di Monica Prati – In questi mesi la “Chiesa” si è trovata ad affrontare un periodo difficile non potendo compiere la propria opera pastorale a causa dell’emergenza sanitaria nazionale. L’attesa riapertura delle chiese è finalmente avvenuta il 18 maggio quando il Ministero dell’Interno ha emanato un protocollo di sicurezza.
Nel frattempo anche il complesso monastico di Camaldoli, nel comune di Poppi, e la Comunità Francescana de La Verna, nel comune omonimo, hanno vissuto un lungo periodo di chiusura, ma oggi sono pronti a riaprire a credenti e non credenti, mantenendo le iniziative programmate.
Abbiamo chiesto ai rispettivi Direttori della Foresteria, Padre Matteo Ferrari e Padre Guardiano Francesco Brasa come è andata in questi mesi e come si sono organizzati per la riapertura.
«A Camaldoli per le celebrazioni liturgiche abbiamo ripettato il distanziamento e seguiamo tutte le norme previste per le celebrazioni. Da fine maggio sono state riaperte le chiese e anche la Foresteria ha riaperto i battenti, si sono ridotti gli spazi anche nel refettorio che accoglie gli ospiti con le limitazioni dovute al distanziamento. Abbiamo conservato anche i convegni e le iniziative in programma per l’estate, tranne quelle che erano organizzate con soggetti esterni che hanno disdetto vista la situazione, però quelle che abbiamo organizzato noi le abbiamo mantenute, naturalmente rispettando le norme che ci sono in questo momento. A fine giugno si terranno dei convegni per affrontare varie tematiche, tra cui: “Il futuro della Chiesa italiana” e “L’interpretazione del presente ecclesiale nell’epoca del cambiamento”, seguirà una settimana di esercizi spirituali aperta a tutti dal 5 all’11 luglio.
Ad oggi siamo ripartiti, seguendo le precauzioni, non è facilissimo, è complicato; la nostra è una struttura con finalità religiosa però in pratica è una struttura di accoglienza, quindi seguiamo le norme che sono richieste per tutte le strutture di accoglienza. Per quanto riguarda la ristorazione i tavoli sono distanziati in modo da eliminare il possibile contatto con oggetti o persone. Le persone dello stesso nucleo familiare possono stare allo stesso tavolo, per coloro che non lo sono abbiamo tavoli separati. Bisogna avere delle attenzioni che prima non c’erano, ma anche in questo cerchiamo di fare del nostro meglio. Per quanto riguarda gli alloggi i nuclei familiari possono stare nella stessa stanza per tutti gli altri ci sono le camere singole»
I Monaci come hanno affrontato il periodo di emergenza sanitaria?
«La vita del monastero è cambiata poco, la grossa diversità è stato il fatto che non c’erano gli ospiti, che per il Monastero sono importanti. La nostra è una struttura grande e siamo abituati alle celebrazioni liturgiche, ma anche all’ospitalità, quindi questo periodo è stato segnato soprattutto dalla pesante mancanza di questo aspetto. Per il resto la vita della comunità è andata avanti normalmente»
Nella fase 2 la CEI è intervenuta con delle richieste precise al governo, cosa ne pensa?
«In linea generale la chiesa si è adeguata alle norme che il governo ha dato. C’è stato solo un momento di tensione con un comunicato della CEI quando nella fase 2 il governo ha dato indicazioni sullo sblocco e si era visto che si prolungavano delle chiusure senza dare indicazioni particolari e in un momento dove, forse, si poteva dare qualche informazione in più su una eventuale riapertura futura. Però di per sé la chiesa si è sempre adeguata alle linee direttive del governo per garantire la sicurezza di tutti»
Al Santuario de La Verna, invece, come vi siete organizzati?
