di Marco Roselli – Il bosso è una pianta sempreverde a portamento arbustivo che si è originata da un areale molto vasto che va dal continente europeo al nord Africa.
Esistono diverse varietà di bosso: alcune possono raggiungere addirittura i 2-4 metri mentre altri sono nani, adatti a creare quelle bordure alte pochi centimetri che delimitano spesso le aiuole nei vecchi giardini.
Il bosso è la pianta simbolo dei giardini all’italiana infatti è l’arbusto più indicato per realizzare forme artistiche con la potatura (la cosiddetta arte topiaria*) perché il cespuglio mantiene la forma compatta che gli viene conferita grazie alle ridotte dimensioni delle foglie.
Il giardino italiano Il giardino all’italiana, conosciuto anche come giardino formale, nacque in Italia nel periodo tardo – rinascimentale, nei castelli e nelle ville della nobiltà e dell’alta borghesia. Rappresenta un’evoluzione dell’hortus conclusus, ovvero il tipico giardino medievale, legato principalmente a monasteri e conventi. Quest’ultimo era utilizzato unicamente per la coltivazione di frutta e verdura o piante medicinali, ma vi trovarono rifugio anche la vite e l’olivo (alla fine dell’Impero Romano un intenso raffreddamento del clima provocò un diffuso abbandono di queste colture), venendo così considerato solamente nella sua dimensione funzionale.
Nel Rinascimento tale concezione si modificò, lasciando spazio a quella del giardino visto come luogo di piacere e svago, di bellezza e armonia, riprendendo ciò che già esisteva in epoca romana (Plinio il giovane, descrivendo la sua villa in Toscana, menziona la presenza di un ippodromo circondato da platani e bosso potato ad arte).
Il giardino all’italiana, attraverso i suoi elementi caratteristici, ha condizionato la storia dell’architettura del paesaggio, rappresentando una fonte inesauribile di ispirazione in tutto il mondo.
*Topiarius, per gli antichi Romani, era il decoratore di giardini che realizzava paesaggi ornamentali potando, secondo schemi geometrici o in forma di animali, le piante che si prestavano a questo uso.
Il giardino all’italiana, anche nelle sue declinazioni più semplici, lo troviamo in diversi paesi della provincia di Arezzo e le siepi di bosso sono sempre un elemento caratterizzante. Semplice, adatto alla funzione, bello e soprattutto duraturo. Nel corso del tempo sono comparse nuove essenze ma non tutte ugualmente funzionali. La Photinia x fraseri “Red Robin”, ad esempio, con le sue foglie rosse, è molto appariscente ma dovrebbe essere potata a forbice e non con il tosa siepi, altrimenti le foglie appaiono mozzate, offrendo così una estetica non adeguata. Lo stesso discorso si potrebbe fare per il Pittosporo, per l’Evonimo e per il Lauroceraso, tre essenze molto impiegate, come ornamento le prime due e prevalentemente come elemento di separazione del giardino quest’ultima.
Piralide del bosso Cydalima (Diaphania o Glyphodes) perspectalis (Walker, 1859) Negli ultimi anni il bosso si è trovato a dover combattere molte avversità. Inizialmente abbiamo avuto la cecidomia (Monarthropalpus buxi) e la psilla del bosso (Psilla buxi), due insetti con i quali vivaisti e giardinieri hanno imparato a convivere, riducendone la presenza con opportune strategie di lotta. Purtroppo però, da qualche anno, ha fatto la sua comparsa devastante la Piralide, un organismo dell’ordine dei lepidotteri, le cui larve sono estremamente voraci.
L’insetto può svilupparsi, oltre che nel bosso, anche a spese di un altro ospite, la Pachysandra (Pachysandra terminalis), una pianta erbacea sempreverde, anch’essa appartenente alla famiglia delle Buxaceae, impiegata per il suo fogliame verde scuro che la rende una pianta tappezzante molto adatta agli spazi ombrosi.
