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mercoledì, 17 Luglio 2024

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Quando l’affare… diventa un incubo…

di Francesco Meola – Oggi vogliamo parlarvi di un episodio di cronaca che ha visto coinvolta una persona della nostra vallata affinché, chiunque possa trovarsi in una situazione del genere, riesca a porre la dovuta attenzione prima di sottoscrivere una proposta finanziaria.

Era il 2019 quando Marco (nome di fantasia, n.d.r.), viene convinto da un promotore di un noto istituto di credito del territorio ad aprire un conto corrente a condizioni estremamente vantaggiose. All’atto della firma, l’uomo viene persuaso dal consulente a sottoscrivere anche un prodotto finanziario che possa garantirgli nel tempo qualche piccola cedola senza intaccare il capitale. Un’offerta apparentemente conveniente, considerato che Marco ha la possibilità di investire un capitale di 50.000 euro che gli garantirebbe, in un orizzonte temporale non troppo lungo, di mettere da parte una cifra maggiore di quella che era nelle sue intenzioni accantonare. Sottoscritta la relativa proposta con scadenza 2024, quindi, il cliente torna a casa certo di aver fatto la scelta giusta, anche in considerazione del fatto che colui che gliel’ha proposta è persona da lui conosciuta. «È un prodotto sicuro, – gli viene detto: – male che vada, tornerai in possesso di quanto investito senza guadagnarci granché».

Un discorso semplice e convincente, insomma, soprattutto per chi come lui non ha una grande conoscenza degli strumenti finanziari in commercio. Tutto sembra dunque filare liscio, almeno per i primi tempi. A distanza di un paio di anni nei quali il prodotto aveva staccato regolarmente cedola, però, Marco inizia a notare non soltanto la mancata emissione della stessa ma assiste addirittura a un assottigliamento del capitale versato. Una diminuzione progressiva che ovviamente lo allarma e pertanto decide di recarsi presso l’istituto di credito in questione per chiedere chiarimenti.

Presa visione della documentazione in possesso, il dipendente della banca gli fa notare che la polizza sottoscritta è di quelle che nel tempo possono anche comportare delle grosse oscillazioni e dunque, complici il Covid e la guerra in Ucraina, il suo capitale si era eroso a causa della congiuntura economica negativa.

Marco però non ci sta e mostra al consulente un foglio scritto dal dipendente dell’epoca, ma sul quale non compare alcuna firma. Un pezzo di carta qualunque, insomma, anche se con intestazione dell’istituto bancario, ma pure questa mossa non sortisce alcun risultato. Preso dallo sconforto, nei mesi seguenti, il cliente cerca di capire come fare per recuperare i suoi soldi, ma l’unica alternativa che gli viene proposta dalla banca è quella di sottoscrivere altri prodotti finanziari con quanto ancora a sua disposizione, arrivando al punto di sconsigliargli di rivolgersi a un avvocato per non sostenere inutilmente altre spese.

A questo punto l’uomo decide di mettersi in contatto con la sede centrale dell’istituto di credito, che però non intende assumersi alcuna responsabilità, dal momento che Marco avrebbe sottoscritto di sua spontanea volontà un prodotto a rischio.

Il cliente però promette battaglia: «Non posso credere che quel foglio sul quale il dipendente dell’epoca mi scrisse quelle informazioni non abbia alcun valore, – ci dice. – Mi sento truffato e l’ho fatto presente anche alla sede centrale. Se non sono ancora ricorso ad un legale è soltanto perché non so a quante spese andrei incontro e dal momento che ho perso già tanti soldi, non vorrei doverne spendere ancora chissà quanti. Una cosa è certa: non accetto che un dipendente possa mettere nero su bianco certe condizioni e la banca mi dica che non possa fare nulla. Probabilmente sarò stato ingenuo ma sono stato comunque raggirato e trovo assurdo che l’istituto di credito non sia disponibile ad aiutarmi in alcun modo. In questi ultimi anni, l’unica cosa che hanno saputo fare, è stata farmi interfacciare con più di un consulente senza però arrivare ad alcuna conclusione.

Avrei voluto interrompere questa operazione già da tempo ma all’epoca mi fu anche detto che, se avessi voluto rinunciare anticipatamente all’investimento, avrei dovuto farmi carico di penali piuttosto consistenti. Ora fortunatamente il prodotto è scaduto e quanto meno non devo preoccuparmi di perdere altri soldi. Ma chi mi restituirà quanto svanito (ben 10.000 euro, n.d.r.)? È mai possibile che la banca non ne debba rispondere in alcun modo? Tra l’altro mi sono confrontato anche con altre persone e sono venuto a sapere di non essere stato l’unico a incappare in una situazione simile.

Valuterò se rivolgermi a un avvocato che possa aiutarmi senza dovermi sottoporre al pagamento di parcelle troppo elevate e sempre che vi siano le condizioni per recuperare almeno in parte quanto perso. Non so come finirà questa storia, ma ho deciso di raccontarvela perché possa aiutare altre persone a non cadere nella stessa trappola.

Colgo inoltre l’occasione per ringraziare lei e la redazione di CASENTINO2000 per avermi dato la possibilità di denunciare quanto accaduto mantenendo il dovuto riserbo. Avete dimostrato una grande umanità».

E per quanto possibile, nel ringraziare anche noi per averci scelto come giornale di fiducia al quale raccontare questa triste storia, siamo disponibili a dare voce anche ad altre persone del territorio che si fossero trovate nella stessa situazione.

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