I quattro giorni di nonviolenza, di sciopero della fame e di silenzio sono iniziati ieri, 18 luglio, e proseguiranno fino al 22 luglio.

È una nuova tappa della lunga battaglia che il movimento radicale sta portando avanti per chiedere l’amnistia, considerata un atto fondamentale che possa portare ad una vera riforma della giustizia.

Lo scorso anno proprio in questi giorni il Presidente Napolitano affermò che il problema delle carceri era una: «prepotente urgenza».

In un anno niente è però cambiato: le carceri ospitano circa 65.000 persone rispetto ad una capienza di 40.000 circa, gran parte dei detenuti è in attesa di giudizio, inoltre molti di loro sono in carcere a causa di leggi, come quelle sulla droga o l’immigrazione, che hanno introdotto reati assurdi e più volte ritenuti illegali, anche dalla Corte Costituzionale.

A questo si aggiunge il fatto che la giustizia civile e penale nel nostro Paese non garantisce assolutamente una reale uguaglianza tra i cittadini e spesso si ha già oggi una amnistia di fatto in quanto, chi può permettersi buoni avvocati, riesce a far arrivare a prescrizione i processi che lo vedono coinvolto (Berlusconi insegna…).

In una lettera aperta al Capo dello Stato, sostenuta da oltre 100 docenti universitari, fra costituzionalisti e penalisti; il prof. Andrea Pugiotto ha oggi di nuovo voluto affrontare queste tematiche.

Si può essere più o meno d’accordo con quanto proposto dai radicali, ma certo questa è una vera urgenza per questo Paese, soprattutto per la necessità di restituire dignità alle condizioni di vita di chi è in carcere.

Non è facile trovare informazioni su questa iniziativa, non è evidentemente gradita dalle caste, per saperne di più www.radicali.it