da Associazione il Podestà per l’arte e la cultura – “Non si tratta solo di opere murarie.” Ci sono luoghi definiti “della memoria” e sicuramente il complesso architettonico di San Lorenzo è uno di questi, perché molte vicende umane sono a esso riferibili. Parliamo di persone del capoluogo casentinese ma non solo, giacché in quelle stanze si è lavorato, studiato, parlato, costruito, pianto, riso. San Lorenzo è stato luogo d’incontro, condivisione, dialogo, socializzazione, crescita, e rappresenta molto più di quanto non si possa circoscrivere nelle scarne parole di una breve trattazione. Non basta che i muri stiano in piedi; il cemento non è sufficiente. Luoghi come San Lorenzo DEVONO ESSERE adibiti a centri di “costruzione della memoria”, appunto. E in questo senso non ci si riferisce solo al passato, ma a quella memoria che serve a formare le generazioni che verranno. Chi verrà dopo di noi dovrà poter dire: ‘io ci ho studiato’; ‘io ho imparato un mestiere’; ‘ho ascoltato musica meravigliosa’; ‘sono diventato un’artista’; ‘sono diventato una persona migliore grazie a quel meraviglioso laboratorio di umanità che è San Lorenzo!’.

Storia Il convento di San Lorenzo, con l’annessa chiesa, è un vasto complesso sacro che si trova in via Dovizi, nel centro storico di Bibbiena, occupando gran parte dell’area urbana del capoluogo della valle del Casentino. Il complesso consiste nella chiesa, edificata in forme rinascimentali nel 1474, con adiacente un elegante chiostro seicentesco, ampiamente restaurato dopo il terremoto del 1919 e presenta un impianto a tre navate, spartite da arcate a tutto sesto, con altari laterali d’impronta manierista e un bel soffitto a capriate lignee. La chiesa conserva due pale d’altare gemelle in terracotta invetriata, raffiguranti la Nascita del Salvatore e la Deposizione di Cristo, riferite a Luca della Robbia il giovane. Le scene principali sono racchiuse da splendide cornici, centinate e policrome, a ghirlanda di frutti. Entrambe portano, all’estremità delle due predelle, l’arme di papa Leone X e quella del cardinale Bernardo Dovizi e per questo risultano databili tra il 1513 e il 1520. La parte monastica del complesso, iniziata con una donazione di un bibbienese nel 1410, è vasta e consiste di celle individuali per i frati, ampie sale adatte a divenire aule didattiche, uno splendido refettorio, numerosi vani di comodo e un giardino rivolto a sud, adatto come area di ricreazione.

SAN LORENZO

Le persone Già nel 1867 il complesso fu oggetto di numerose riunioni del consiglio comunale. L’assemblea sentiva l’esigenza che l’immobile restasse a disposizione della popolazione ma, senza andare troppo indietro nel tempo, possiamo ricordare che questo luogo ha ospitato gli uffici del Comune e della Pretura, nonché innumerevoli attività che vi si sono svolte durante tutto il secolo scorso. C’è stata la scuola e la mensa nel dopo guerra. Ci sono state le prove della corale, della filarmonica, della Mea, le scuole di danza. San Lorenzo ha ospitato gli uffici della Coltivatori Diretti, la sede della Bibbienese, quella degli Scout, l’oratorio per i ragazzi, la scuderia automobilistica. C’è stato il cinema, la sede della DC, la biglietteria della Sita. Sono state fatte visite mediche delle Casse Mutue e tombolate sotto Natale e chissà quante altre vicende che molti bibbienesi ancora ricordano.

SAN LORENZO

Cosa merita la memoria La speranza è che San Lorenzo possa essere anche per le generazioni future “il luogo della memoria” al fine di ricordare i nostri padri, i nostri nonni, le vita sociale, quelle relazioni che, insomma, fanno diventare un semplice individuo un cittadino. Si tratta di restituire a un tessuto sociale il vero senso di appartenenza ad una comunità, quella comunità che oggi andiamo a cercare nei social network e che, invece, possiamo avere a portata di mano, uscendo semplicemente di casa.

Perché non si possono fare case popolari a San Lorenzo L’idea di trasformare il complesso di San Lorenzo in appartamenti popolari deriva da una miope visione utilitaristica, speculativa, offensiva della sensibilità della popolazione di Bibbiena, che intenderebbe il proprio patrimonio artistico come veicolo per lo sviluppo economico e sociale della vallata, a beneficio dei suoi giovani, troppo spesso costretti ad andare altrove per costruirsi un futuro. Per arginare il dissanguamento di queste valli e l’abbandono da parte dei giovani della loro terra di origine, occorre trasformare il patrimonio in motore di sviluppo delle comunità, dotandolo di progetti di ampio respiro e dei necessari mezzi di comunicazione. Solo a titolo di esempio, poter coniugare il complesso di San Lorenzo, dovutamente restaurato, all’adiacente Istituto Comprensivo Enrico Fermi, facendone un ampliamento didattico e convitto per studenti esteri e nazionali, risponderebbe alle esigenze di personale qualificato per le imprese del Casentino e contribuirebbe in modo sostanziale a mantenere popolate le zone marginali del nostro Paese, sfruttando i patrimoni storici di notevole rilievo. Coinvolgere le università; realizzare aule studio attrezzate per i giovani; creare un centro polifunzionale delle arti e dei mestieri; realizzare un grande auditorium per la musica; adibire spazi alla convegnistica e molto altro ancora. Sono progetti ambiziosi, ne siamo consapevoli, ma Bibbiena li merita. Per la memoria che l’ha determinata, per quella di domani.

Bibbiena alzati! Coloro che si riconoscono in San Lorenzo possono partecipare ad un progetto condiviso. Chi ha idee le esponga. Chi ha progetti li esibisca. A giorni ci sarà un luogo, fisico e/o virtuale, dove far confluire una grande sottoscrizione concettuale che guardi al futuro. Questo è il momento storico per farlo. Sia Bibbiena in quanto collettività a decidere la propria memoria. Bibbiena, alzati!

(CASENTINO2000 sottoscrive questa testimonianza e si mette a disposizione per portare avanti questa iniziativa di memoria, civiltà e cultura. No alle case popolari in San Lorenzo.)