Dopo l’assemblea, promossa dal CREST e dal Comitato Salute Casentinese, che si è tenuta venerdì 27 maggio a Bibbiena a pochi giorni dalla definitiva chiusura del Punto Nascita dell’ospedale del Casentino, Valerio Bobini ha sintetizzato i principali temi affrontati.

In relazione alla chiusura del Punto Nascita è stata ribadita la grave responsabilità dei sindaci casentinesi nell’accettare e sottoscrivere con la loro firma questa decisione. Il modo con cui è stata gestita tutta  la vicenda nell’ultimo anno da parte dei sindaci lascia sconcerto, delusione e rabbia.

Dopo l’assemblea organizzata dal presidente della Conferenza dei Sindaci Bernardini, il 30 aprile dello scorso anno al Cinema Sole di Bibbiena, dove furono date garanzie, da parte dell’assessore Marroni, dell’ assessore Ceccarelli e del Dott. Enrico Desideri, allora Direttore ASL8; che tutte le Unità Operative ospedaliere sarebbero rimaste, c’ è stato un vuoto pauroso.

Nessuna comunicazione né riunione da parte delle Istituzioni in merito alla probabile chiusura della Maternità.

Dobbiamo per la precisione tuttavia evidenziare che il sindaco Bernardini rilasciò al quotidiano online Arezzo Notizie  le seguenti dichiarazioni: “Sul Punto Nascita non abbasseremo la guardia e non lo baratteremo con altri servizi, faremo le barricate”.

A distanza di quattro mesi, la firma apposta dagli stessi sindaci, compreso Bernardini, per lo smantellamento di quello che è stato per anni  il fiore all’occhiello della ASL 8 e del Casentino, senza ulteriori passaggi istituzionali con la popolazione tenuta all’oscuro di tutto,  crea disamore per la politica  e per le istituzioni, lascia l’amaro in bocca  e tanta rabbia.

Delusi e traditi da chi doveva informare, difendere e fare le barricate per tutelare ciò che era difendibile e che, un decreto del Ministero della Sanità siglato nel novembre 2015, dava la possibilità nelle aree disagiate e Montane di salvaguardare e salvare anche al di sotto dei 500 parti.

Tale decreto che è stato applicato in alcune parti d’Italia con l’intervento e la lotta di sindaci, comitati e popolazione ha permesso di far riaprire alcuni Punti Nascita che erano stati chiusi.

In Casentino questa ipotesi non è stata presa assolutamente in considerazione.

L’ operato silente  a porte chiuse messo in atto per circa un anno con almeno 7-8 riunioni tra la ASL e la Conferenza dei Sindaci senza consultare il personale sanitario, la popolazione ed i comitati ha messo a nudo la poca competenza in materia sanitaria e nella gestione di questa vicenda di tutti i sindaci.

Si è accettato supinamente in modo dilettantistico  senza aver voglia di acquisire competenza e forza per ostacolare questo progetto che porta ad un depotenziamento continuo il nostro ospedale, reparto dopo reparto, con lo stesso sistema operato dalla ASL (facendo mancare presupposti per il suo mantenimento) per il Punto Nascita.

I cittadini, insieme ai rappresentanti dei comitati ed ai consiglieri delle minoranze comunali, di fronte allo smantellamento del Presidio Ospedaliero di Bibbiena, che continuerà nonostante le rassicurazioni, hanno deciso di organizzare delle assemblee in tutto il Casentino, zona per zona, ad iniziare da Pratovecchio Stia.

Il calendario delle assemblee verrà comunicato nei prossimi giorni ed è in preparazione anche una manifestazione da mettere in atto nel più breve tempo possibile.

È emersa da parte di tutti la necessità di una presa di coscienza  da parte della popolazione che ancora ignora e non si rende conto della gravità della situazione.

Come possiamo leggere da quanto affermato nel n. 269 di CASENTINO2000 del mese di aprile da Valtere Giovannini, Direttore Della Programmazione per l’ Area Vasta Sud Est della Toscana, la decisione di chiudere il Punto Nascita era stata presa dalla Regione nel 2010.

Questo dimostra che abbiamo assistito in questi anni, nonostante tutte le rassicurazioni date,  ad una  messa in scena e ad una farsa pazzesca operata a danno di tutti i cittadini casentinesi da parte di tutti gli attori in campo.

Il nostro presidio faceva parte di un elenco di 115 ospedali a rischio chiusura divulgato  dal Ministero della sanità nel 2010.

Attualmente rimangono meno di 100 ospedali di quell’elenco, i restanti sono stati chiusi ed il progetto di chiudere gli altri non è mai stato abbandonato, basta solo vedere quello che sta succedendo in tutta Italia dove i movimenti e le manifestazioni contro le chiusure si moltiplicano giorno dopo giorno.

In Toscana abbiamo esempi eclatanti come la Chiusura dell’ospedale Pacini della Montagna Pistoiese che non ha più nemmeno il Pronto Soccorso e dove la vita delle persone in Emergenza Urgenza, per i lunghi tempi di arrivo all’Ospedale Maggiore, è affidata all’arrivo dell’Elisoccorso, sperando che non sia impegnato in altro volo e che possa volare.

Ci sono altri quesiti che andranno sciolti: i Distretti Sanitari. Potremo mantenere il nostro Distretto Sanitario o verremo accorpati coercitivamente stretti dalla morsa decisionista di Regione Toscana, Anci, Federfarma, Area Vasta sud Est? 

Questo e tanto altro ci angustia.

La nostra preoccupazione maggiore è che si possa rimanere fra qualche anno senza più un vero ospedale e servizi rispondenti alle necessità dei casentinesi, messi all’angolo da  una deriva antidemocratica  perpetrata dalla Regione  e da sindaci e Istituzioni, che abbiamo votato ma che non vogliono e non sono in grado  di difenderci e lottare per noi“.