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lunedì, 28 Novembre 2022

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Quando il sogno diventa realtà

di Francesca Maggini – Anche nella pallavolo dove il gruppo, la squadra sono il valore assoluto, ogni giocatore può contribuire in maniera determinante al punto della vittoria. Elena Pietrini, origini Casentinesi, ci racconta il suo oro mondiale.

Raccontaci qualcosa di te. «Sono una ragazza di 17 anni solare e sempre sorridente; molto timida soprattutto con le persone che conosco poco e tanto attaccata alla mia famiglia».

Com’è nata la tua passione e la tua carriera sportiva? «La mia carriera nel mondo della pallavolo è iniziata circa 4 anni fa grazie a mia mamma, che ha praticato questo sport da giovane ma soprattutto grazie a mia sorella maggiore che pratica tutt’ora questo sport. Sono stata spesso in palestra con lei, inizialmente mi sono solo avvicinata a questo mondo, poi inserita completamente mi sono appassionata molto a questo sport».

I tuoi genitori da sempre impegnati nel mondo dello sport sono stati un importante esempio… «I miei genitori sono per me un esempio fondamentale. Mi hanno insegnato i principi basilari per affrontare le piccole grandi difficoltà della vita e gli ostacoli in campo. Se oggi sono quella che sono lo devo soprattutto ai loro insegnamenti. Sono i miei pilastri portanti senza loro non sarei nessuno».

Parlaci dei grandi successi di questo anno: «Quest’estate è stata davvero ricca di emozioni. Con la Nazionale è iniziato tutto lo scorso aprile quando abbiamo partecipato all’europeo e siamo arrivate seconde. Da lì abbiamo continuato verso il mondiale under 20 in Messico, per finire, poi, con il mondiale under 18 in Argentina. L’esperienza si è conclusa nel migliore dei modi ovvero con la vittoria del mondiale in Argentina dove ho ottenuto anche il premio come miglior giocatrice (MVP) della manifestazione. Parlare di emozioni non è facile perché sono sensazioni uniche e difficili da descrivere … gioia, stupore e incredulità penso siano le principali e poi c’è anche tanto appagamento e grande soddisfazione perché alla fine significa che gli sforzi e i tanti sacrifici fatti, vengono ripagati».

Parlando della tua esperienza, che cosa hai dovuto sacrificare per far parte di questo mondo? «Per entrare a far parte di questo mondo di sacrifici ne ho fatti davvero tanti a partire dal dover lasciare la mia casa e la mia famiglia molto giovane. Mi sono trasferita a Roma quando avevo solo 15 anni, scegliendo in qualche modo di sacrificare la mia vita sociale. I miei amici il sabato sera escono, vanno a ballare, mentre io il più delle volte scendo in campo per giocare, così come durante la settimana, avendo gli allenamenti, non posso seguirli. Sono sempre una ragazza di 17 anni e non ti nego che poter uscire mi farebbe piacere, però, in cuor mio, so che i tanti sacrifici fatti fin’ora e tutti quelli che ancora dovrò fare, un domani saranno sicuramente ripagati».

Obiettivi per la stagione in corso: «Quest’anno gioco al club Italia a Milano in A2 e spero che questa stagione mi aiuti a superare le mie carenze in ricezione e migliorarmi in attacco, già mio punto di forza»

Che cosa rappresenta per te il Casentino? «Il Casentino per me rappresenta la “terra” in cui è nato mio babbo e dove vivono alcuni dei miei parenti ma purtroppo per impegni sportivi non posso venirci molto spesso».

Ancora una volta lo sport quello sano, fatto con il cuore, può divenire una metafora dell’esistenza, dimostrazione di come impegno, lealtà e rispetto possano aiutare a raggiungere obiettivi importanti e grandi soddisfazioni.

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