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martedì, 22 Giugno 2021

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Riordino province, il presidente della Regione Rossi “contro” Arezzo

«Ormai è chiaro che il presidente Rossi ed il Pd regionale hanno deciso di “tagliare le gambe” al nostro territorio e la lista delle prove è lunghissima. In principio fu il Valdarno, trattato e considerato come una succursale fiorentina per lo smaltimento dei rifiuti; poi arrivò lo schiaffo per la Valtiberina che ha misurato sulla propria pelle la beffa e l’inganno nella gestione della questione Montedoglio che si consuma proprio in queste ore dove è chiaro che la nomina a tempo di Boretti era una bufala politica. Potremmo proseguire con il Casentino e la Valdichiana, le vallate che per il Pd regionale non ci sono. La città di Arezzo poi è considerata meno che la periferia di Firenze. Ieri però si è toccato il fondo e così, tramite facebook, ormai organo ufficiale delle esternazioni presidenziali, arriva la pietra tombale su tutta la Provincia: Arezzo sia accorpata a Siena e Grosseto. Una “dichiarazione di guerra” fatta con strumenti da bar telematico. Non ci stiamo e nessuno dovrebbe starci».

Così Felice Maurizio D’Ettore, coordinatore provinciale del PdL di Arezzo; Paolo Enrico Ammirati, vicepresidente vicario del Gruppo PdL in Regione; Stefano Mugnai, consigliere regionale PdL, e Lucia Tanti, capogruppo PdL alla Provincia di Arezzo commentano la presa di posizione del presidente della Giunta regionale Enrico Rossi in merito al riordino delle province e alla preferenza per la provincia unica Arezzo-Siena-Grosseto.

«Noi non eravamo contrari all’idea della Toscana del Sud e non lo siamo, ma troviamo politicamente sfottente e strafottente che Arezzo abbia i numeri per rimanere Provincia e questi vengano ignorati per considerare dati vecchi di dieci anni. Ci sembra – proseguono gli esponenti del PDL – che sulla Provincia di Arezzo ci sia un accanimento davvero incredibile che noi non siamo disposti a tollerare. Pensiamo che il Pd provinciale debba dire con chiarezza se sta con Rossi o se sta con Vasai e crediamo che i consiglieri regionali del Pd debbano prendere le distanze o dall’uno e dall’altro. Speriamo anche che il Pd aretino non decida di svendere Arezzo per compiacere ancora ai desiderata fiorentini. Noi saremo a fianco di tutti coloro che, nessuno escluso, faranno prevalere gli interessi e la dignità del territorio perché una cosa è certa: se Arezzo oggi supera i 350mila abitanti e Rossi non ne tiene conto allora vuol dire che l’unica cosa che gli interessa è indebolirci ed umiliarci. Questo, politicamente parlando, per noi è una provocazione che sa di dichiarazione di guerra. Resta il fatto – concludono D’Ettore, Ammirati, Mugnai e Tanti – che la Toscana è davvero matrigna con Arezzo, ed ormai questo è certo. Si attende un segnale dagli aretini Pd che siedono in consiglio regionale e dal Pd Provinciale».

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