«Le attività liturgiche sono riprese il 18 maggio. Abbiamo risistemato la Basilica seguendo le norme dei protocolli con la segnaletica che indica il comportamento, diradando i posti che sono 84, mettendo i dispenser all’entrata, indicando la direzione di uscita. Attualmente tutte le liturgie vengono celebrate in Basilica. Alla “Cappella Delle Stigmate” si può andare solo per la preghiera personale, ma non celebriamo la messa, perché è talmente piccola che non potrebbe contenere tutti. Abbiamo riattivato anche la Foresteria, che attualmente accoglie ospiti sia giornalieri sia per il pernottamento. Siamo ripartiti abbastanza bene, anche in questo caso seguendo i protocolli vari, abbiamo fatto la sanificazione di tutti gli ambienti prima della riapertura e ora che è stato dato il via libera anche alle attività dei convegni ricominciamo dalla prossima settimana con i vari corsi di spiritualità che avevamo programmato. Le uniche limitazioni che ancora abbiamo riguardano il “Dormitorio dei Pellegrini” che accoglie coloro che giungono a piedi al Santuario, è una struttura ostello con stanze e bagno in comune, per il quale ancora non ci siamo attrezzati per la riapertura, anche se giorni fa è uscita una normativa che prevede la riapertura di questo tipo di accoglienza. Comunque, non escludo che nel corso dell’estate si arrivi anche alla riapertura dell’ostello e anche della “Casa Tau”, lo spazio autogestito per i gruppi parrocchiali con quattro camerate e la cucina. Anche questo spazio attualmente non è in funzione, vedremo quando potremo riaprirlo. La novità che c’è stata, è che in ascolto di alcune indicazioni che abbiamo dato, abbiamo creato un servizio di ristorazione da asporto per i pellegrini che giungono, i quali possono o mangiare al ristorante oppure portare via il menù take away in tre versioni: classico, vegetariano, gluten-free. I visitatori, se vogliono, possono anche consumare il pasto all’aperto nei tavoli nel bosco, oppure nel “chiostro di Santa Chiara” che è stato attrezzato con dei tavolini»
Come avete affrontato i mesi di isolamento e come siete stati vicini alla gente?
«Sono stati dei mesi particolari, sicuramente in una dimensione eremitica che abbiamo vissuto e che si è protratta a lungo, anche se d’inverno siamo abituati ad avere meno gente. C’è sempre stato il pensiero, la preoccupazione per quello che stava passando l’intera Nazione. Noi siamo privilegiati, perché siamo stati confinati a casa: un Santuario di un ettaro e mezzo di costruzione con il bosco per le passeggiate, con la possibilità di celebrare insieme la messa, di vivere insieme la celebrazione della Pasqua. Abbiamo pregato inserendo delle preghiere quotidiane per la pandemia, abbiamo fatto tutti i giorni l’adorazione dell’eucarestia chiedendo la liberazione dal virus e poi per tutta una settimana abbiamo portato in pellegrinaggio con la macchina la “Reliquia del Sangue di San Francesco” proprio per chiedere la Benedizione e la Protezione del Santo su tutto il Casentino. È stato un momento spiritualmente molto forte; non potendo accogliere pellegrini abbiamo inventato alcune cose, tranne mandare la messa in streaming, perché c’erano già quella del Papa e del Vescovo, allora abbiamo preferito dedicarci a pubblicare on-line piccoli video di catechesi, dedicati ogni giorno ad un argomento diverso. Ogni video ha raggiunto più di 7.000 visualizzazioni ottenendo dei bei riscontri dalle persone che ci hanno ringraziati calorosamente. È stato anche un modo per seguire i nostri affezionati al Santuario e poi, come frati della Toscana, abbiamo istituito un punto di ascolto telefonico per le persone che si trovavano a vivere il peso della solitudine o anche delle ansie dovute alla quarantena.
Noi frati della Verna, più altri due di Firenze e anche una nostra amica psicologa abbiamo messo a disposizione questo spazio di ascolto e anche questo è stato un altro modo per stare vicino alle persone. In questi mesi la tecnologia è stata utile per mantenere i contatti e favorire l’ascolto di chi aveva bisogno. La Verna è una casa per molte persone, lo vediamo in questo momento di riapertura, tanta gente da subito è venuta. Anche se ancora i numeri non sono quelli di un tempo, vedere la nostra Foresteria che lavora a pieno ritmo è consolante quando nel resto del paese il 70% degli alberghi sono chiusi, è segno di una Grazia Divina. Questa ripartenza ci aiuta a limitare il danno economico che come tutti abbiamo subito e vedremo un po’ come andrà. Certo in questo momento ci troviamo occupati come pastorale a dare una risposta a questo periodo, a riflettere sulla clausura che abbiamo vissuto, momenti anche per la rielaborazione del lutto, penso che segneranno un po’ le nostre proposte pastorali prossime.  La Verna è un luogo che si presta molto alle riletture della vita, la gente vien qui portando sulle spalle una grossa crisi umana, quindi penso che anche coloro che escono da questa crisi hanno bisogno di metabolizzarla e al Santuario possono trovare un luogo di riflessione che ha, anche in sé, un Messaggio da consegnare».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 320 | Luglio 2020)