La piralide è un insetto originario dell’Asia ed è giunto per la prima volta in Europa accidentalmente, con piante di Bosso infette, dapprima in Germania (2007) e successivamente nel resto d’Europa; il suo primo rinvenimento in Italia, in Lombardia, risale al luglio 2011. Attualmente l’areale di diffusione del parassita è ancora in espansione ma nonostante le sue capacità di colonizzare nuovi areali attraverso dispersione naturale, questo insetto è considerato un “autostoppista“.
Ciò significa che nuove zone distanti da quelli d’origine, vengono raggiunte da uova, larve e pupe presenti su piante di bosso coltivate in luoghi diversi, anche molto lontani da quelli in cui l’avversità si manifesta.
Morfologia e ciclo biologico Gli adulti sono farfalle di medie dimensioni, con apertura alare di circa 4 cm. Le loro ali hanno lo sfondo bianco, quasi trasparente, con un’ampia fascia marrone decorrente lungo i bordi che
risultano debolmente iridescenti (Fig.1). A livello delle ali anteriori, nella fascia scura risalta una caratteristica macchia bianca; una seconda macchia bianca mediamente più piccola può essere talvolta presente. Sono stati osservati anche adulti melanici, con le ali quasi completamente marroni. L’addome dell’adulto è bianco, con l’estremità marrone.
Le larve (lunghe circa 4 cm a completo sviluppo) sono di colore verde con capo nero,caratterizzate da striature nere e bianche disposte lungo tutto il corpo.
Le uova inizialmente si presentano di colore giallo pallido poi, con l’avanzare della maturazione, evidenziano per trasparenza una piccola macchia scura corrispondente al colore del capo della larva ormai formata. Esse vengono deposte dalle femmine in gruppi di 10-20, parzialmente sovrapposte l’una all’altra, sulla pagina inferiore delle foglie (Fig.2).
Le crisalidi misurano circa 2 cm e sono inizialmente di colore verde con strisce nere lungo la parte dorsale per divenire, con la maturazione, di un colore marrone scuro. Si trovano ben nascoste all’interno della vegetazione, avvolte da un bozzolo sericeo biancastro (Fig.3).
In Italia l’insetto compie 2/3 generazioni all’anno e sverna come larva in un bozzolo tessuto in autunno tra le foglie. L’anno successivo, con l’arrivo delle miti temperature primaverili, la larva completa il suo sviluppo e dopo circa 4 settimane di alimentazione, si impupa nascosta nella vegetazione. A maturità sfarfallano gli adulti i quali, dopo l’accoppiamento, danno inizio alla prima generazione larvale. Questa si accresce a spese del bosso per una ventina di giorni a seconda delle disponibilità alimentari e delle temperature, quindi si impupa e alla fine della metamorfosi, dà luogo alla seconda generazione di adulti i quali, possono far ricominciare il ciclo: uovo – larva – adulto, oppure fermarsi per svernare come larva matura.
Danni Il danno è causato dalle larve del lepidottero che, essendo molto voraci, possono defogliare completamente le piante di Bosso in poco tempo. Questo è particolarmente evidente sulle parti che vengono regolarmente potate (ad esempio, nelle siepi), sui lati e sui rami più bassi della chioma. Le larve non si nutrono solamente delle foglie e dei germogli, ma anche della corteccia ancora verde dei nuovi rami.
Le piante di bosso attaccate risultano quindi fortemente defogliate ed evidenziano un caratteristico intreccio di fili sericei tra foglie e rametti. Le siepi colpite manifestano macchie di deperimento, con diffusi ingiallimenti su tutta o parte della vegetazione. Tali sintomi possono essere scambiati per attacchi di agenti fungini ma, a un più attento esame, la diagnosi risulta più facile per la presenza delle tracce dell’attività larvale su tutta la pianta.
