture del genere, risulta essere ancora più evidente».
Avete mai pensato ad un frazionamento dell’immobile in modo tale da ripartire l’investimento tra più soggetti?
«No, e per una ragione ben precisa. Purtroppo, come spesso accade in questi casi, il rischio principale sarebbe quello di andare incontro a una eccessiva svalutazione dell’immobile, per cui invece di trarne un beneficio rischieremmo soltanto di trovarci in una situazione ancora più difficile».
Al momento quanto costa al Comune la manutenzione dell’edificio?
«Fortunatamente non tanto, dal momento che lo stabile è ancora in buone condizioni e ci possiamo limitare ad una manutenzione di tipo ordinario. Diciamo che a questa vanno aggiunti soltanto i costi legati alla vigilanza dell’area, ma è ovvio che speriamo di poterci sgravare presto di una struttura alla quale, da soli, non potremo garantire un futuro».
Il Golf Club Casentino ha mai pensato a un investimento del genere?
«Sicuramente avranno fatto anche loro delle considerazioni, ma in questi anni non vi è stato nulla di concreto».
E gli altri imprenditori casentinesi hanno mai palesato il loro interesse?
«In realtà ultimamente qualcuno si è fatto avanti, ma la maggioranza delle offerte sono arrivate per lo più, quasi sempre da fuori, anche dall’estero. Abbiamo ricevuto delle proposte da imprenditori americani, olandesi e svizzeri ma per un motivo o per un altro non siamo mai giunti a un accordo. Nel caso degli investitori americani sembravano seriamente intenzionati ma, complice anche il lockdown legato al Covid, si è arenato ogni discorso».
Quale era il loro progetto?
«La loro intenzione era di creare una sorta di villaggio esclusivo per anziani, ma come dicevo pocanzi l’avvento del Coronavirus ha fatto sì che la trattativa non decollasse».
E adesso come pensate di muovervi per risolvere questa problematica?
«Faremo di tutto per trovare una soluzione, questo è certo. Una struttura del genere non può restare abbandonata a sé stessa e, al di là dei privati, dopo la tornata elettorale vedremo se eventualmente anche la Regione potrà darci una mano a uscire da questa impasse. Come detto in precendenza non ci precludiamo nessuna strada. Siamo disposti a valutare anche la ‘semplice’ concessione del bene, pure per 50 anni, in modo che chi vorrà farsene carico possa rientrare nel tempo del proprio investimento e nel frattempo l’Ente si garantirebbe un’adeguata remuneratività.
Probabilmente, visti i tempi che corrono, quella della concessione potrebbe essere la soluzione migliore per entrambe le parti e forse già da ottobre potrebbe esserci qualche novità in merito. Ma al momento non voglio sbilanciarmi. In tutto ciò vorrei ricordare che il Comune non ha posto alcun veto sulla destinazione d’uso del fabbricato e le proposte giunte nel tempo lo dimostrano. Oltre a coloro che si sono offerti per farne ancora una volta una residenza sanitaria, vi sono stati anche coloro che hanno pensato di convertirla in una struttura ricettiva o comunque legata al turismo.
Dal nostro punto di vista, quindi, qualsiasi imprenditore vorrà dire la sua sarà il benvenuto, naturalmente nel rispetto delle leggi e garantendo alla struttura il giusto decoro e un’adeguata finalità. Nonostante le oggettive difficoltà nel trovare una soluzione in tempi brevi, restiamo ampiamente fiduciosi e faremo di tutto affinchè il recupero dell’ex Onpi possa significare anche nuova linfa occupazionale per il nostro territorio».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 323 | Ottobre 2020)

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