Spesso l’attacco della piralide si accompagna ad una malattia fungina causata dal fungo Cylindrocladium buxicola, che contribuisce a incrementare il processo di disseccamento dell’apparato fogliare.

Difesa Nota bene. Di seguito vengono riportati i principi attivi di prodotti ammessi in agricoltura biologica o comunque a basso impatto; non vengono citati formulati commerciali. Si tenga presente, infatti, che un prodotto ammesso in agricoltura biologica è reperibile sia in formulati per uso professionale (da patentino), che per uso non professionale (in vendita senza necessità di patentino); ciò dipende dalla % di principio attivo e dai co formulanti. Per questo motivo, per conoscere il formulato commerciale più adatto e consentito, è necessario rivolgersi a rivenditori autorizzati.
Bacillus thuringiensis Bacillus thuringiensis è un batterio entomopatogeno che la cui formulazione è completamente innocua per l’uomo. Può essere efficacemente usato per contenere la popolazione della piralide ed è efficace se ingerito dalle larve giovani, alle quali provoca la morte per setticemia e paralisi in breve tempo. Bacillus thuringiensis non è fitotossico e non pregiudica la vita dei predatori e dei parassiti naturali degli insetti dannosi. I trattamenti vanno eseguiti circa 2 o 3 volte l’anno, in corrispondenza della schiusura delle uova, per questo motivo è bene effettuare un attento controllo della vegetazione anche installando trappole di monitoraggio in grado di segnalare tempestivamente la presenza degli adulti (almeno nei giardini con importanti piantumazioni di bosso).
Azadiractina A Principio attivo che viene estratto dai semi di Neem (Azadiractina indica), specie arborea originaria dell’India. Il prodotto agisce principalmente per ingestione (ma anche per contatto). Manifesta la sua attività anche alterando lo sviluppo degli insetti negli stadi che precedono la forma adulta (inibisce la formazione dell’ormone coinvolto nel controllo della muta).
Spinosad E’ un agente di contenimento degli insetti dannosi di derivazione naturale. Appartiene alla famiglia degli spinosoidi, sostanze derivate da tossine prodotte da batterio Saccharopolispora spinosa. Agisce sul sistema nervoso degli insetti (lepidotteri, coleotteri, ditteri, imenotteri, isotteri, sifonatteri e tisanotteri) in maniera diversa da altri insetticidi, senza presentare resistenza crociata con altre modalità d’azione.
Trappole a feromoni Sono trappole innescate con feromoni sessuali dell’insetto con lo scopo di monitorarne la presenza degli adulti dell’insetto che si vuole controllare. L’intervento consiste nel collocare le trappole ad inizio stagione; alla comparsa degli adulti i maschi vengono attratti pensando ad un possibile accoppiamento, ma una volta entrati nel dispositivo non possono più uscire.
Questo strumento è molto importante perché ci consente di intervenire tempestivamente, in quanto, per mezzo delle trappole possiamo stimare quando avverrà la deposizione delle uova e di conseguenza la nascita delle larve. Ricordo che tutti i prodotti, soprattutto quelli biologici agiscono meglio su larve giovani (quando vediamo il danno spesso i giochi sono fatti!).
Tutti i prodotti biologici di origine naturale sono fotolabili e termolabili pertanto si consiglia di effettuare i trattamenti nel tardo pomeriggio. E’ anche importante non usare acque troppo fredde in quanto ciò provoca una minore solubilizzazione del principio attivo.
Un aiuto con la concimazione Vista la lentezza di crescita del Bosso, può essere utile integrare la difesa fitosanitaria con opportune concimazioni al terreno per favorire la nuova emissione di foglie e sostenere la ripresa della pianta. Si consiglia, pertanto di effettuare concimazioni con prodotti organici quali compost, stallatico pellettato, pollina essiccata ed altri.
Bibliografia “La piralide del bosso” (opuscolo Regione Toscana – Servizio Fitosanitario), Risorse internet , Fitogest – banca dati dei fitofarmaci


